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mercoledì 19 luglio 2017

UNITI PER L’ ALTERNATIVA SICILIANA A SINISTRA!




Chiaccherata con Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista

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Quella che viviamo a sinistra in Sicilia è una fase delicata quanto stimolante.
La sinistra, forse per la prima volta, prova a muovere dalla realtà territoriale, senza il prevalere di ragionamenti rapportabili a equilibri lontani.
La sinistra isolana, o meglio buona parte di essa, è impegnata realmente a tentare di fare sintesi.
L’occasione concreta è offerta dal prossimo rinnovo del Parlamento Siciliano e dalla contestuale elezione del Presidente della Regione.
Il processo d’avvicinamento che vede insieme movimenti, il partito della Rifondazione comunista, il Partito Comunista Italiano, Risorgimento Socialista ,l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana, settori della sinistra sindacale è una esperienza di rinnovamento nell’azione che potrebbe avviare davvero una nuova stagione a sinistra invertendo un trend logoro muovendo stavolta dai Territori siciliani e non da esigenze irradiate da un centro elaborativo e/o geografico.
La proposta che essi stessi sin qui hanno sintetizzato definendola Alternativa Siciliana di Sinistra dispiace, però,  a molti, a partire dal Pd, per poi arrivare a quelle realtà che hanno rifiutato l’unità a sinistra sino a certo mondo neo-sovranista e al sicilianismo classico.
Sull’argomento abbiamo voluto sentire il nostro caro compagno Fabio Cannizzaro,49 anni, docente di Lettere, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista ed espressione coerente della tradizione socialista federalista siciliana.

D - Fabio, quella che sostenete sembra un’alleanza abbastanza irrituale per voi socialisti?

R – Solo apparentemente. Del resto avrebbe ben poco senso guardare alla realtà siciliana d’oggi con le categorie politiche del passato. Oggi che in Sicilia cresce la povertà mista alla sfiducia nella politica, verso certa “politica politicata” è chiaro per noi socialisti di sinistra siciliani collaborare a definire le condizioni possibili di un’Alternativa all’esistente che venga sviluppata da sinistra. Ecco il perché del nostro posizionamento.

D - Taluni sostengono che non raggiungerete il quorum che la vostra sarebbe una mera battaglia di testimonianza, cosa rispondi a costoro?

R – E’ un vecchio leit motiv, quello ovvero di “etichettare” forze d’alternativa come la nostra come testimoniali, residuali e/o radicali. Sin dall’inizio ci attendevamo “analisi” di questo tipo, ciò che semmai mi fa riflettere che alcune di queste “critiche” vengono da settori della stessa sinistra. Imputo ciò ad una logica di competitività che costoro avrebbero dovuto e potuto superare. Prendo atto che così non è stato.  
Ciò significa, in concreto, che oggi, in Sicilia, esistono due idee, due prospettive che si richiamano alla sinistra. Una la nostra  d’Alternativa e un’altra più presa dal gioco degli equilibri, dei tatticismi siciliani e no. Tocca alle donne, agli uomini di sinistra di Sicilia decidere quale progetto di sinistra vogliono sostenere e vedere rappresentato al Parlamento siciliano dal 6 novembre prossimo.

D – E’ notorio il tuo impegno federalista come lo coniughi con quello dell’Alternativa Siciliana di Sinistra?

Niente di più facile e naturale, anzitutto il programma sociale ed elettorale della Alternativa Siciliana di Sinistra è un programma che stiamo elaborando in modo realmente aperto e plurale e dentro questa “cornice” ha trovato, da subito,  attenzione e rispetto l’idea di una Alternativa che partisse dai Territori, dalla realtà siciliana, ciò ha permesso, in assoluta discontinuità , che la sinistra tornasse a parlare della centralità dell’Autonomia siciliana in chiave di strumento per l’emancipazione di tutti i siciliani e non solo di ristrette èlite politico-burocratiche. In tale chiave fondamentale è la nostra proposta di portare a soluzione la Questione Siciliana, che sai è sempre stato il cavallo di battaglia della lotta di noi socialisti federalisti.



D – Ponete quindi un rapporto diretto tra Autonomia e Questione Siciliana?

R- E’ ovvio che sia così e lo facciamo da sinistra. Noi riteniamo l’Autonomia, e in particolare quella economico-finanziaria, lo strumento cardine per un cambiamento popolare in Sicilia, per la Sicilia, tuttavia l’autonomismo in sé non basterebbe a determinare questa trasformazione serve che lo strumento si metta al servizio di un processo ampio, coordinato che miri a portare a soluzione l’insieme di questioni sociali, economiche, politiche ed istituzionali che noi chiamiamo Questione Siciliana. Ecco qual è il rapporto.

D – Questa vostra prospettiva è avvicinabile a quelle parallele dei neo-sovranisti e dei sicilianisti – indipendentisti ?

R – Direi che l’equivoco non è possibile, a meno che non si usino le generalizzazioni come armi politiche per ingenerare confusione nell’opinione pubblica. Mi spiego meglio. Rispetto ai neo-sovranisti le nostre analisi sono diverse e diverse, senza ombra di dubbio, sono le premesse e quindi le soluzioni e i modi per ottenerle. Quanto al mondo sicilianista la loro analisi, di fatto, privilegia, di fatto, quasi esclusivamente il dato “nazionale” e pone  l'indipendenza come tesi di scuola e rinvia ogni riflessione sul dato sociale ad un domani futuro e affida ogni ipotesi di sviluppo per l’Isola alle virtù palingenetiche di una Zona Economica Speciale (Z.E.S.) che, oggi diversamente dal periodo che andava dagli anni ’60 ai ’90 del secolo scorso, finirebbe solo per favorire e arricchire il grande capitale finanziario, con la sua evidente portata neoliberista,  sbilanciando irreversibilmente una già traballante economia siciliana. 
Ecco i motivi per cui noi siamo alternativi sia alle solite proposte di destre, centristi e Pd ma anche alle cosiddette “alternanze”. Serve invece, cambiare scenario, serve l’Alternativa autocentrata e popolare che noi andiamo a rappresentare.

D – A tuo giudizio qual è oggi l’emergenza più importante da affrontare in Sicilia e se vincerete cosa farete per risolverla?

R – Ovviamente è il lavoro la vera assoluta emergenza. In questa prospettiva se dovessimo vincere le elezioni opereremmo per fare intervenire virtuosamente la Regione come centro di programmazione economica per il tessuto produttivo dell’Isola. Porremmo questioni come quelle della riconversione ecologica dell’economia e delle produzioni isolane, favoriremmo, senza tentennamenti, la produzione agricola , contrastando però, più e meglio, le infiltrazioni mafiose, favoriremmo l’impiego di uomini e risorse nel settore del riciclaggio virtuoso dei rifiuti. Sono, ovviamente, solo alcuni esempi. Tuttavia per ottenere tutto ciò occorre mantenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso tutt’altro che sconfitto e che minaccia il futuro economico ed etico di tutti i siciliani onesti.

D-  Mi sembra naturale chiederti: cosa ne pensi dei Cinquestelle?

R – Non provo ne ho mai provato acredine per loro ma neppure penso che  possano rappresentare un concreto, duraturo cambiamento. Detto ciò credo sia giusto giudicarli per le scelte fatte,  che sino a questo momento non sono state, nella mia ottica, particolarmente interessanti.
Tuttavia rappresentano, in Sicilia,  anch’essi, a modo loro, una voglia di cambiamento forte.

D – In conclusione perché i socialisti siciliani dovrebbero scegliere di votarvi all’interno di questa alleanza e non orientarsi verso il PSI o altri succedanei simili?

R – Semplice, perché noi in coerenza, senza ripudiare nulla rappresentiamo la coerenza degli ideali socialisti, che non si alleano con i centristi, con le destre come è recentemente successo
Noi siamo socialisti, orgogliosi d’esserlo, in una coalizione in cui siamo riconosciuti e stimati proprio per questo. Ecco perché i compagni e le compagne socialiste in Sicilia dovrebbero votare per i nostri candidati dell’Alternativa Siciliana di Sinistra.



Franco Nizza

giovedì 29 giugno 2017

SIAMO SOCIALISTI SICILIANI E PER QUESTO LOTTIAMO!


A SINISTRA,PER I SICILIANI, PER I LORO DIRITTI, SENZA REMORE, E SENZA TATTICISMI!

La nostra presenza politica di socialisti federalisti siciliani è avvertita da taluni non come una ricchezza per la sinistra, per il socialismo, ma, semmai, come una sorta di “esoticità”da riconoscere o stigmatizzare a seconda delle varie contingenze tattiche.
È questo un orientamento che né accettiamo né avvalliamo da qualunque settore politico e/o personalità venga.
Siamo e restiamo profondamente convinti, infatti, che una posizione socialista di sinistra, oggi, in Sicilia, non possa e non debba prescindere da una attenta valutazione della centralità della Questione Siciliana e dallo studio delle sue possibili soluzioni.
Ben sappiamo che il nostro posizionamento attira le incomprensioni  di taluni e tuttavia è più che mai importante che su questa linea noi non si accettino compromessi o diluizioni.
Del resto la posta in gioco è così alta che prescinde dalle nostre beghe e chiama in causa non solo il futuro del socialismo e della sinistra bensì quello stesso dei diritti di chi in Sicilia vive e opera. Serve che ognuno di noi sappia e voglia assumere, in scienza e coscienza, l’onere e l’onore di sostenere i propri più intimi convincimenti.
Nel nostro caso si tratta di sostenere, senza remore, un modello di socialismo democratico, autogestionario e pluralista che riconosca e affronti, appunto, in un’ottica di sinistra, la Questione Siciliana; questione in sé non risolvibile né sovrapponibile, anche se simile, a quella Meridionale.
Non è del resto la stessa origine del socialismo siciliano intrisa, impregnata di questo inprinting federalista?
Pensiamo al movimento popolare dei Fasci siciliani dei lavoratori.
 Detto ciò i motivi, però, che debbono e possono spingere molti a sostenere la nostra prospettiva vanno ricercati più che altro nel presente e nel futuro.
Appare a molti evidente che si combatterà nella prossima legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Parlamento siciliano, uno scontro, lo scontro, forse, definitivo tra due concezioni antitetiche di Sicilia.
D’un canto appare sempre più evidente, spregiudicata la “gioiosa macchina da guerra” del neocentralismo centrista e tendenzialmente destrorso che vorrebbe mettere fine all’esperienza autonomistica, accusandola di tanti, anzi di tutti i mali ed errori perpetrati da certa partitocrazia decadente  di cui loro sono stata parte né piccola né politicamente innocente.
Dall’altro vi è un fronte, anch’esso eterogeneo, non unito né particolarmente ampio, che, per analisi e motivi diversi, difende lo Statuto, la “statutarietà” della Sicilia.
In questo settore, con una posizione ben dichiarata, ci poniamo noi socialisti federalisti di sinistra.
A scanso d’equivoci il nostro punto di vista non è né vuole essere equiparato all’analisi, oggi, offerta dal sicilianismo latamente inteso.
Diversamente da costoro noi pensiamo che la Questione Siciliana pur comprendendo in sé, come negarlo, anche una componente identitaria, nazionale, non sia soltanto una questione “nazionale” ma semmai un grumo complesso, inestricabile di questioni storicamente stratificate, nel tempo, conglobando in sé dati istituzionali, culturali, economici, politici e sociali
Detto ciò considerare la Questione Siciliana esclusivamente una questione nazionale porterebbe, in concreto, alla sua erronea valutazione impedendone, di fatto, la concreta, possibile soluzione.
Ciò non significa che noi si neghi la necessità, seria, solidale e socialmente sostenibile, di una utile, possibile riconsiderazione dell’assetto statuale della forma Stato Italia ma non in un’ottica meramente “nazionalista” che non affronti, per risolverle, le tante implicazioni sociali.
Chiarito ciò la nostra posizione è oggettivamente,invisa a molti, visto che non solo noi offriamo, da sinistra, un’analisi dell’Autonomia che pone essa in parallelo, a fianco della Costituzione, come presidio nell’Isola di spazi di democrazia e partecipazione, ma la offriamo, senza gelosie, all’intero corpo della sinistra siciliana che lavora per un’Alternativa di sistema rispetto ai modelli continuisti e neocentralisti oggi incarnati dal Pd e, in ultimo, dal “crocettismo” come sua declinazione tattica.
Non ci stranizziamo, dunque, se anche compagni che stimiamo, talvolta, sparano a palle incatenate contro le nostre posizioni.
 Se umanamente dispiace comprendiamo bene, però, la “ratio” politica  che li muove e/o ispira.
La nostra azione minaccia, di per sé, al di là dei nostri meriti oggettivi, di “inceppare” il “meccanismo”, messo in moto, che mira,appunto, nella prossima legislatura, a liquidare, meglio se senza clamore, l’attuale Costruzione autonomista sostituendola, per sottrazione, con qualche pletorico, quanto vuoto succedaneo placebico.
Noi che tutto siamo tranne che tacciabili di velleitarismo o estremismo rischiamo con la nostra azione di rendere evidente ciò che dovrebbe restare nella penombra della politica “politicata” palermitana e romana.
Ecco alcuni dei motivi per cui non possiamo e non vogliamo rinunciare al nostro punto di vista, alle nostre analisi, appunto, perché schiettamente siciliani ed ancorati ad una realtà sociale, umana che non si riprenderebbe dalla sottrazione odiosa di diritti che seguirebbe allo “scippo” statutario e che ci ricaccerebbe  in un nuovo, perverso ciclo politico-sociale di dipendenza neocolonialista.
Ecco perché non accettiamo compromessi, accomodamenti.
E del resto,se accettassimo siffatti accomodamenti che socialisti saremmo mai?

Sempre Avanti!


Fabio Cannizzaro