Visualizzazione post con etichetta Risorgimento Socialista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Risorgimento Socialista. Mostra tutti i post

lunedì 29 ottobre 2018

A CHE PUNTO SIAMO?



Intervento del compagno Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale siciliano e componente del’Esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista

***

In questi giorni di fine ottobre vari, diversi sono i sommovimenti interni a ciò che resta di certa sinistra politicistica in questo Paese.
È, infatti, di poche ore fa la notizia dello sganciamento di Sinistra italiana dall’esperienza di LeU.
Cosa sta accadendo? Molti, troppi si muovono per riposizionarsi, per tempo, in vista delle prossime, incombenti elezioni per il rinnovo della deputazione italiana al Parlamento europeo.
Queste “mosse” ci mostrano e più ci dimostrano quanto poco una certa parte della attuale classe dirigente di “sinistra” comprenda dell’attuale momento sociale e politico.
Tuttavia, qui e ora, non mi interessa essere tagliente con certi settori della sinistra, incapaci di autocritica e di serie analisi quanto definire, perimetrare quale può e deve essere il ruolo del socialismo di sinistra oggi nelle condizioni date di fronte anche a questi politicismi e/o rachitismi.
Risorgimento Socialista è ricordiamolo un’organizzazione militante nata per restituire proiezione ad una azione sociale e politica socialista in favore dei lavoratori e dei ceti deboli.
Nel tempo, complessivamente, pur non senza errori e/o titubanze, R.S. è rimasta fedele alla sua scelta iniziale, cosa ancor più evidente se si comparano scelte e posizionamenti di gruppi, movimenti, personalità e personaggi, che in vari tempi e a vario titolo, contrastarono e/o contestarono anche da socialisti R.S.
Il tempo ha contribuito a fare un po’ di chiarezza, superando queste accuse ed anche tanti, troppi evidenti, interessati personalismi si riesce, ora, in ciò che dopo una certa decantazione esiste e/o resta del mondo socialista a ben comprendere differenze di prospettiva e di indirizzo.
È sotto gli occhi di tutti che una cosa è guardare al presente, come fa Risorgimento Socialista, in prospettiva del futuro altra cosa è cercare di vivere il presente secondo categorie vetuste di un passato che oramai si è esaurito e che rende queste proiezioni intrinsecamente reducistiche.
Noi, nello specifico, gradualmente ma senza titubanze abbiamo via via affrancato l’organizzazione da questo tipo  di atteggiamenti reducistici quando non personalistici e prova ne è la decisione collegiale, collettiva, già in occasione delle scorse elezioni parlamentari, di superare i vecchi ragionamenti e di lavorare in modo aperto alla definizione di un nuovo perimetro della sinistra in Italia contribuendo alla nascita e all’affermazione dell’esperienza di Potere al Popolo.
È evidente che una siffatta scelta ha prodotto divisioni, smarrimenti, titubanze e anche qualche addio e tuttavia il corpo di Risorgimento Socialista è, oggi, più in in forza di prima e anzi riceve continuamente nuovi apporti.
Noi stiamo in Potere al Popolo in virtù del nostro essere apertamente, schiettamente socialisti e del fatto che la nostra identità di valori ed ideali è accettata dalle altre componenti di PaP, se così non fosse ne trarremmo le necessarie, utili conseguenze.
Dobbiamo però essere consapevoli che i sommovimenti cui accennavo, non ultimo il rischierarsi dei colonnelli di Sinistra Italiana è un dato organizzativo e politico che produrrà conseguenze.
Subito dopo l’annuncio ufficiale dell’abbandono di LeU a stretto giro è venuto lo sganciamento da Potere al Popolo del partito della Rifondazione Comunista. Abbandonando ogni categoria umorale o sentimentale  è nostro dovere ragionare di e su questi scenari.
La prossima possibile ricomposizione tra “fratoianniani” e “acerbiani” è dietro l’angolo. E noi? Noi, se sarà rispettata la nostra identità, siamo e restiamo, da socialisti, in Potere al Popolo. Resto, però, convinto che dovremmo insieme ai compagni napoletani, a quelli di Eurostop e ai settori vicini ad USB, superati gli strascichi dell’addio da Rifondazione, riflettere su quale possa e debba essere il futuro di questa nostra aggregazione.
Sarà un dibattito che dovrà vedere chiaro il rispetto delle pluralità e il fatto che Potere al Popolo non possa e non debba risolversi in una “ridotta” di un purismo comunista movimentista tout court ma debba aprirsi al dibattito europeo in cui il nostro pensiero coincide con quelli di compagni importanti come Jean-Luc Mélenchon de La France insoumise o di Jeremy Corbyn o ancora di Oskar Lafontaine.
Se poi prevalessero o potessero prevalere, pur lecitamente, queste spinte e scelte, noi socialisti di sinistra, senza paura o apprensioni, dovremmo riprendere la piena, completa agibilità politica non avendo mai abbandonato o declinato da quella organizzativa, senza rinunciare alle nostre politiche.
Resto convinto e lo scrivo qui, pubblicamente, che sarebbe un errore da parte di chiunque ridurre ed immiserire l’esperienza di Potere al Popolo in una sorta di “quadrato”, identitarista ed ideologico, ma se la cosa dovesse maturare ed accadere non ci vedrà impreparati né isolati.
Tuttavia qualunque possa essere lo scenario futuro in cui ci troveremo ad agire ed operare è nostro dovere porci come riferimento per tutte le socialiste, tutti i socialisti italiani che vogliono recuperare al socialismo militante un reale ruolo sociale e politico e liberarsi da certe proiezioni politicistiche e/o moderatiste.
Ecco a mio avviso, ecco ad avviso dei compagni siciliani di R.S. che rappresento, qual è il quadro in atto e quale può e deve essere, attualmente, la nostra azione.

Socialismo Sempre!
Fabio Cannizzaro

giovedì 28 dicembre 2017

ALZIAMO LA BANDIERA DEL SOCIALISMO PER RESTITUIRE POTERE AL POPOLO



CONVERSAZIONE CON FABIO CANNIZZARO, MEMBRO DELL'ESECUTIVO NAZIONALE E COORDINATORE REGIONALE SICILIANO DI RISORGIMENTO SOCIALISTA.


PALERMO - Alle prossime elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento gli elettori troveranno  "Potere  al Popolo". Un'aggregazione politica che ambisce a rappresentare una novità  a sinistra. Noi de "Il Socialista Siciliano" ne parliamo, in questo scorcio di fine anno, con una nostra vecchia conoscenza, Fabio Cannizzaro, coordinatore  regionale e membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista.

***

D - Fabio, strana "collocazione" la vostra. Cosa ci dici?

R - Strana, dici? Sinceramente credo che sia la più  coerente al nostro essere socialisti  di sinistra. È  forse più  coerente per dei socialisti marciare alla coda di PD e LeU? Non credo! Noi con i nostri valori, idee e principi seguiamo l'insegnamento di Pietro Nenni e stiamo dalla parte di chi ha meno, da quella dei lavoratori. Per questo, sin dall'inizio, abbiamo partecipato e partecipiamo a "Potere al Popolo".

D - Vi collocate nell'area della sinistra radicale?

R - Noi ci collochiamo a sinistra. Nel Paese di "radicali" ci sono solo i bisogni inevasi, le necessità  sociali disattese.
Noi, con orgoglio, invece, rivendichiamo, da socialisti, di stare a sinistra senza se e senza ma. Volontariamente lontani da fallimentari quanto fantasiose ipotesi di futuri centrosinistra. Un orizzonte che è poi lo stesso fallimentare dei governi Renzi, Gentiloni e delle loro maggioranze politiche e parlamentari che tanti danni hanno fatto nel Paese.

D - Perché, a tuo avviso, un elettore dovrebbe scegliere e votare "Potere al Popolo".

R - Presto detto. Al netto di simpatie, pregiudizi, generalizzazioni "Potere al Popolo"rappresenta una vera novità,  forse l'unica, di questa prossima tornata elettorale.
Tanto, per troppo tempo, a sinistra,  si è discusso, senza reali conseguenze, sulla necessità di una riorganizzazione  a sinistra.
Finalmente, adesso, grazie anche allo slancio iniziale dei compagni, delle compagne di "Je so' Pazzo", collettivi,  associazioni, movimenti, sindacati, piattaforme, partiti sono tornati prima a parlarsi e poi a lavorare insieme.
Novità  nella novità è  anche l'incontro, tutt'altro che casuale, tra il meglio degli eredi militanti delle due grandi tradizioni del Movimento Operaio di questo Paese: socialisti e comunisti.
Un rivedersi, un ripararsi, un ritrovarsi che aveva avuto già  un primo avvio in occasione delle ultime, recenti elezioni regionali siciliane e che ora si rafforza, amplia e fortifica.

D - Socialisti e comunisti insieme, condizioni pre 1921?

R - Sono paragoni fantasiosi che si prestano solo a voli pindarici di poco costrutto. Il passato è  passato. I 97 anni, che a breve, ci separeranno dallo "strappo" di Livorno, riguardano un'epoca e condizioni politiche irripetibili. Non chiediamo e non offriamo abiura di sorta. Oggi, invece, serve un'unità d'azione a sinistra, tra noi, reale, concreta, politicamente fraterna, a partire dalla lotta alle subalternità,  alle sudditanze, alle prepotenze, per un reale contrasto della povertà,  del bisogno, della disoccupazione, dello strapotere dell'egoismo capitalista. Per dire insieme, forte No alla guerra, alle neo-militarizzazioni, alla mafia, al degrado etico e civile.

R - Molti affermano, però,  che non raggiungerete il quorum minimo per entrare in Parlamento. Cosa rispondi loro?

D - È  questo un vecchio vezzo della "politica politicata". Si prova ad accreditare, una indimostrata poiché  indimostrabile, inutilità  di un voto alternativo. Spiace che, al momento, ad usare questi argomenti vetero destrorsi siano soggetti che fanno capo al cosiddetto centrosinistra.
Forse dipende dal fatto che si sentono minacciati da "Potere al Popolo" che rende superato il loro solito tentativo di quadrare il cerchio.

D - Cosa ti aspetti, in concreto, da queste elezioni?

R - Un buon risultato e poi l'avvio di un percorso  comune libero da tatticismi, furbizie,  personalismi e leaderismi. Abbiamo l'occasione di determinare una novità  da sinistra,  figlia di una reale discontinuità nelle prassi politiche. Noi socialisti  di sinistra ci siamo e ci saremo a sostenere, anche oltre il momento elettorale, questo processo.
Una proiezione questa che guarda al futuro, pronta a confrontarsi con altre esperienze di sinistra europee ed internazionali. Dobbiamo, possiamo insieme essere capaci di affrontare temi spinosi ma indifferibili come quelli  del recupero, da sinistra, della sovranità  economica e quindi politica secondo la nostra "ratio" costituzionale.

D - Temi da poco...

R - Sono nodi strutturali su cui noi socialisti  di sinistra di R.S. riflettiamo da tempo. Dovresti ricordare, Liborio, ad esempio, che noi aderiamo convintamente, e per nulla pedissequamente, alla Piattaforma  di EUROSTOP, in coerenza con il nostro condividere elaborazioni socialiste di sinistra come quelle di Lafontaine, Corbyn, Tapias, Martinez ecc...

D - In conclusione, avete avviato un percorso...

R - Sì,  i  socialisti di sinistra di Risorgimento Socialista sono tornati ad esprimere, in continuità  ideale, una presenza politica organizzata che ha avuto nella storia di questo Paese precedenti importanti ed illustri con ricadute evidenti sulla democrazia e la sua declinazione in tutto il Paese . Oggi possiamo dire : NOI CI SIAMO E STIAMO A SINISTRA!

LIBORIO SCIACCA

mercoledì 19 luglio 2017

UNITI PER L’ ALTERNATIVA SICILIANA A SINISTRA!




Chiaccherata con Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista

 ***

Quella che viviamo a sinistra in Sicilia è una fase delicata quanto stimolante.
La sinistra, forse per la prima volta, prova a muovere dalla realtà territoriale, senza il prevalere di ragionamenti rapportabili a equilibri lontani.
La sinistra isolana, o meglio buona parte di essa, è impegnata realmente a tentare di fare sintesi.
L’occasione concreta è offerta dal prossimo rinnovo del Parlamento Siciliano e dalla contestuale elezione del Presidente della Regione.
Il processo d’avvicinamento che vede insieme movimenti, il partito della Rifondazione comunista, il Partito Comunista Italiano, Risorgimento Socialista ,l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana, settori della sinistra sindacale è una esperienza di rinnovamento nell’azione che potrebbe avviare davvero una nuova stagione a sinistra invertendo un trend logoro muovendo stavolta dai Territori siciliani e non da esigenze irradiate da un centro elaborativo e/o geografico.
La proposta che essi stessi sin qui hanno sintetizzato definendola Alternativa Siciliana di Sinistra dispiace, però,  a molti, a partire dal Pd, per poi arrivare a quelle realtà che hanno rifiutato l’unità a sinistra sino a certo mondo neo-sovranista e al sicilianismo classico.
Sull’argomento abbiamo voluto sentire il nostro caro compagno Fabio Cannizzaro,49 anni, docente di Lettere, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista ed espressione coerente della tradizione socialista federalista siciliana.

D - Fabio, quella che sostenete sembra un’alleanza abbastanza irrituale per voi socialisti?

R – Solo apparentemente. Del resto avrebbe ben poco senso guardare alla realtà siciliana d’oggi con le categorie politiche del passato. Oggi che in Sicilia cresce la povertà mista alla sfiducia nella politica, verso certa “politica politicata” è chiaro per noi socialisti di sinistra siciliani collaborare a definire le condizioni possibili di un’Alternativa all’esistente che venga sviluppata da sinistra. Ecco il perché del nostro posizionamento.

D - Taluni sostengono che non raggiungerete il quorum che la vostra sarebbe una mera battaglia di testimonianza, cosa rispondi a costoro?

R – E’ un vecchio leit motiv, quello ovvero di “etichettare” forze d’alternativa come la nostra come testimoniali, residuali e/o radicali. Sin dall’inizio ci attendevamo “analisi” di questo tipo, ciò che semmai mi fa riflettere che alcune di queste “critiche” vengono da settori della stessa sinistra. Imputo ciò ad una logica di competitività che costoro avrebbero dovuto e potuto superare. Prendo atto che così non è stato.  
Ciò significa, in concreto, che oggi, in Sicilia, esistono due idee, due prospettive che si richiamano alla sinistra. Una la nostra  d’Alternativa e un’altra più presa dal gioco degli equilibri, dei tatticismi siciliani e no. Tocca alle donne, agli uomini di sinistra di Sicilia decidere quale progetto di sinistra vogliono sostenere e vedere rappresentato al Parlamento siciliano dal 6 novembre prossimo.

D – E’ notorio il tuo impegno federalista come lo coniughi con quello dell’Alternativa Siciliana di Sinistra?

Niente di più facile e naturale, anzitutto il programma sociale ed elettorale della Alternativa Siciliana di Sinistra è un programma che stiamo elaborando in modo realmente aperto e plurale e dentro questa “cornice” ha trovato, da subito,  attenzione e rispetto l’idea di una Alternativa che partisse dai Territori, dalla realtà siciliana, ciò ha permesso, in assoluta discontinuità , che la sinistra tornasse a parlare della centralità dell’Autonomia siciliana in chiave di strumento per l’emancipazione di tutti i siciliani e non solo di ristrette èlite politico-burocratiche. In tale chiave fondamentale è la nostra proposta di portare a soluzione la Questione Siciliana, che sai è sempre stato il cavallo di battaglia della lotta di noi socialisti federalisti.



D – Ponete quindi un rapporto diretto tra Autonomia e Questione Siciliana?

R- E’ ovvio che sia così e lo facciamo da sinistra. Noi riteniamo l’Autonomia, e in particolare quella economico-finanziaria, lo strumento cardine per un cambiamento popolare in Sicilia, per la Sicilia, tuttavia l’autonomismo in sé non basterebbe a determinare questa trasformazione serve che lo strumento si metta al servizio di un processo ampio, coordinato che miri a portare a soluzione l’insieme di questioni sociali, economiche, politiche ed istituzionali che noi chiamiamo Questione Siciliana. Ecco qual è il rapporto.

D – Questa vostra prospettiva è avvicinabile a quelle parallele dei neo-sovranisti e dei sicilianisti – indipendentisti ?

R – Direi che l’equivoco non è possibile, a meno che non si usino le generalizzazioni come armi politiche per ingenerare confusione nell’opinione pubblica. Mi spiego meglio. Rispetto ai neo-sovranisti le nostre analisi sono diverse e diverse, senza ombra di dubbio, sono le premesse e quindi le soluzioni e i modi per ottenerle. Quanto al mondo sicilianista la loro analisi, di fatto, privilegia, di fatto, quasi esclusivamente il dato “nazionale” e pone  l'indipendenza come tesi di scuola e rinvia ogni riflessione sul dato sociale ad un domani futuro e affida ogni ipotesi di sviluppo per l’Isola alle virtù palingenetiche di una Zona Economica Speciale (Z.E.S.) che, oggi diversamente dal periodo che andava dagli anni ’60 ai ’90 del secolo scorso, finirebbe solo per favorire e arricchire il grande capitale finanziario, con la sua evidente portata neoliberista,  sbilanciando irreversibilmente una già traballante economia siciliana. 
Ecco i motivi per cui noi siamo alternativi sia alle solite proposte di destre, centristi e Pd ma anche alle cosiddette “alternanze”. Serve invece, cambiare scenario, serve l’Alternativa autocentrata e popolare che noi andiamo a rappresentare.

D – A tuo giudizio qual è oggi l’emergenza più importante da affrontare in Sicilia e se vincerete cosa farete per risolverla?

R – Ovviamente è il lavoro la vera assoluta emergenza. In questa prospettiva se dovessimo vincere le elezioni opereremmo per fare intervenire virtuosamente la Regione come centro di programmazione economica per il tessuto produttivo dell’Isola. Porremmo questioni come quelle della riconversione ecologica dell’economia e delle produzioni isolane, favoriremmo, senza tentennamenti, la produzione agricola , contrastando però, più e meglio, le infiltrazioni mafiose, favoriremmo l’impiego di uomini e risorse nel settore del riciclaggio virtuoso dei rifiuti. Sono, ovviamente, solo alcuni esempi. Tuttavia per ottenere tutto ciò occorre mantenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso tutt’altro che sconfitto e che minaccia il futuro economico ed etico di tutti i siciliani onesti.

D-  Mi sembra naturale chiederti: cosa ne pensi dei Cinquestelle?

R – Non provo ne ho mai provato acredine per loro ma neppure penso che  possano rappresentare un concreto, duraturo cambiamento. Detto ciò credo sia giusto giudicarli per le scelte fatte,  che sino a questo momento non sono state, nella mia ottica, particolarmente interessanti.
Tuttavia rappresentano, in Sicilia,  anch’essi, a modo loro, una voglia di cambiamento forte.

D – In conclusione perché i socialisti siciliani dovrebbero scegliere di votarvi all’interno di questa alleanza e non orientarsi verso il PSI o altri succedanei simili?

R – Semplice, perché noi in coerenza, senza ripudiare nulla rappresentiamo la coerenza degli ideali socialisti, che non si alleano con i centristi, con le destre come è recentemente successo
Noi siamo socialisti, orgogliosi d’esserlo, in una coalizione in cui siamo riconosciuti e stimati proprio per questo. Ecco perché i compagni e le compagne socialiste in Sicilia dovrebbero votare per i nostri candidati dell’Alternativa Siciliana di Sinistra.



Franco Nizza

martedì 20 giugno 2017

PER L’ALTERNATIVA, PER UNA SICILIA EQUA, PER UNA PROPOSTA SICILIANA A SINISTRA!



Come socialisti di sinistra e convinti federalisti avvertiamo la necessità di recuperare rappresentanza politica alla sinistra isolana. E’ tempo di esprimere  socialmente ed istituzionalmente una reale alternativa, di scelte e metodi, rispetto ai modelli vigenti di governo dell’Isola.
Il fallimento evidente, conclamato dell’attuale esperienza di governo regionale dimostra, di fatto, l’incapacità del PD siciliano, che di questa è stato sostenitore e paladino, a pensare e soprattutto realizzare modelli alternativi rispetto alle usuali logiche di potere. Noi vogliamo, invece, offrire alle siciliane, ai siciliani, una Alternativa nella società come anche nel Parlamento siciliano.
Nel fare questo, come socialista di sinistra, avverto la necessità di dire che questo processo deve passare anche per una comune, condivisa autocritica rispetto agli errori compiuti dalla sinistra siciliana tutta.
Voltare pagina, superare divisioni, dissidi e non per un generico amore di bottega ma perché dobbiamo avere coscienza che la sinistra, in toto, va ripensata, riarticolata.
Le vecchie nostre divisioni, lecite, lasciano il tempo che trovano se rapportate ai reali, processi politici, economici e sociali che rischiano di schiacciare e umiliare i lavoratori, la gente che noi ambiamo a rappresentare.
Dobbiamo restituirci e restituire all’iniziativa di sinistra un solido collegamento con la realtà, con i bisogni del nostro elettorato tradizionale.
 Tutto ciò in Sicilia significa avere un progetto per l’Isola e ben comprendere quali possono essere le “leve” per realizzarlo.
In tal chiave ritengo che lo strumento possa essere, in continuità con la migliore tradizione della nostra gauche, il rilancio dello strumento autonomistico non come strumento di privilegio ma come occasione di sviluppo sociale e di soddisfacimento dei bisogni e diritti di tutti i siciliani.
 In tal chiave la nostra iniziativa deve esser volta non solo o non tanto a difendere, tout court, lo strumento statutario ma attraverso esso a risolvere, l’annosa , inaffrontata Questione Siciliana.
Dobbiamo avere la capacità politica e la dirittura etica di affrontare organicamente le ragioni profonde, variegate del non sviluppo dell’Isola.
E’ troppo facile attribuire il malo sviluppo solo alla mafia, ad un generico squilibrio interno o peggio a una sorta di antropologica incapacità dei siciliani a gestirsi. Non è così!
Le cause sono antiche, strutturali e strutturate ed essendo legate al peculiare divenire della nostra realtà richiedono soluzioni vocate che non ci separino o escludano dalla realtà del nostro tempo ma che finalmente incidano sul nostro GAP sociale.
Detto ciò è evidente che noi guardiamo ad una Sicilia altra, alternativa, antimafiosa, solidale, centro del Mediterraneo e centrale per un processo di pacificazione dell’intera area.
Noi guardiamo ad una Sicilia dove il lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori siano al centro dell’iniziativa politica.
Noi pensiamo ad una Isola sempre meno isolata che sappia però fare tesoro delle sue energie e tradizioni. Ecco per cosa io come coordinatore regionale di Risorgimento Socialista sono impegnato, ecco perché noi siamo impegnati a favorire, senza risparmiarci, un’alleanza unitaria a sinistra  sociale prima elettorale poi, che porti l’Alternativa, nei modi sopraindicati, al governo della Sicilia.

Se così non fosse se prevalessero i rachitismi, le gelosie, gli abitudinarismi allora ci condanneremmo tutti all’inessenzialità sociale e politica e regaleremmo il futuro della Sicilia alle vecchie e  nuove destre (vedi PD), al consociativismo, al governo di quel blocco immarcescibile di potere che vuole riproporsi nuovamente al “di-governo “ della nostra Isola. Possiamo permetterlo?


Fabio Cannizzaro 

martedì 17 gennaio 2017

LA SINISTRA ISOLANA PUO’, DEVE RIPARTIRE DAI BISOGNI SOCIALI…

Nel particolare si riconoscono  da sinistra: Antonello Longo, Fabio Cannizzaro, Turi Lombardo, Tommaso Lima e Antonino Gulisano, fuori dall’inquadratura di questa foto l’On. Erasmo Palazzotto, di cui pubblicheremo, a mo’ di venia, altre foto.


…PER CONTRASTARE SPINTE ANTIPOPOLARI E POPULISTE E DEVE FARLO IN NOME DEI DIRITTI DEI SICILIANI ONESTI.


E’ stata ieri pomeriggio, malgrado l’inclemenza del tempo, una di quelle rare, sempre più infrequenti occasioni in cui a Sinistra, da Sinistra si discute, senza remore e/o cesure, sul presente e sul futuro possibile dei Siciliani e della Sicilia. Ed è appunto quanto è accaduto ieri nella suggestiva cornice dell’ex Regia Fonderia grazie a Risorgimento Socialista.
La posizioni emerse erano diversificate nelle tattiche ma sostanzialmente concorde è stata, invece, l’analisi sociale e politica della stagione odierna, una delle meno esaltanti della nostra realtà siciliana. 
Ha moderato i lavori il compagno e giornalista Antonello Longo, che ha portato all’uditorio le scuse per le assenze giustificate di Massimo Rella di Sicilia Bene Comune e di Sonia Spallitta del Partito della Rifondazione Comunista. 
Assenze che non sottraggono attenzione al dibattito nei suoi dichiarati, successivi step.
L’intervento di Fabio Cannizzaro ha focalizzato l’attenzione sulla necessità per la sinistra, per una sinistra che voglia essere creduta e credibile di presentarsi unita, pur nella sua pluralità. 
E’ questa del resto, sin dalla sua nascita, la posizione di Risorgimento Socialista, che non ritiene inconciliabile lavorare per la rinascita di un soggetto socialista militante e parimenti contribuire, senza remore, con la propria cultura e tradizione di socialisti, alla riarticolazione di una presenza di sinistra in Sicilia, in Italia ed in Europa.
Apprezzato per l’analisi offerta anche l’intervento di Tommaso Lima, che a nome di Futuro a Sinistra della Sicilia, ha riflettuto, anche egli con generosità, sul presente e sulle prospettive utili e necessarie per una azione collegiale a Sinistra.
Appassionato e anche critico l’intervento fatto a nome del sodalizio di “Socialismo Oggi” dall’On. Turi Lombardo che ha parlato del ruolo, della presenza dei socialisti in un contesto quale quello attuale rivolgendo un’appello alla consapevolezza delle radici.
Leonardo D’angelo, poi, a nome dell’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana –xQS ha riflettuto sulle necessità dell’unità a sinistra raccordandole appunto alla Questione Siciliana, intesa come originale declinazione della Questione Meridionale di cui è quota parte pur senza essere tout court sovrapponibile. D’Angelo ha ben sposato, infatti, il monito di Fabio Cannizzaro, coordinatore di Risorgimento Socialista, che poco prima aveva parlato della necessità sociale di sposare una difesa della Autonomia statutaria, quale concreto strumento di difesa dei diritti dei Siciliani onesti contro forme di simonia,malavitosità e/o mafiosità.  Particolarmente apprezzato è stato poi l’intervento dell’On. Erasmo Palazzotto che ha analizzato il quadro d’insieme in cui si dibatte la sociaetà siciliana e con essa la sinistra. Sono inoltre intervenuti Antonino Gulisano per Risorgimento Socialista e ha portato un saluto da Priolo in rappresentanza dei socialisti del PSI di quel comprensorio, il giovane e appassionato Christian Bosco.
Una particolare menzione va al pubblico presente, attento, appassionato e convenuto da diverse parti della Sicilia a testimonianza che quando si discute insieme , senza “lenti colorate” di Sicilia, futuro e Sinistra l’attenzione è viva e vigile. 
Erano presenti, infatti, cittadini tra i cittadini, molti di essi compagni tra i compagni, giornalisti,sindacalisti, militanti ed intellettuali.
L’iniziativa si è poi conclusa con un prossimo arrivederci per proseguire  a discutere e riflettere insieme nello “spirito di Palermo” , per l’appunto, ieri sperimentato e foriero di utili spunti.


LIBORIO SCIACCA

domenica 8 gennaio 2017

COME POTREBBERO CAMBIARE LE “FAMIGLIE” POLITICHE EUROPEE?



La notizia politica di oggi è che Beppe Grillo invita i cinquestelle a votare on line sul posizionamento del movimento in Europa. E pone nette quanto inattese ai più tre alternative:
a) restare nel gruppo dell’ EFDD all’Europarlamento ( dove i cinquestelle si trovano, ad oggi,  unitamente all’Ukip di  Farage) 
b) congiungersi all’Alliance of Liberals and Democrats of Europe in sigla,ALDE
c) andare nel GRUPPO MISTO.
Vi risparmieremo i moralismi e le facili giaculatorie sui posizionamenti in Europa dei cinque stelle; ciò che vorremmo qui analizzare è il quadro delle cosiddette “famiglie politiche” nel caso che i militanti cinque stelle scegliessero l’opzione ALDE.
I cambiamenti negli equilibri di forza interni alle “famiglie” politiche europee sarebbero in parte mutati e, in ogni caso, riconsacrerebbero come ha tenuto a dichiarare lo stesso Grillo i “liberali” come “la terza forza politica al Parlamento europeo“.
Tutto ciò finirebbe per creare se possibile una ancor maggiore confusione in seno al Parlamento europeo. A nessuno sfugge e meno che meno a noi che il PES, il Partito del Socialismo Europeo, da tempo ha occupato il “campo” del liberalismo e anzi si è spinto oltre assumendo la rappresentanza del neoliberismo tout court.
Il ritorno sulla scena dei “liberali” con l’afflusso dell’ampio “plotone” dei cinquestelle verrebbe a porre una serie di questioni politiche non indifferenti all’interno dei paludati equilibri parlamentari e politici europei. Vedremo cosa i militanti dei cinque stelle sceglieranno, resta per noi socialisti autonomi e di sinistra di Risorgimento Socialista la necessità di riflettere ancor più prontamente su come sia possibile restituire rappresentanza al socialismo in Europa sia nel perimetro UE che no.
Da tempo sosteniamo di concerto a settori del socialismo spagnolo che sia tempo di separare i destini del socialismo organizzato, militante da quelli delle pattuglie parlamentari che hanno conquistato il PES trasformandolo in una ridotta di quel fallimentare “socialismo blairiano” sconfitto dalla storia e rifiutato dai socialisti, con i testa quelli del Regno Unito.
La nostra proposta è di creare una nuova rappresentanza per il Socialismo in Europa che il compagno Cannizzaro a mo’ di sintesi ha definito EUROSOCIALISMO.
Sarebbe tempo anche a seguito del rimescolamento provocato dalla proposta grillina e dal successivo esito che il loro voto interno provocherà che anche le sinistre socialiste ed  i socialisti liberi dall’ipoteca del blairismo, pensassero a coordinarsi, organizzarsi dato che le nostre analisi, le nostre posizioni, lo scriviamo con piena onestà intellettuale, non trovano piena rispondenza, ad oggi, né nel PES né in quella di quell’ altra famiglia politica europea che è l’EUROPEAN LEFT.
In attesa che Grillo faccia la sua mossa, sarebbe bene che noi socialisti pensassimo ad una comune posizione per l’Europa libera dalle ipoteche neoliberiste in cui si dibatte il PES.


LIBORIO SCIACCA

giovedì 17 novembre 2016

IL NOSTRO APPELLO



Il socialismo di sinistra può e deve rifiutare, la diffusa ma non prevalente, tentazione di ridurre e trasformare il socialismo in un movimento che guarda indietro ad una passata, presunta “età dell’oro”.
Dobbiamo e possiamo invece lavorare, nel presente per il futuro, a rideterminare da socialisti una diversa e quindi nuova proiezione alternativa di sinistra, che sappia d’un canto superare il “politicantismo” e dall’altro dimostrare concretamente che un’alternativa al neoliberismo capitalista è possibile in Italia, in Europa e nel Mondo.
Per questo progetto si spende Risorgimento Socialista, per questo progetto siamo mobilitati noi socialisti autonomi, federalisti e di sinistra in Sicilia, forti della nostra tradizione.
Diversamente , ad esempio, dal PSI nenciniano noi non siamo come loro allineati e  dipendenti dal PD ma lavoriamo, invece, quotidianamente,tra mille difficoltà, per restaurare il rapporto diretto con la società , con il mondo del lavoro, con le fasce sociali più deboli.
Questo nesso è per noi fondamentale, imprescindibile e si lega al porre in agenda politica, nella nostra ottica socialista, finalmente anche  la soluzione della Questione Siciliana, parallela eppure storicamente e socialmente diversa, altra dalla più generale Questione Meridionale.
Sono tutti questi e altri ancora i motivi che ci hanno spinto a schierarci, dal primo momento, senza tentennamenti, per il NO al referendum sulle cosiddette “riforme” costituzionali.
Noi difendiamo la nostra Costituzione per cui i socialisti, la sinistra hanno dato un contributo sostanziale e con essa, essendovi stato integrato, difendiamo, anche, il nostro Statuto d’ Autonomia regionale, che per dirla con le parole di Leonardo Sciascia era è e resta “un ottimo strumento caduto in pessime mani”.
Ti invitiamo se credi nei valori del socialismo a schierarti con noi, per ritornare a fare sentire la voce del socialismo a sinistra in difesa dei cittadini, dei lavoratori contro ogni arbitrio, sopruso e/o mafiosità in Sicilia come altrove.

Socialismo Sempre!

Fabio Cannizzaro
Coordinatore Siciliano

di Risorgimento Socialista

sabato 5 novembre 2016

LA CENTRALITA’ DEL LAVORO



Le vicende dell’ultimo quarto di secolo hanno profondamente quanto strutturalmente mutato i rapporti tra politica socialista e sindacato.
Questo mutamento che, in concreto, per vicende a tutti note, ha segnato uno “sfasamento” tra iniziativa politica socialista e proiezione sindacale che al socialismo si richiamava.
Dopo la fine degli anni Novanta del secolo scorso il sindacato, i sindacati che storicamente facevano da riferimento per i lavoratori socialisti, C.G.I.L. e U.I.L., hanno via via allungato il loro passo, e malgrado abbiano continuato ad utilizzare, in maggioranza, quadri e dirigenti d’origine e formazione socialista, si sono “autonomizzati” da qualsivoglia riferimento ai valori ed ai principi socialisti.
Questa presa di distanza, tattica o strategica che sia stata, se da un lato ha garantito al sindacato una percepibile autosufficienza dalla “politica” ha poi finito, nel medio termine, per indebolirne la portata sociale.
La generale debacle poi dell’intero quadro politico, l’implosione della sua credibilità ha poi fatto, nel tempo, il resto.
Oggi il sindacato, più la U.I.L. meno la C.G.I.L., naviga a vista, tra difficoltà dettate certo dal contesto economico e sociale, ma anche dalla sostanziale estraneità ad un processo generale, complessivo di rigenerazione e riorganizzazione della società.
Taluni, per un certo periodo, pensarono, sperarono che il sindacato si facesse “lievito” di un’esperienza rifondativa della sinistra, sull’esempio storico anglosassone delle Trade Unions.
Oggi,dopo le ultime esperienze, possiamo affermare che una siffatta prospettiva resta al momento, solo un’ipotesi di maniera e poco più.
Tocca, dunque, alla politica ripensare, riprogettare e realizzare un progetto politico per il lavoro, per i lavoratori.
Noi socialisti autonomi e di sinistra, oggi organizzati in Risorgimento Socialista, questa riflessione la stiamo sviluppando, forti certo della nostra tradizione, del profondo lavorio, sviluppato in passato da tanti nostri valenti compagni, ma altresì consci che fatte salve certe intuizioni e/o analisi è nostro compito come dirigenti e militanti politici costruire analisi, paradigmi interpretativi e quindi soluzioni politiche e sociali all’altezza dei bisogni del mondo del lavoro, che oggi comprende, diversamente da un recente passato, disoccupati, inoccupati e categorie deboli.
Anche per le analisi e le soluzioni per e sul lavoro le nostre posizioni sono profondamente altre e diverse rispetto a quelle attualmente sposate e sostenute dallo ectoplasmatico PS a trazione nenciniana.
I socialisti, ricordiamo a tutti,  debbono, infatti, difendere, senza se e senza ma, i lavoratori e non sostenere come fanno taluni progetti neoliberisti e filopatronali, come quelli voluti dal PD e sposati appunto da certi “settori” socialisti.
Il dibattito prosegue, le linee di indirizzo, sin da questa estate, come  Risorgimento Socialista, sono state delineate, resta aperto, dialettico il rapporto con un sindacato insostituibile, essenziale quanto profondamente, strutturalmente in difficoltà, cui la politica, la politica socialista, può se questo vorrà dare aiuto, contribuendo a restituirgli analisi e profondità, elementi che sempre più gli mancano.
 Perché quali che siano le scelte del Sindacato, il Lavoro resta il tema centrale a livello sociale come anche per la nostra azione politica a sinistra come Socialisti e speriamo, pur marciando divisi, di poter tornare uniti a delineare il futuro del Paese.

Sempre Avanti!

Fabio Cannizzaro

Coordinatore Siciliano di RS



mercoledì 17 agosto 2016

PERCHÉ, DA SOCIALISTI E SICILIANI, DIRE “NO” E VOTARE”NO” AL REFERENDUM SULLA “RIFORMA” COSTITUZIONALE



L’impegno per il NO alla “riforma”costituzionale che stiamo profondendo come Risorgimento Socialista della Sicilia ha ragioni d’ordine generale, condivise dalla Valle d’Aosta al Molise, ma non vuole e non può sottacere ragioni d’ordine peculiare, proprie della realtà, del vissuto della nostra Sicilia.
Si parla poco, troppo poco degli effetti che la vittoria del Sì potrebbe produrre sull’assetto politico ed istituzionale della Sicilia e quindi sui diritti dei Siciliani, di tutti i Siciliani.
Se dovesse vincere il Sì, infatti,  si passerebbe ad una concreta abrogazione d’ogni guarentigia e prerogativa statutaria. Gli effetti non sarebbero  solo politici o limitati come vorrebbero farci credere alla “casta” ed ai suoi “clientes”,anzi i contraccolpi sociali sarebbero avvertiti soprattutto dai cittadini.
Schierarsi per il NO in Sicilia significa anche lottare contro la disarticolazione dei propri diritti politici, economici e sociali.
Di fronte ad una volontà neocentralizzatrice e concretamente, dichiaratamente  antimeridionale dell’attuale Governo romano i Siciliani potrebbero e dovrebbero attendersi l’intervento del Governo regionale, dell’Assemblea Regionale Siciliana, della gran parte della classe politica isolana. Nulla di tutto ciò,anzi!
A ben vedere il Governo regionale, la sua maggioranza parlamentare e politica hanno ceduto su tutta la linea ed abbandonato ogni soverchio ritegno.
È di queste ultime settimane l’accordo  siglato dal Governo di Palermo con quello di Roma  con cui l’Esecutivo regionale rinuncia a 7 miliardi l’anno in cambio di soli 500 milioni senza altra reale contropartita. Siamo davvero dinnanzi alla concretizzazione della parabola gramsciana del castoro.
Questa decisione è di fatto una occulta rinuncia alle prerogative statutarie che però non possono essere abrogate sebbene obliate in quanto saggiamente sono state costituzionalizzate, ecco dunque che solo dopo aver disarticolato la Costituzione si potrà eliminare anche l’odiata Autonomia Siciliana con la sua esatta, quanto inapplicata, scansione dei diritti dei Siciliani.
Anche e soprattutto per questi motivi le donne, gli uomini di Sicilia e segnatamente coloro che non appartengono alla casta, i lavoratori, i cittadini onesti ed antimafiosi devono dire NO alla cosiddetta “riforma” costituzionale del Governo che vorrebbe ricentralizzare il Paese, sottrarre spazio di concreta autodeterminazione alle popolazioni per ricondurre spese e scelte politiche al Centro romano.

Per questo motivo dobbiamo dire NO e votare NO alle “riforme” costituzionali, quando ce ne daranno modo ed occasione.




Fabio Cannizzaro

giovedì 21 luglio 2016

EUROSOCIALISMO, ORA!





Sono profondamente convinto che uno dei compiti più importanti che come Risorgimento Socialista, organizzazione politica del socialismo autonomo a sinistra, dobbiamo assumerci è quello di contribuire a collegare, far dialogare e coordinare analisi e azioni politiche tra le sinistre socialiste e i socialismi di sinistra in Europa, senza distinzioni tra Paesi U.E. ed ExtraUE. Appare evidente oramai che una organizzazione politica come il Party of European Socialists (PES) non è più in grado o non vuole assumere un ruolo diverso, differente rispetto a certe logiche neoliberiste e succubi di logiche proprie del capitalismo finanziario speculativo. Di fronte a questo vero e proprio “cedimento” del PES in termini di scelte, prassi ed analisi i socialisti di sinistra, le sinistre socialiste come anche tutti i socialisti che semplicemente rifiutano queste logiche si devono interrogare su quali possano essere il futuro e le prospettive del Socialismo nel Vecchio Continente.
Già da tempo in diversi Paesi , all’interno come all’esterno dei diversi partiti socialisti nazionali una siffatta riflessione trova spazio ed attori politici attivi e pronti a contrastare le logiche blairiane del PES e di gran parte delle dirigenze socialiste nazionali europee. La questione che è in campo è quella molto concreta di coordinare, ora e subito, questi sforzi, queste analisi, le diverse iniziative dando corpo a livello continentale a una piattaforma condivisa, plurale, federale di tutti i Socialisti che rifiutano le politiche neoliberiste oggi rappresentate dal PES e dalle sue scelte. Tutto ciò anche in virtù del fatto che la gran parte dei socialisti che condividono questa riflessione non si sentono rappresentati idealmente e politicamente dall’altra “famiglia” europea politica in seno alla U.E., la European Left, la cui storia, il cui background sono rispettabilissimi ma  altri e  diversi rispetto ai nostri.
La necessità di definire una stagione d’iniziativa del socialismo a sinistra in Europa, per tutta l’Europa a prescindere dai confini U.E potremmo sintetizzarla con la necessità di dare vita ad una stagione dell’EUROSOCIALISMO. Sapremo noi tutti socialisti di sinistra , pur nelle diverse situazioni e specificità, animare questa sfida che non è più rinviabile, dobbiamo restituire visibilità, spazio politico al socialismo, ricollocandolo nel suo naturale spazio ideale e politico a difesa dei deboli, dei lavoratori, per l’eguaglianza e per la libertà. Tutto ciò deve avvenire senza smettere di sperare ed adoperarci , affinché il PES possa essere recuperato al socialismo, senza tuttavia rinunciare ad una presenza politica che possa segnare la differenza e contrastare così i crescenti populismi spesso razzisti e xenofobi.

Tocca a noi!

Fabio Cannizzaro

Coordinatore di RS Sicilia

Animatore di RS Europa

sabato 6 febbraio 2016

LA SCELTA DI BERNIE...


Il voto per le primarie statunitensi nello Stato dello Iowa conferma, in campo democratico, il buon risultato del senatore socialista Bernie Sanders, che è stato sconfitto solo per un soffio dalla ex first lady e favorita per il ticket dem, Hillary Clinton. L’importanza del risultato di Bernie risiede, tuttavia, a mio avviso, non tanto o solo, nel risultato in sé, quanto in un elemento ben più importante ovvero la capacità di Sanders di “sdoganare” il socialismo democratico agli occhi di un’ampia fascia dell’opinione pubblica statunitense.
Con la scelta, non scontata, di concorrere per la nomination democratica per la corsa presidenziale, Sanders sembra aver iniziato ad incrinare l’ingiusta quanto falsa equiparazione, tout court, tra socialismo e comunismo negli Stati Uniti d’America.
Bernie attraverso un’oculata campagna ha potuto mostrare e dimostrare che essere socialisti democratici negli States non è solo una questione ideologica quanto un mix composito d’idee, valori, programmi che restituiscono al socialismo a stelle e strisce un’agibilità sociale e politica troppo a lungo sottrattagli. La possibilità di restituire una piena agibilità, libera dalle ipoteche caricaturali, cui suo malgrado dal secondo dopoguerra lo condannò la parificazione, errata e ambigua, con il comunismo statunitense, allora, fortemente filosovietico è un dato centrale, ineludibile nella vita politica degli U.S.A.  Voglio essere chiaro, ritengo che l’ancora non esaurita parabola elettorale sandersiana abbia un valore ed un senso non solo interno, statunitense ma ben più generale. Provo a spiegare meglio cosa intendo.
Appare evidente, anzitutto a noi socialisti, che il socialismo democratico, la socialdemocrazia, di tradizione e prassi europea, vive una profonda crisi, diversa ma non dissimile dalle difficoltà che vivono e subiscono anche altri settori della sinistra europea. Questo malessere in seno alla socialdemocrazia è un frutto composito dettato da diversi ordini di fattori, interni ed esterni.
Se da un canto è evidente che il Socialismo e segnatamente quello europeo oggi rappresentato dal PES non ha pienamente saputo analizzare prima e provare a risolvere poi i temi, le urgenze ed i bisogni che la società, i suoi lavoratori, i settori sociali più deboli e meno tutelati vivono anzi subiscono. I gruppi dirigenti socialisti europei ancora indugiano su analisi e prassi proprie di quella stagione non esaltante del socialismo che sommariamente potremmo definire, blairista. Una fase quella in cui si pensò fosse possibile la quadra del cerchio, ovvero che potessero convivere e conciliarsi insieme il liberismo, per lo più inteso come spregiudicata declinazione del capitalismo finanziario, e il socialismo democratico considerato latamente come portatore di esigenze, molto generiche, di stato sociale.  Tutto ciò ha mostrato, a chi vuol vedere, tutti i suoi limiti in Europa come altrove. Oggi comunque la crisi del socialismo democratico, della socialdemocrazia non è frutto solo di questo “scontro” quanto dettata anche dal fatto che l’azione socialista e democratica deve, da sé, qualunque sia la valutazione sul suo ruolo e sulle sue prospettive, essere conscio che la tradizionale idea che i socialisti debbano e possano lavorare, come in passato, solo o soprattutto a garantire una mera, quasi automatica, ridistribuzione contrattata e/o consociativa, del benessere capitalistico. Quest’ analisi appare, infatti, nel nostro tempo, insufficiente a leggere, in toto, la realtà.
Oggi iniziative come quella di Bernie Sanders negli U.S.A. o quella, seppure diversa nelle forme e modi, nel Regno Unito di Jeremy Corbyn testimoniano di un socialismo democratico, di ampi settori di sinistra socialdemocratica che ovunque operano e lavorano per ridefinire e rideterminare il senso di una sua azione e di una propria  presenza. In tale prospettiva si muove, anche in Italia, Risorgimento Socialista che è nata appunto per questa come organizzazione politica e che in tale chiave opera.
Guardiamo quindi al percorso di Sanders non alla ricerca di “modelli” di riferimento quanto, più e meglio, in una logica orizzontale, di confronto tra tutti i gruppi, movimenti e settori del socialismo democratico che nel Mondo lavorano a restituire prospettiva ai principi e ai valori, per noi insuperati e insuperabili, del Socialismo. Buon lavoro e ” in bocca al lupo”, dunque, al compagno Sanders e con lui a noi tutti dalla Sicilia, all’Italia a Francia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti d’America, America del Sud e ovunque nel Mondo.

Socialismo Sempre!


Fabio Cannizzaro

mercoledì 14 ottobre 2015

LA NOSTRA STRADA, LE NOSTRE STRADE PER IL SOCIALISMO E LA SINISTRA!


La montante neocentralizzazione dello Stato promossa dal Governo Renzi ci deve vedere impegnati, senza se e senza ma, a difendere i principî ed i valori del miglior socialismo democratico e pluralista, federalista  all’interno come all’esterno della forma stato Italia e nel processo di riorganizzazione della sinistra in Sicilia come altrove.
E’ appunto in tal ottica, dai primi passi mossi come Risorgimento Socialista, che i compagni e le compagne siciliani, lavorano anche ad un coerente, conseguente modello di nuova organizzazione politica orizzontale, territoriale, autocentrata e confederata con il movimento che è in via di strutturazione in Italia.
In tal senso siamo avvantaggiati e forgiati dal lavorio politico svolto in questi intensi mesi e dai frutti che di questo si cominciano già a raccogliere nell’Isola.
Il soggetto siciliano è in via di formalizzazione e si confronterà, confederandosi con il Movimento per il Risorgimento Socialista apportando e reciprocamente ricevendo e scambiando conoscenze, analisi e riflessioni.
Sarà il prossimo 28 novembre il momento in cui, già organizzati e strutturati, formalizzaremo all’unisono, a Roma, questa comune, reciproca scelta d’azione e confederazione politica in nome del Socialismo e del futuro della Sinistra in Sicilia come in Italia, in Europa come nel Mondo .



Socialismo Sempre!


Sucialismu Sempre!

F.C. 

venerdì 3 luglio 2015

DALLA PARTE DELLA GRECIA, DALLA PARTE DELL'EUROPA, DALLA PARTE DEL SOCIALISMO !


Quanto accade in questi giorni, in queste ore, in Grecia pone ed impone a chi è, a chi si dice socialista una serie di interrogativi etici e politici.
Noi siamo schierati, senza infingimenti, dalla parte di coloro che credono che le scelte portate avanti dal Governo greco siano una risposta dovuta e per nulla “estremista” o “radicale” ad un diffuso, non sostenibile andazzo economico-finanziario e ad una interpretazione “eretica” del senso e dello spirito federalista europeo.
Una scelta quella nostra, come compagne e compagni impegnati per il Risorgimento Socialista, che è coerente con la storia e la migliore tradizione del socialismo peninsulare.
Ci rendiamo conto, tuttavia, che il campo del socialismo europeo, e anche quello italiano, è, oggi, attraversato e devastato dalla tentazione di taluni di “appiattirsi” su posizioni a supporto dell'attuale, iniquo sistema economico finanziario.
Un modello , questo, che se accettato finirebbe per mortificare e svilire le spinte europeiste dei socialisti riducendo la nostra presenza e il nostro impegno ad un ruolo “ausiliariorispetto alle scelte prese dal sistema sperequativo vigente. Tutto ciò è inaccettabile!
Noi non possiamo , non dobbiamo lasciare a questi “socialisti liberisti” la rappresentanza politica delle aspirazioni federaliste che furono di compagni come Colorni tantomeno la rappresentanza e la guida della lotta dei lavoratori in Italia come nel resto dell'Unione.
Deve essere ben chiaro che nessuna “salvezza” per l'Europa, per i Cittadini, per i Lavoratori, italiani ed europei, potrà venire dal liberismo, dal neo finanziarismo, dal verbo monetarista.
Questa è una evidenza che come socialisti non ci sfugge. E che non dobbiamo stancarci di sostenere e proclamare!
Taluni dicono che assumendo questa posizione, coerente si badi bene con i nostri valori e principi, noi ci collochiamo vicini alle sinistre radicali, ai “comunisti”.
A questi custodi della altrui ortodossia provo naturale rispondere che noi come socialisti coltiviamo, da tempi non sospetti, una visione riformatrice della società e che solo per il fatto che la nostra analisi converga con quella di altri, tra cui anche i “ famigerati” comunisti, non può renderla meno valida o importante.
Esistono settori del socialismo nostrano che in nome dell'anticomunismo sarebbero disposti a sacrificare ogni loro principio posizionandosi specularmente solo per il fatto di poter essere assimilati o confusi con i comunisti.
A costoro rispondo che io non sono anticomunista ma lombardianamente a-comunista, cosa che mi impedisce di prendere le posizioni giuste o necessarie basando, solo o esclusivamente, la mia azione, in negativo, sulle scelte dei comunisti, sui posizionamenti dei compagni comunisti. 
Io con questi non non concordo assolutamente né sulle basi né sulle premesse, ma forte anche del monito del compagno Saragat non solo non ne giudico aprioristicamente le scelte, ma non mi faccio comunque trasportare nell'anticomunismo delle, vecchie e nuove, destre.
Chiarito ciò è evidente che la questione greca ha svelato e svela divisioni interne non solo o tanto al socialismo italiano ma all'intero corpo del socialismo europeo. E' evidente che posizioni come quelle assunte dal compagno Martin Schulz, dalla maggioranza del PES, il partito del socialismo europeo, cozzano e confliggono sia con posizioni come la nostra sia con quelle di tutte le sinistre socialiste europee. E' , infatti tutt'altro che casuale che si constati nel socialismo di sinistra dell'Unione una convergenza di analisi che ci lascia ben sperare che sia possibile tornare a realizzare, senza fretta ma in tempi brevi, un coordinamento delle posizioni di sinistra del socialismo, che ci permetta di ridiscutere scelte e posizionamenti del PES e comunque del socialismo europeo.
In tutto ciò noi socialisti del Risorgimento Socialisti, reduci dall'assemblea nazionale di sabato scorso, 27 giugno, a Roma, siamo e restiamo convintamente in prima linea, nella convinzione che il Socialismo debba stare dalla parte giusta ovvero dalla parte dei lavoratori e dei cittadini a difesa dell'Europa politica dei Popoli e non di quella burocratica, monetaria e finanziaria.

Socialismo Sempre!


Fabio Cannizzaro