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martedì 2 maggio 2023

CHE SIA IL DUE MAGGIO OGNI GIORNO!

 


Superato il momento importante ma, tutto sommato, più facile poiché squisitamente commemorativo del Primo maggio, oggi, Due maggio, siamo chiamat* a riflettere sullo stato delle cose.

Si tratta, in buona sostanza, di connettere i valori da noi sostenuti (da altri solo strombazzati a corrente alternata salvo poi nei momenti importanti negarli con scelte, spesso, opposte e contrarie) con i bisogni concreti e le aspirazioni reali di chi lavora, di chi lavoro non ha, di coloro, uomini e donne, che vivono nel disagio etico, sociale ed economico.

È di ieri l’offensiva, tutt’altro che casualmente, mossa il Primo maggio al reddito di cittadinanza.

Una scelta che nella sua “logica” pone tutti, sinistra inclusa, e con questa anche le organizzazioni sociali, di fronte a “scelte” della destra che definire inequivoche è eufemistico.

Nel suo procedere questo Governo si mostra e ancor più si dimostra di destra e nettamente di classe.

Il cosiddetto “progressismo” e con questo buona parte delle dirigenze sindacali confederali si trovano, benché un simile scenario fosse ampiamente prevedibile, essenzialmente spiazzate.

Dipende ciò, forse, dalla pervicace incapacità a superare vecchi modi di ragionare e vetuste prassi a-conflittuali e consociative?

Tutto ciò in un momento socio-economico e storico-politico in cui appare sempre più evidente che i meccanismi consociativi sono superati poiché unilateralmente rigettati da un campo neoliberista, sempre più “radicale”, che questo sì, invece, la lotta di classe la pratica, però, da destra e sul campo padronale.

Il cosiddetto “progressismo”, a prescindere dalla questione leaderistica, appare smarrito, provato.

L’unica area politica che, attualmente, mantiene gli strumenti politici e d’analisi per affrontare questa fase politica è quella della sinistra d’alternativa.

Un’area, piaccia o no, lo si voglia ammettere o meno, in cui l’unica realtà organizzata e territorialmente diffusa, pur con i suoi limiti, attualmente è e resta il partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.

Oggi più che mai chi vive del proprio lavoro, chi non gode di rendite varie può e deve orientare la propria attenzione e la propria fiducia verso chi come Rifondazione Comunista è disposto e coerentemente impegnato a contrastare le logiche di questa destra egoista e di classe.

Rifondazione Comunista, al netto di ogni ideologismo, lavora, quotidianamente e convintamente, in tale prospettiva, su un doppio fronte.

D’un canto a difesa dei diritti sociali non ancora aggrediti, disarticolati e sostanzialmente svenduti e dall’altro sostenendo tutte le iniziative sociali, politiche e sindacali di tipo perequativo.

Nel fare ciò siamo perfettamente in linea con le scelte maturate, all’unanimità, nel nostro ultimo, recente congresso nazionale.

Guardando, poi, alla realtà siciliana, la situazione, a ben vedere, se possibile si complica ancora di più.

L’annosa, irrisolta, poiché concretamente non affrontata, Questione Siciliana si salda, per nulla casualmente, con i temi dell’emergenza sociale e anche con quelli dell’attualità politica.

Tutto ciò crea, con tutta evidenza, un mix socialmente deflagrante.

Nella realtà siciliana, al pari di quella romana, la sinistra non può contare se non in modo lato e nominalistico sull’intervento politico, sociale e parlamentare del “progressismo”, che recentissimamente si prova a narrare in chiave neo-ulivista.

Tutti costoro non sembrano volere o sapere cogliere il quadro d’insieme, la sua gravità che coinvolge e travolge la gran parte della società siciliana sana.

Siamo, oggi, sostanzialmente soli a Palermo non meno che a Ragusa o Trapani o ancora a Messina o Caltanissetta Noi di Rifondazione Comunista con pochi altri a reggere l’urto delle forze neoliberiste e delle montanti, sempre più aggressive destre.

Noi del PRC della Sicilia lo facciamo senza alcuna, ahi noi, rappresentanza parlamentare, sia a Roma sia a Palermo, e tuttavia, anche rispetto ad un recente passato, veniamo informati dai compagni e dalle compagne che ci seguono che la nostra azione appare sempre più attenta e sempre più proiettata a rappresentare bisogni ed esigenze sociali territoriali e concrete.

In tal senso non è per nulla casuale la decisione maturata dalla Segreteria regionale siciliana del PRC, di fare presenziare il nostro Segretario isolano, il giovane, attivo Nicola Candido, alla manifestazione per il Primo Maggio che si è svolta ad Acate, nel ragusano.

Manifestazione organizzata contro ogni forma di sfruttamento e per determinare le condizioni per conoscere la verità sulla sorte di Daouda Diane, un lavoratore immigrato scomparso nel nulla dopo aver documentato condizioni di lavoro critiche.

La sfida, dunque, si combatte, giorno per giorno, a partire da oggi Due Maggio, nella quotidianità della lotta, dell’impegno, del conflitto per giungere a soluzioni sociali utili e importanti.

In tale processo Rifondazione Comunista, in Sicilia come altrove, c’è ed esprime tutto il suo potenziale politico e di classe.

 

Fabio Cannizzaro

Componente della segreteria regionale del PRC- SE

martedì 24 agosto 2021

PER UNA SINISTRA SICILIANA AUTOCENTRATA E D’ALTERNATIVA

 


Una sincera attenzione per il presente ed il futuro della Sicilia è una precisa responsabilità politica per una sinistra che vuole rappresentare il cambiamento, l’alternativa di e al sistema vigente tanto consociativo quanto neo coloniale e liberista.

È nostro dovere, da donne e uomini di sinistra, dare risposte ai legittimi bisogni delle classi lavoratrici e popolari siciliane.

Il nostro non può e non deve essere però un impegno meramente elettorale o peggio elettoralistico quanto semmai concretamente sociale e politico.

Deve essere a tutti e tutte chiaro, infatti, che i prossimi mesi ed anni segneranno indelebilmente quale sarà verosimilmente il futuro dei siciliani per i prossimi venti, trent’anni.

Sinceramente da uomo di sinistra siciliano sono poco interessato al futuro metafisico della Sicilia, inteso prevalentemente in chiave d'entità metafisica e/o meramente nazionale.

Mi interessa e preme di più invece il futuro materiale, concreto di tutti coloro che in Sicilia vivono e operano e tutto ciò prescindendo da purismi etnici e/o di nascita.

È  questo un approccio sicilianistico?

Sinceramente le etichette mi interessano poco, ritengo semmai  che da uomini e donne di sinistra si debba operare, senza tatticismi o infingimenti, per portare finalmente a soluzione l’annosa, concreta Questione siciliana.

Se non saremo in grado come sinistra di superare vecchi pregiudizi, se non guarderemo all’essenza più profonda e di classe dei bisogni della maggior parte dei siciliani allora saremo condannati, giustamente quanto inevitabilmente, alla inessenzialità politica e sociale.

Vogliamo questo?

Non è più il tempo per soluzioni mediative, pasticciate e politicistiche prese nei in conciliaboli che fanno riferimento ad equilibri romani tanto instabili quanto virtuali.

Dobbiamo riassumere il nostro ruolo sociale e di lotta.

Occorre farlo superando vecchie categorie politico-organizzative e ribadendo in modo autocentrato che può oggi esistere solo un tipo di sinistra ovvero quella in grado di incidere e di sostenere i bisogni e le aspirazioni dei deboli e dei lavoratori siciliani.

Idee antiche volte ad accreditare differenze o differenziazioni tra “riformisti” e “massimalisti”, tra “socialisti” e “comunisti” rappresentano, al netto, solo una narrazione oggi più che mai autoreferenziale quanto inesatta.

Occorre inoltre, in Sicilia come del resto altrove, rigettare, come inessenziale, la pseudo categoria del cosiddetto “centrosinistra”.

Prospettiva tanto fittizia quanto usurata e che non esprime più alcun reale contenuto di senso politico.

Chi può e deve oggi, in Sicilia, assumersi l’onere di formulare una proposta politica di sinistra e d’alternativa?

È evidente che essendo screditati i partiti e movimenti che sostengono posizioni anti autonomiste e vocate a ripetere ad infinitum errori consociativi, centralisti e di pseudo centrosinistra serve adesso una prospettiva d’insieme, una capacità attiva di presenza e proiezione politica non indifferente che può e deve coinvolgere tutti coloro che credono in una proposta siciliana autocentrata di sinistra d’Alternativa. 

Questo sforzo però non può e deve risolversi solo in una pur necessaria, utile riperimetrazione della sinistra odierna occorre andare oltre ed aprire il campo dell’Alternativa, che prevede la soluzione della Questione siciliana, a tutti quei settori dell’area cosiddetta siciliana che guardando anch’essi a sinistra siano  tendenzialmente federalisti, autonomisti e/o legati ai settori del nazionalismo isolano progressista e/o di classe.

Questa scelta non può e non deve scandalizzare nessuno dato che in concreto rappresenta semmai un riallineamento a una tradizione propria del movimento operaio e socialista isolano e mai sopita o scomparsa.

Avremo tutti noi la forza di compiere questo “réalignement”? 

È questa oggi la scommessa vitale che coinvolge la sinistra siciliana che su questo scommette la sua esistenza e quindi la sua essenzialità sociale e politica.

 

Fabio Cannizzaro


domenica 17 gennaio 2021

Sottraiamo ad un ingiusto oblio il ricordo di un sincero socialista siciliano: SEBASTIANO BONFIGLIO

 


In questi giorni in cui molti ricordano il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano e la conseguente scissione con cui si diede vita al Partito Comunista d’Italia come socialista di sinistra siciliano voglio ricordare il compagno Sebastiano Bonfiglio, che di quell’importante, cruciale congresso, di cui ricorre il centenario,  fu anche protagonista non secondario.

Siciliano, dell’allora cittadina di Monte San Giuliano (oggi Valderice), partecipò da giovanissimo ai Fasci siciliani dei lavoratori insieme al padre e poi aderì al PSI arrivando a divenire segretario provinciale del trapanese.

Fu esponente di spicco della componente massimalista del partito nota anche al’epoca come quella dei “comunisti unitari” che era maggioritaria tra i socialisti d’allora e guidata da Giacinto Menotti Serrati.

In occasione di quel tumultuoso congresso livornese Bonfiglio venne anche eletto, dopo l’abbandono degli scissionisti, nella Direzione del PSI. 

Poco più di un anno dopo questi eventi Sebastiano Bonfiglio, che era sindaco socialista di Monte San Giuliano che allora coinubava le attuali cittadine di Erice, Valderice, S. Vito lo Capo e Buseto Palazzolo, venne vilmente assassinato il 10 giugno 1922 dalla mafia agraria che vedeva in lui un freno ai propri interessi. 

Nel centesimo anniversario del Congresso di Livorno credo sia giusto e doveroso ricordare la figura di questo socialista siciliano che diede la vita per i suoi ideali e che rappresentava insieme a molti altri isolani come, ad esempio, Arturo Vella  un punto di vista attento per un socialismo siciliano  attivo, militante e di classe.

Grazie compagno Bonfiglio!


Fabio Cannizzaro

Istituto di Cultura Politica

per la Questione Siciliana - xQS

venerdì 1 gennaio 2021

GRAZIE, COMPAGNO NENNI!

 


Sono socialista.

Lo sono stato prima per indole ed inclinazione poi ho maturato, nel tempo, un mio personale avvicinamento al socialismo gradualista marxista e ciò è avvenuto come per ognuno di noi in situazioni, condizioni personali che sempre sono uniche e peculiari.

Tra gli uomini e le donne che ho posto nel mio personale “pantheon” socialista tra i molti e molte un ruolo di primissimo piano ha sempre avuto Pietro Nenni.

Nenni rappresenta per me un punto di riferimento sicuro.

Di fronte alle difficoltà, alle asprezze della militanza socialista, quando sopraggiungono perché sopraggiungono, momenti di scoramento mi capita talvolta di richiamare alla mente Nenni ed il suo esempio di vita.

In passato di fronte a ingenerosità, tatticismi, personalismi, piccole fregole o come quando certuni “compagni” violano le fondamentali regole di correttezza io ripenso sempre ai moniti di Pietro Nenni e senza cedere il punto tiro innanzi e proseguo condividendo con lui l’idea che “Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro” e che più che mai oggi occorra sottrarre i nostri valori, i nostri ideali ai piccoli egoismi, alle micro volontà di potenza di certuni per restituirli alla loro importante proiezione sociale e popolare.

Quando devo maturare una scelta, ragionare su una possibile decisione politica sempre mi tornano alla memoria le sue parole: “Meglio sbagliare stando dalla parte dei lavoratori che aver ragione contro di essi”.

Richiamando alla mente questo semplice ma fondamentale concetto oriento poi l’eventuale decisione.

Sinceramente credo che per me, per il mio essere socialista la figura, l’esempio e l’azione politica di Pietro Nenni siano stati un riferimento fondamentale senza cui, in concreto, non potrei oggi concepire il mio essere socialista.

Ciò non vuol dire che io abbia condiviso e condivida in modo assoluto tutte le scelte fatte nel tempo dal compagno Nenni ma del resto avrebbe poco senso, anche per la qualità dell’uomo, ridurre il suo ricordo a mera agiografia.

Oggi sono trascorsi 41 anni dalla Tua scomparsa compagno e noi socialisti tutti avvertiamo forte la tua assenza e io personalmente ora e qui volevo ringraziarTi di tutto e dirti che avevi ragione e che io non mi sento vinto perché mai mi sono dichiarato tale.

Socialismo Sempre!

 

Fabio Cannizzaro

 

venerdì 24 aprile 2020

VECCHI INDUGI E COMPITI NUOVI PER UN SOCIALISMO ALL’ALTEZZA DEI TEMPI…




La globalizzazione come occasione di prosperità collettiva, leitmotiv dei progressismi del Vecchio e Nuovo Continente per più di un quarto di secolo mostra oggi miseramente tutti i suoi limiti politici, economici e teorici.
Il fallimento stava già, a ben vedere, nelle premesse ovvero nel tentativo di armonizzare ciò che era e resta antitetico ovvero gli interessi del Capitalismo internazionale finanziarizzato e quelli del socialismo e delle masse popolari e dei lavoratori che questo mira a rappresentare.
L’illusione che potesse esistere una “terza via” tra questi due modi di rappresentare gli interessi di due classi così diverse, i cui interessi sono e restano, in concreto, inconciliabili si è infranta, quando le “destre” socialiste democratiche, di cui Tony Blair e Gerhard Schröeder furono per un certo periodo simboli e sintesi, hanno mostrato tutta la loro inconsistenza politica regalando di fatto l’agenda e l’iniziativa politica ai liberisti e alle destre di tutta Europa.
È stata per il socialismo una stagione buia. Frutto di questo periodo è stato ed è ancor oggi il PES, il cosiddetto partito del socialismo europeo, che ancora insiste a descrivere come “socialista” una linea di continuità e contiguità al neoliberismo che davvero minaccia di ridurre il socialismo a una ancella del liberismo.
Fortunatamente le sinistre socialiste democratiche da tempo, nei diversi Paesi, lavorano a recuperare spazi e prospettive al loro socialismo in contrapposizione a certo spurio socialismo liberista.
Certo la situazione non è eguale ed omogenea ovunque.
In alcuni Paesi come la Germania, la Francia, il Regno Unito ed il Portogallo (perché il ragionamento esula e supera la mera U.E), in modi e forme diverse, la presenza di reali forze politiche socialiste con la loro dialettiche interne e le loro forze organizzative ha permesso l’emergere di figure, nel divenire, di figure di riferimento come Emmanuel Maurel, Jeremy Corbyn o António Luís Santos da Costa.
In Italia la situazione è oggettivamente più complicata e difficile.
La fine del vecchio, vero PSI, nel 1994, ha creato un vuoto politico pneumatico a cui nessuno è riuscito a dare una risposta.
Forse l’organizzazione che più dal punto di vista organizzativo ma non politico si è avvicinata a rappresentare un reale tentativo di definire una presenza socialista è stato, ad oggi, lo SDI anch’esso però naufragato nelle perigliose acque della palude del post socialismo.
Non parliamo poi dell’attuale PSI uno degli ultimi presidi di socialismo liberista in Europa né tantomeno di altri piccoli tentativi, ad oggi, messi in campo tutti inficiati da poca democrazia e molto, troppo personalizzati.
E si perché il vero problema del socialismo in Italia è la pletora di ex colonnelli, maggiori, capitani e più spesso sergenti del vecchio PSI convinti di poter tornare a replicare, solo con qualche piccolo aggiustamento formale, quel modello di relazioni politiche e di organizzazione.
Ciò vale indistintamente per “destra”, “sinistra” e “centro” di ciò che resta di una diaspora socialista che si barcamena da 28 anni e che si assottiglia di anno in anno.
Ciò che molti di questi validi compagni e compagne non vogliono intendere è la constatazione, in sé né originale né difficile, che un ciclo politico una volta conclusosi non può tornare ripetersi se non come farsa.
Servirebbe che il socialismo, i socialisti prendessero coscienza di ciò e lavorassero a costruire una nuova forma di presenza e rappresentanza.
La forma del partito ottonovecentesco come eravamo abituati a conoscere è, oggi, di fatto improponibile e soprattutto non funzionale ai bisogni politici e sociali dei socialisti militanti e di chi questi dovrebbero rappresentare cioè le masse popolari e lavoratrici.
Il modello derivato dal vecchio PSI le sue logiche se non definibili antidemocratiche sono però certamente a-democratiche e centralizzate e non rappresentano più utilmente l’aggregazione politica democratica in una società moderna.
Serve, dunque, andare oltre.
 Taluni non comprendono questa necessità e si ostinano a ripetere pedissequamente le vecchie “formule” organizzative, dando vita serialmente, per scissione, a sempre nuove/vecchie micro organizzazioni socialiste, i cui difetti evidenti talvolta per giunta orgogliosamente perseguiti finiscono inevitabilmente per ridurre  questi movimenti-partiti, apertis verbis, in poco più che sette autoreferenziali con una spiccata propensione alla personalizzazione acritica delle loro  “leadership” composte immancabilmente da piccoli gruppi di cooptati.
Servirebbe invece, attualmente, un lavoro culturale e quindi politico di prospettiva.
Si dovrebbe, più e meglio, lavorare a creare interesse e presenza intorno al socialismo specie tra coloro che, finora, non si sono mai avvicinati ad esso. Serve coinvolgere persone nuove, nuove generazioni e formarle al pensiero critico, all’analisi sociale e alla lotta politica e sindacale.
Toccherà poi a tutti insieme creare forme organizzative, democratiche, federali e territoriali all’altezza dei tempi.
È la prospettiva a cui lavoriamo noi di xQS che rifuggiamo le facili “scorciatoie” sia neo sovraniste e centraliste sia le solite visioni neo unificatrici intese come mere sommatorie imposte di sigle e gruppi.
Serve, casomai, invece un duro lavoro di formazione ed organizzazione che sappiano fare tesoro degli errori passati guardando però al presente e al futuro dei bisogni negati ed inespressi della parte debole della società.
Questo è socialismo, solo questo restituirà al socialismo la sua funzione politica e sociale di rappresentanza delle forze popolari e del lavoro nel Paese.

Avanti, sempre!

Fabio Cannizzaro

lunedì 20 aprile 2020

RICORDANDO IL MASSACRO DI LUDLOW, LA STORIA DEL SINDACALISMO E DEL SOCIALISMO STATUNITENSE E TANTO ALTRO…



Alcune compagne e alcuni compagni, talvolta, assorbiti esclusivamente dalla nostra realtà quando pensando al socialismo statunitense compiono l’errore di pensare che questo movimento non abbia storia o radici. La realtà è ben diversa.
Abbiamo modo, oggi, di ricordare un evento accaduto 106 anni fa che appunto smonta questa falsa percezione.
Il 20 aprile 1914, in Colorado, a Ludlow  ebbe luogo un feroce massacro frutto della brutale repressione di uno sciopero di minatori da parte delle “milizie” dei proprietari delle miniere.
Furono 21 i morti  e tra questi 12 fra donne e bambini.
La mobilitazione a Ludlow e la bestiale repressione che seguì rientravano in una stagione di attivismo sindacale dalle profonde implicazioni politiche che impegnò 12.000 lavoratori statunitensi in lotta e che durò ininterrottamente dall'autunno del 1913 fino alla fine del 1914.
Fu una stagione di mobilitazioni operaie negli U.S.A. mentre attiva e vitale era nel Paese l’azione dei socialisti.
 Si pensi, per esempio, all’attivismo di Eugene V. Debs, che era uno fondatori degli Industrial Workers of the World (IWW) e più volte candidato alle Presidenziali per il Partito Socialista d'America.
Il massacro di Ludlow fu e resta uno spartiacque nella storia del movimento operaio e socialista statunitense e dimostrò nella sua drammaticità come il grande Capitale fosse intenzionato a difendere le sue prerogative economiche e di potere ad ogni costo, compreso il sangue degli operai e delle loro famiglie.
Ricordare quanto accadde più d’un secolo fa a Ludlow è utile, doveroso e noi socialisti siciliani di xQS non ci sottraiamo al ricordo anche se questi eventi appaiono lontani nello spazio e nel tempo.
Ricordare quei fermenti sociali e politici serve anche a molti per smettere di avere atteggiamenti eurocentrici che portano a giudizi sommari sul socialismo americano.
Un socialismo dalla storia densa di avvenimenti e lotte che oggi, tutt’altro che casualmente è rinato, forte dell’apporto giovanile, grazie ad alcuni leader come, in primis, Bernie Sanders o anche Alexandria Ocasio-Cortez.
Per certi versi anzi il socialismo statunitense si trova, oggi, in condizioni oggettivamente migliori rispetto al nostro, troppo orientato verso un recente passato che è oramai, piaccia o no, definitivamente alle spalle.
I socialisti statunitensi, con le loro analisi e con la loro militanza mostrano, invece, di guardare al futuro e di pensare a forme di presenza e militanza nuove mentre, ahinoi, molti socialisti qui da noi si attardano a cercare di riprodurre formule politico-organizzative tanto vetuste quanto oggettivamente inutili ed antidemocratiche.
Ed intanto il paese è e resta vittima del neoliberismo classista.

Fabio Cannizzaro

sabato 4 gennaio 2020

IL 2020, IL MONDO DELLA SCUOLA E LE SUE PROSPETTIVE…



Il 2020 vede il mondo dell'Istruzione, i suoi lavoratori, docenti e no, interessati da tutta una serie di novità ed annunci su cui sarà bene fermarsi a riflettere.
Partiamo dalla notizia, oramai certa, dello "spacchettamento" di quello che, fino a qualche giorno fa, era il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) con la creazione di due distinti dicasteri, uno per l'Istruzione e l'altro per Ricerca e Università.
Già nell'immediatezza dell'annuncio i mondi scolastico ed accademico, come era naturale, si sono divisi trasversalmente in favorevoli e contrari allo "scorporo".
In realtà la mossa del Presidente del Consiglio, Conte è e resta ovviamente politica e tuttavia, anche al di là delle intenzioni reali o dichiarate, intercetta, comunque, una reale necessità.
Conte, a mio avviso, ha infatti ragione quando, nello specifico della questione, afferma che i comparti dell'Istruzione e della Ricerca e Università hanno logiche, esigenze e problematiche tra loro molto diverse.
Si tratta di una constatazione troppo a lungo sottaciuta dai vari, diversi governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi due lustri.
Affermo ciò senza che questo significhi di per sé, in nessun modo è a nessun titolo, una condivisione della linea politica di Conte e del suo Esecutivo.
Il MIUR, i ragionamenti politici che portarono alla sua nascita erano, allora, il portato di una logica che, ahinoi, imperava trasversale, incontrastata nella politica bipolare degli inizi del Duemila.
Si credeva allora (e qualcuno lo pensa ancora) che fosse possibile, con un mero atto di volontà promosso dall'alto, ricondurre a perfetta unità due settori contigui ma né simili né equiparabili per interessi, bisogni, esperienze e necessità come Scuola ed Università e Ricerca.
Dieci anni di prassi politiche e gestionali, di esperienze hanno confermato i dubbi ed i timori di chi, allora, ammoniva temendo che la "liaison" avrebbe fatto propendere l'attenzione politico-burocratica verso gli interessi apicali del mondo accademico, privilegiandolo anche in virtù del suo stretto rapporto con la rappresentanza parlamentare a danno di Ricerca e Istruzione.
Ora giunge inattesa l'iniziativa del Presidente del Consiglio.
Potremmo lecitamente domandarci: Perché ora? Penso però sia, in questa fase, più importante concentrarsi su questa inaspettata opportunità per l'Istruzione, anzi per la Pubblica Istruzione facendo in modo che l'occasione non vada né persa né depotenziata o vanificata.
L'intervento politico, la spesa pubblica correlata legate allo "spacchettamento" del MIUR può restituire all'Istruzione pubblica una visibilità, una centralità persa, di fatto, in un decennio di "condominio coatto" con Università e Ricerca.
Importante sarà nelle prossime settimane, nei mesi a venire la reazione che verrà dal mondo sindacale scolastico e universitario. Ad oggi le reazioni di questi sono state tiepide per non dire timorose.
Come mai? Si è trattato solo di soverchia cautela?
È inutile nascondersi dietro un dito, la mossa repentina di Conte sta producendo già i suoi primi effetti anche sulle strutture, sulle articolazioni sindacali che, con il tempo, si erano adeguate, conformare al modello organizzativo del MIUR, stabilendo al proprio interno, nelle proprie burocrazie delicati, necessari equilibri.
La mossa dello scorporo, è inutile negarlo, spariglia, in alcuni casi, le carte.
Del resto qualsivoglia burocrazia, sia essa ministeriale o sindacale, vive i cambiamenti, specie se inattesi, con un misto di apprensione e malcelato fastidio.
Non dubito, però, che superata la sorpresa iniziale le migliori forze del sindacato scolastico sapranno cogliere le potenzialità favorevoli ai lavoratori, alle lavoratrici, ai cittadini nella restituita autonomia alla Pubblica Istruzione.
Da lavoratore, da sindacalizzato, da socialista, per mio conto, avverto questa come l'opportunità di riportare il dibattito sulle politiche scolastiche pubbliche, sul loro collegamento con l'azione sindacale e la "ratio" Costituzionale al centro dell'Agenda politica e sociale del Paese, liberandole dalla tutela callosa del mondo apicale dell'Università con le sue peculiari dinamiche.
Certo, scorporo o no, resta centrale, sostanziale la questione dell'individuazione delle risorse come bene sottolineava, qualche giorno fa, il segretario generale della FLC CGIL, Francesco Sinopoli.
È questo un passaggio imprescindibile e sul merito, concordo, occorre essere chiari, ragionando analiticamente anche a costo, se fosse necessario, di essere urticanti.
Chiediamoci: Le risorse per l'Istruzione pubblica come saranno, d'ora innanzi, assegnate e quantificate?
Mi chiedo, Vi chiedo: Non è che, in barba all'annunciato scorporo, si provvederà, invece, poi, all'assegnazione delle risorse per l’Istruzione, sic ed simpliciter, mantenendo la medesima, vecchia logica che ispirava le previsioni di quando c'era il MIUR?
Se la risposta è sì, allora, avremo la comprova che il cosiddetto "spacchettamento" era, di fatto, solo una boutade a esclusivo uso politico dell'attuale maggioranza di governo.
Se, invece, si provvederà in modo nuovo, originale e diverso allora il mondo della scuola potrà recuperare la sua portata, il suo senso costituzionale e liberarsi dall'abbraccio interessato di certo mondo accademico.
La scommessa è in campo anche se, poi, con il passare dei giorni, si aggiungono al quadro nuovi, altri diversi dati ed elementi.
Penso all'iniziativa mediatico-politica del segretario del PD sull'Istruzione.
Non esagero se dico che Nicola Zingaretti ha lanciato, vedremo poi gli esiti, una sua "campagna d'Inverno" fatta di quattro diversi, impegnativi item-promesse.
Il PD, parte dell'attuale maggioranza di governo, insiste su temi quali:

1) Formazione e stipendi più alti per gli insegnanti;
2) Edifici sicuri, belli e sostenibili;
3) Obbligo scolastico i 3 e i 18 anni;
4) Scuole aperte fino alle 18.

Sono punti di difficile attuazione ed alcuni in sé poco convincenti a ciò si aggiunga, inoltre, che il partito di Zingaretti non è nuovo a mirabolanti promesse sulla e alla scuola, dopo essere stato, in epoca renziana, promotore, lì sì concreto, della L. 107, vera e propria controriforma aziendalista, beffardamente definita “Buona Scuola", e mai, anche ora che Renzo è uscito dal partito, ripudiata.
Bene ha fatto, quindi, la FLC CGIL, il suo segretario generale Sinopoli, ad esprimere le sue titubanze e riserve rispetto al "model" zingarettiano.
Una agenda quella PD che non allontana la scia dal modello renziano e che giustamente la FLC definisce della " scuola azienda subalterna agli interessi di breve periodo del sistema produttivo".
Serve, invece, un ritorno ai valori, alle elaborazioni, all'esperienza che erano patrimonio della migliore tradizione socialista sulla scuola, ispirata da uomini come Tristano Codignola, donne e uomini che favorirono anche conquiste come la Scuola media unica degli anni Sessanta del secolo scorso.
Il progressismo prono al mercato ha fallito anche nel campo dell'Istruzione e vorrebbe ancora condannare il Paese a una scuola che è altro da quella pensata dai Padri Costituenti.
Noi socialisti non ci rassegniamo e continuiamo a, lottare, democraticamente, a viso aperto, per una scuola dei cittadini, laica, democratica perequativa e formativa.


Prof. Fabio Cannizzaro

Coordinamento Insegnanti Socialisti


domenica 25 novembre 2018

PREMIO ANTIMAFIA AL FEMMINILE “FRANCESCA SERIO”, NELLA SUA QUINTA EDIZIONE, ASSEGNATO A FIAMMETTA BORSELLINO





Nella moderna e accogliente cornice della Pinacoteca comunale di Capo d’Orlando, nel messinese, si è svolta ieri la cerimonia di premiazione della V edizione del Premio antimafia intitolato alla memoria di Francesca Serio. Un premio antimafia al femminile, ideato e curato dal Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, che ne tempo ha attirato interesse ed attenzione.
Il premio è stato assegnato quest’anno a Fiammetta Borsellino, figlio del magistrato Paolo.
È stata l’occasione grazie anche agli interventi e alle interazioni di intellettuali, giornalisti e personalità di spicco per riflettere apertamente sullo stato attuale della lotta alla mafia. Interventi come quelli del giornalista Peppino Lo Bianco, della militante antimafia delle Agende rosse, Linda Grasso, dello scrittore Luciano Armeli Iapichino, del presidente provinciale A.N.P.I. , Teodoro Lamonica nonché quello del Presidente del dal Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, Fabio Cannizzaro hanno restituito al numeroso pubblico presente il senso dello stato dell’arte nella lotta alla mafia.
Particolarmente interessante è stato l’intervento di ringraziamento di Fiammetta Borsellino che ha offerto spunti per riflettere dal punto di vista etico a tutti coloro che lottano contro la protervia mafiosa.
Particolarmente apprezzata è stata poi la conduzione e la moderazione dell’evento affidata alla professoressa Patrizia Galipò.
Il pubblico molto attento e reattivo ha attivamente preso parte con domande e interventi tra questi ricordiamo quello di saluto dell’assessore comunale Aldo Leggio, degli studenti Marco Crisafulli e Mariangela Biondo, del docente Francesco Maria Zappia, di Donatella Ingrillì e Antonino Recupero, della prof.ssa Russo Lacerna Concetta e della prof.ssa Pina Giancola nonché dello scrittore Franco Blandi, autore del bellissimo “Francesca Serio – La madre” edito per i tipi di Navarra Editore.
Ancora una volta il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione nella persona del suo presidente, Fabio Cannizzaro ha ben organizzato la manifestazione offrendo una di quelle sempre più rare occasioni di informazione e confronto sulle dinamiche del fenomeno mafioso e connotandosi come una delle più vive, militanti realtà del socialismo di sinistra siciliano organizzato. Particolarmente apprezzabile è il lungo lavoro svolto per sostenere la memoria umana e politica di Francesca Serio, contadina socialista il cui esempio di dirittura e determinazione è una delle più importanti eredità per il socialismo  del XXI secolo.

lunedì 29 ottobre 2018

A CHE PUNTO SIAMO?



Intervento del compagno Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale siciliano e componente del’Esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista

***

In questi giorni di fine ottobre vari, diversi sono i sommovimenti interni a ciò che resta di certa sinistra politicistica in questo Paese.
È, infatti, di poche ore fa la notizia dello sganciamento di Sinistra italiana dall’esperienza di LeU.
Cosa sta accadendo? Molti, troppi si muovono per riposizionarsi, per tempo, in vista delle prossime, incombenti elezioni per il rinnovo della deputazione italiana al Parlamento europeo.
Queste “mosse” ci mostrano e più ci dimostrano quanto poco una certa parte della attuale classe dirigente di “sinistra” comprenda dell’attuale momento sociale e politico.
Tuttavia, qui e ora, non mi interessa essere tagliente con certi settori della sinistra, incapaci di autocritica e di serie analisi quanto definire, perimetrare quale può e deve essere il ruolo del socialismo di sinistra oggi nelle condizioni date di fronte anche a questi politicismi e/o rachitismi.
Risorgimento Socialista è ricordiamolo un’organizzazione militante nata per restituire proiezione ad una azione sociale e politica socialista in favore dei lavoratori e dei ceti deboli.
Nel tempo, complessivamente, pur non senza errori e/o titubanze, R.S. è rimasta fedele alla sua scelta iniziale, cosa ancor più evidente se si comparano scelte e posizionamenti di gruppi, movimenti, personalità e personaggi, che in vari tempi e a vario titolo, contrastarono e/o contestarono anche da socialisti R.S.
Il tempo ha contribuito a fare un po’ di chiarezza, superando queste accuse ed anche tanti, troppi evidenti, interessati personalismi si riesce, ora, in ciò che dopo una certa decantazione esiste e/o resta del mondo socialista a ben comprendere differenze di prospettiva e di indirizzo.
È sotto gli occhi di tutti che una cosa è guardare al presente, come fa Risorgimento Socialista, in prospettiva del futuro altra cosa è cercare di vivere il presente secondo categorie vetuste di un passato che oramai si è esaurito e che rende queste proiezioni intrinsecamente reducistiche.
Noi, nello specifico, gradualmente ma senza titubanze abbiamo via via affrancato l’organizzazione da questo tipo  di atteggiamenti reducistici quando non personalistici e prova ne è la decisione collegiale, collettiva, già in occasione delle scorse elezioni parlamentari, di superare i vecchi ragionamenti e di lavorare in modo aperto alla definizione di un nuovo perimetro della sinistra in Italia contribuendo alla nascita e all’affermazione dell’esperienza di Potere al Popolo.
È evidente che una siffatta scelta ha prodotto divisioni, smarrimenti, titubanze e anche qualche addio e tuttavia il corpo di Risorgimento Socialista è, oggi, più in in forza di prima e anzi riceve continuamente nuovi apporti.
Noi stiamo in Potere al Popolo in virtù del nostro essere apertamente, schiettamente socialisti e del fatto che la nostra identità di valori ed ideali è accettata dalle altre componenti di PaP, se così non fosse ne trarremmo le necessarie, utili conseguenze.
Dobbiamo però essere consapevoli che i sommovimenti cui accennavo, non ultimo il rischierarsi dei colonnelli di Sinistra Italiana è un dato organizzativo e politico che produrrà conseguenze.
Subito dopo l’annuncio ufficiale dell’abbandono di LeU a stretto giro è venuto lo sganciamento da Potere al Popolo del partito della Rifondazione Comunista. Abbandonando ogni categoria umorale o sentimentale  è nostro dovere ragionare di e su questi scenari.
La prossima possibile ricomposizione tra “fratoianniani” e “acerbiani” è dietro l’angolo. E noi? Noi, se sarà rispettata la nostra identità, siamo e restiamo, da socialisti, in Potere al Popolo. Resto, però, convinto che dovremmo insieme ai compagni napoletani, a quelli di Eurostop e ai settori vicini ad USB, superati gli strascichi dell’addio da Rifondazione, riflettere su quale possa e debba essere il futuro di questa nostra aggregazione.
Sarà un dibattito che dovrà vedere chiaro il rispetto delle pluralità e il fatto che Potere al Popolo non possa e non debba risolversi in una “ridotta” di un purismo comunista movimentista tout court ma debba aprirsi al dibattito europeo in cui il nostro pensiero coincide con quelli di compagni importanti come Jean-Luc Mélenchon de La France insoumise o di Jeremy Corbyn o ancora di Oskar Lafontaine.
Se poi prevalessero o potessero prevalere, pur lecitamente, queste spinte e scelte, noi socialisti di sinistra, senza paura o apprensioni, dovremmo riprendere la piena, completa agibilità politica non avendo mai abbandonato o declinato da quella organizzativa, senza rinunciare alle nostre politiche.
Resto convinto e lo scrivo qui, pubblicamente, che sarebbe un errore da parte di chiunque ridurre ed immiserire l’esperienza di Potere al Popolo in una sorta di “quadrato”, identitarista ed ideologico, ma se la cosa dovesse maturare ed accadere non ci vedrà impreparati né isolati.
Tuttavia qualunque possa essere lo scenario futuro in cui ci troveremo ad agire ed operare è nostro dovere porci come riferimento per tutte le socialiste, tutti i socialisti italiani che vogliono recuperare al socialismo militante un reale ruolo sociale e politico e liberarsi da certe proiezioni politicistiche e/o moderatiste.
Ecco a mio avviso, ecco ad avviso dei compagni siciliani di R.S. che rappresento, qual è il quadro in atto e quale può e deve essere, attualmente, la nostra azione.

Socialismo Sempre!
Fabio Cannizzaro

giovedì 29 marzo 2018

ECCO PERCHÉ SOSTENGO LE LISTE DELLA FLC CGIL



Da socialista impegnato a sinistra, da convito assertore di una necessaria, reale riaggregazione della sinistra non ho mai sottovalutato il necessario, fondamentale rapporto che esiste tra iniziativa politica, azione sindacale e conquiste sociali.
Questa interconnessione è, per il mio modo di intendere la società, i rapporti sociali fondamentale. In questa prospettiva è tutt’altro che secondaria la mia scelta di cercare di trovare rappresentati nel mondo del lavoro questi valori ed ideali.
In questa linea appare fondamentale la scelta di quale sindacato, di quale “modello” di relazioni sindacali e/o contrattuali vogliamo sostenere o rappresentare.
Appare, quindi, naturale, in base a ciò che io penso, rivolgermi a quel sindacato, a quella confederazione che, per me rappresenta, storicamente, pur non senza errori o titubanze, più e meglio, la mia idea di lavoro, di scuola, di società. Questa realtà per me è la FLC che è parte fondamentale della CGIL dato che si avvicina di più alla mia tradizione politica e di valori.
Scendendo, poi, nel concreto, alle prossime elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie saremo tutti chiamati ad essere coerenti a noi stessi essendo l’attuale fase cruciale per il futuro dell’istruzione e quindi del Paese. Preso coscienza di tutto ciò è chiaro, perciò, che ogni scelta produrrà necessariamente effetti su cui costruiremo o meno le nostre future scelte.
Scegliere la FLC CGIL è, pertanto, qualcosa di tutt’altro che casuale o accessorio. Si tratta di scegliere quali sistemi di relazioni sindacali vogliamo affermare per il nostro futuro lavorativo e anche per il sindacalismo scolastico. Chiarito ciò è altrettanto evidente che esistono poi comunque  diversi modi di stare e/o sostenere la FLC CGIL.
Personalmente credo che la CGIL tutta, oggi, rappresenti una delle rare organizzazioni dove è possibile ancora stare in modo dialettico e se serve, perché no, critico, se utile o necessario. Tutto ciò è ancora più vero se pensiamo all’attualità del dibattito che si sta sviluppando, al momento, in FLC CGIL sulle dinamiche legate alla firma del nuovo CCNL.
Sono emerse, è dato pubblico, valutazioni diverse, sul merito e il senso, del nuovo contratto sia normativamente che economicamente.
Tutto ciò rende forse meno incisiva la FLC CGIL?
Io penso di no, anzi considero che sia l’esatto contrario, sono, da sempre, infatti, profondamente convinto che un confronto reale anche serrato ci renda più forti ed incisivi.
Avrei del resto meno fiducia in una organizzazione dei lavoratori monolitica, che non è in grado di sviluppare, al suo interno, ragionamenti di senso e prospettiva concreti.
Si possono, infatti, nutrire dubbi o personali valutazioni su come meglio si doveva o poteva concludere la trattativa contrattuale, ma mai ritengo, in FLC, in CGIL, i compagni e le compagne, anche i più critici, mai accetteranno che il confronto si trasformi in una messa in accusa della “buonafede” dei dirigenti, cioè di coloro che assumono su di sé, per l’organizzazione, l’onere di rappresentare i bisogni, le aspirazioni dei lavoratori della conoscenza attraverso l’azione sindacale.
Sono, queste solo alcune delle considerazioni che mi sento di condividere qui con voi e che rendono, spero con immediatezza il senso del perché della mia scelta di sostenere la FLC CGIL sia in chiave organizzativa che elettorale.
Comprendo, anche, che questa mia presa di posizione se sarà apprezzata da taluni compagni sarà non compresa o osteggiata da altri e tuttavia la assumo, in linearità, con le mie idee, valori e scelte.  
Comunque la si pensi è a tutti evidente che i lavoratori, in particolare, della conoscenza, vivano una stagione particolare, iniziata con l’imposizione della “buona scuola” che ha finito per vedere colpevolizzare la categoria dei lavoratori della scuola e segnatamente gli insegnanti.
Come cittadini e lavoratori vicini o iscritti alla CGIL e alla FLC, da tempo, in molti abbiamo preso atto, di questo stato di cose che ha ricadute reali, quotidiane sulla qualità della vita di noi tutti come individui e lavoratori.
Chiederci cosa è possibile fare per contrastare queste “dinamiche” indotte significa in buona sostanza operare democraticamente, sindacalmente nel campo dei rapporti, delle relazioni sindacali, riconquistando attraverso la contrattazione, sia generale che collettiva, spazi, perduti e nuovi, di agibilità democratica per il lavoro.
In CGIL, ed è la sua forza, esistono, nella continuità sindacale di categoria e confederale diverse “sensibilità” capaci di fare sintesi. L’appello che mi sento di rivolgere, attualmente, è quello a scegliere e votare in occasione delle elezione per il rinnovo delle RSU della prossima seconda metà di aprile per le liste della FLC CGIL .
 Ciò anche perché è necessario rafforzare un sindacato, fatto dai lavoratori, dai loro bisogni, che sia credibile, forte, democratico quanto autorevole.
In Italia, nel comparto istruzione questo sindacato, nel nostro tempo, è e può essere credibilmente solo la FLC CGIL; l’unica organizzazione sindacale di categoria in grado di svolgere una serena valutazione di valori, bisogni, interessi e necessità e di essere critica con se stessa senza remore o unanimismi.
Questa forza, frutto della partecipazione, garantisce non solo o tanto gli iscritti FLC e CGIL ma l’intero sindacato nella e della scuola e con questo i suoi lavoratori.
Per farlo occorre, però, irrobustire sempre più la struttura dell’azione della FLC.
Si può partire per farlo solo dalla capillare presenza negli Istituti del Paese, presenza che può e deve essere garantita da noi uomini e donne, colleghi del comparto che ci impegniamo, che ci impegniamo in tal senso.
Una stagione difficile ci attende, non deludiamoci e portiamo avanti l’insegna di un sindacato partecipato, solidale di lotta e proposta insieme alla FLC CGIL!

Fabio Cannizzaro

giovedì 28 dicembre 2017

ALZIAMO LA BANDIERA DEL SOCIALISMO PER RESTITUIRE POTERE AL POPOLO



CONVERSAZIONE CON FABIO CANNIZZARO, MEMBRO DELL'ESECUTIVO NAZIONALE E COORDINATORE REGIONALE SICILIANO DI RISORGIMENTO SOCIALISTA.


PALERMO - Alle prossime elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento gli elettori troveranno  "Potere  al Popolo". Un'aggregazione politica che ambisce a rappresentare una novità  a sinistra. Noi de "Il Socialista Siciliano" ne parliamo, in questo scorcio di fine anno, con una nostra vecchia conoscenza, Fabio Cannizzaro, coordinatore  regionale e membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista.

***

D - Fabio, strana "collocazione" la vostra. Cosa ci dici?

R - Strana, dici? Sinceramente credo che sia la più  coerente al nostro essere socialisti  di sinistra. È  forse più  coerente per dei socialisti marciare alla coda di PD e LeU? Non credo! Noi con i nostri valori, idee e principi seguiamo l'insegnamento di Pietro Nenni e stiamo dalla parte di chi ha meno, da quella dei lavoratori. Per questo, sin dall'inizio, abbiamo partecipato e partecipiamo a "Potere al Popolo".

D - Vi collocate nell'area della sinistra radicale?

R - Noi ci collochiamo a sinistra. Nel Paese di "radicali" ci sono solo i bisogni inevasi, le necessità  sociali disattese.
Noi, con orgoglio, invece, rivendichiamo, da socialisti, di stare a sinistra senza se e senza ma. Volontariamente lontani da fallimentari quanto fantasiose ipotesi di futuri centrosinistra. Un orizzonte che è poi lo stesso fallimentare dei governi Renzi, Gentiloni e delle loro maggioranze politiche e parlamentari che tanti danni hanno fatto nel Paese.

D - Perché, a tuo avviso, un elettore dovrebbe scegliere e votare "Potere al Popolo".

R - Presto detto. Al netto di simpatie, pregiudizi, generalizzazioni "Potere al Popolo"rappresenta una vera novità,  forse l'unica, di questa prossima tornata elettorale.
Tanto, per troppo tempo, a sinistra,  si è discusso, senza reali conseguenze, sulla necessità di una riorganizzazione  a sinistra.
Finalmente, adesso, grazie anche allo slancio iniziale dei compagni, delle compagne di "Je so' Pazzo", collettivi,  associazioni, movimenti, sindacati, piattaforme, partiti sono tornati prima a parlarsi e poi a lavorare insieme.
Novità  nella novità è  anche l'incontro, tutt'altro che casuale, tra il meglio degli eredi militanti delle due grandi tradizioni del Movimento Operaio di questo Paese: socialisti e comunisti.
Un rivedersi, un ripararsi, un ritrovarsi che aveva avuto già  un primo avvio in occasione delle ultime, recenti elezioni regionali siciliane e che ora si rafforza, amplia e fortifica.

D - Socialisti e comunisti insieme, condizioni pre 1921?

R - Sono paragoni fantasiosi che si prestano solo a voli pindarici di poco costrutto. Il passato è  passato. I 97 anni, che a breve, ci separeranno dallo "strappo" di Livorno, riguardano un'epoca e condizioni politiche irripetibili. Non chiediamo e non offriamo abiura di sorta. Oggi, invece, serve un'unità d'azione a sinistra, tra noi, reale, concreta, politicamente fraterna, a partire dalla lotta alle subalternità,  alle sudditanze, alle prepotenze, per un reale contrasto della povertà,  del bisogno, della disoccupazione, dello strapotere dell'egoismo capitalista. Per dire insieme, forte No alla guerra, alle neo-militarizzazioni, alla mafia, al degrado etico e civile.

R - Molti affermano, però,  che non raggiungerete il quorum minimo per entrare in Parlamento. Cosa rispondi loro?

D - È  questo un vecchio vezzo della "politica politicata". Si prova ad accreditare, una indimostrata poiché  indimostrabile, inutilità  di un voto alternativo. Spiace che, al momento, ad usare questi argomenti vetero destrorsi siano soggetti che fanno capo al cosiddetto centrosinistra.
Forse dipende dal fatto che si sentono minacciati da "Potere al Popolo" che rende superato il loro solito tentativo di quadrare il cerchio.

D - Cosa ti aspetti, in concreto, da queste elezioni?

R - Un buon risultato e poi l'avvio di un percorso  comune libero da tatticismi, furbizie,  personalismi e leaderismi. Abbiamo l'occasione di determinare una novità  da sinistra,  figlia di una reale discontinuità nelle prassi politiche. Noi socialisti  di sinistra ci siamo e ci saremo a sostenere, anche oltre il momento elettorale, questo processo.
Una proiezione questa che guarda al futuro, pronta a confrontarsi con altre esperienze di sinistra europee ed internazionali. Dobbiamo, possiamo insieme essere capaci di affrontare temi spinosi ma indifferibili come quelli  del recupero, da sinistra, della sovranità  economica e quindi politica secondo la nostra "ratio" costituzionale.

D - Temi da poco...

R - Sono nodi strutturali su cui noi socialisti  di sinistra di R.S. riflettiamo da tempo. Dovresti ricordare, Liborio, ad esempio, che noi aderiamo convintamente, e per nulla pedissequamente, alla Piattaforma  di EUROSTOP, in coerenza con il nostro condividere elaborazioni socialiste di sinistra come quelle di Lafontaine, Corbyn, Tapias, Martinez ecc...

D - In conclusione, avete avviato un percorso...

R - Sì,  i  socialisti di sinistra di Risorgimento Socialista sono tornati ad esprimere, in continuità  ideale, una presenza politica organizzata che ha avuto nella storia di questo Paese precedenti importanti ed illustri con ricadute evidenti sulla democrazia e la sua declinazione in tutto il Paese . Oggi possiamo dire : NOI CI SIAMO E STIAMO A SINISTRA!

LIBORIO SCIACCA