Visualizzazione post con etichetta rete socialista socialismo europeo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rete socialista socialismo europeo. Mostra tutti i post

sabato 31 gennaio 2015

MATTARELLA FACTOR




DOPO L’ELEZIONE DEL NUOVO  PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA APPARE EVIDENTE CHE SI E’ OPERATO UN SOSTANZIALE  “RIALLINEAMENTO” DELLE POSIZIONI A SINISTRA CHE PONE LE FORZE DI SINISTRA SOCIALISTA NUOVAMENTE AL CENTRO DELL’AZIONE POLITICA E DELLA PRESENZA SOCIALE IN QUESTO PAESE, A PATTO CHE…



L’elezione a Presidente della Repubblica del nostro conterraneo Sergio Mattarella, cui auguro buon lavoro,  penso sia, come bene ha fatto a sottolineare  il compagno Isidoro La Spina,  un capolavoro di tattica di Renzi, che ha ottenuto vari, diversi  “risultati",  di breve o forse anche medio periodo, in una sola mossa.
Senza qui entrare nel merito della partita tattica giocata da Renzi e dai renziani, quel che mi preme, in questa sede, evidenziare è la questione di quale ruolo, in questa prospettiva, abbiano “accettato” di svolgere certi settori di sinistra di questo Paese.
Concordo con coloro che sostengono  che se Mattarella ha avuto il consenso e soprattutto i voti degli elettori presidenziali della sinistra parlamentare ( SEL e cosiddette sinistre PD) non è poi così scontato che il neo Presidente abbia raccolto consensi e gradimenti parimenti entusiasti  in tutta la sinistra.
E’ un dato che oltre e al di là del riconosciuto valore, personale ed umano, di Mattarella resta comunque un elemento su cui riflettere e confrontarsi.
Non si deve pensare che questa cesura sia frutto solo dei vecchi, noti posizionamenti politici della “gauche” nostrana.
Detto ancor più chiaramente i posizionamenti, a sinistra,  assunti per l’elezione di Mattarella a dodicesimo Presidente della Repubblica italiana mutano direi, irreversibilmente, il quadro interno alla sinistra italiana. Cerco di spiegare meglio il senso di questa riflessione.
E’ evidente che la scelta di Sinistra ecologia e libertà, del suo gruppo dirigente e del suo leader Vendola di votare, il candidato poi eletto, Mattarella sposta l’asse dell’iniziativa di SEL, di fatto, a prescindere da Mattarella, verso il centro dello schieramento politico.
E’ un dato direi oggettivo, dato che SEL  come già si intuiva dopo l’iniziativa di Human Factor ha scelto come suo interlocutore politico privilegiato il mondo, i settori delle cosiddette sinistre PD.
Senza gridare allo scandalo è questa però una valutazione tattica che ricolloca direi necessariamente SEL all’interno del quadro politico italiano.
Diversamente da altri non credo che questa scelta dipenda dalla modifica della soglia d’accesso parlamentare al 3%  fissata nell’Italikum come qualcuno ha un po' malignamente insinuato .
Questo “riallineamento” di SEL, finisce, però,  comunque la si pensi, per avere conseguenze direi certe  anche sul complessivo posizionamento e ruolo del socialismo italiano tout court di oggi e più ancora di domani.
Non sfuggirà a nessuno che all’interno del mondo socialista e segnatamente alla realtà politica in particolare del PSI giunge, adesso,  ai suoi ultimi esiti lo scontro di posizioni e prospettive interne al partito.  
Appare  evidente che il ruolo, accessorio ma pur sempre tatticamente utile, sin qui svolto da Nencini e la sua maggioranza interna al PSI che intendeva e posizionava il partito come “mosca cocchiera” del PD a sinistra perde senso e valore nonché interesse per i democratici  e il suo leader.
Quel “ruolo” politico, adesso, viene conquistato e assunto da SEL  che rispetto al PS nenciniano ha il merito di esercitare più e meglio, sia qualitativamente che quantitativamente,  questa “mansione cerniera” tra un PD neocentrista e una sinistra parlamentare se non parlamentarista.
Questo complessivo “riallineamento” non può non avere conseguenze anche per  quel che riguarda le sinistre interne al PSI,da tempo all’opposizione di Nencini.
E’ difatti  sempre più evidente che la “coabitazione” e la “convivenza” con i “nenciniani” è una camicia di Nesso sempre più  problematica e foriera, in prospettiva, di consumare, anzi logorare  slanci, militanze e analisi che da sempre sono state e sono la grande ricchezza delle sinistre socialiste.
L’imbuto politico-organizzativo si fa sempre più stretto.
Senza entrare nel merito di un travaglio che comprendo e rispetto è sempre più evidente che le sinistre del PSI sono, di fatto, innanzi ad una scelta  non più rinviabile dato che ne va della loro stessa esistenza ed essenzialità politica.
Fortunatamente, da tempo, i socialisti sia delle minoranze interne al PSI  sia quelli espressione dell’associazionismo socialista autonomo e  territoriale, come nel caso della Rete Socialista – Socialismo Europeo si stanno confrontando sulla prospettiva di dare corpo e sostanza a una casa della sinistra, nuova, originale e non solo socialista in chiave reducistica o identitaria.
 Un progetto che è in stato avanzato d’esecuzione  e che recentissimamente ha visto nascere, a Roma, presso il Circolo socialista della Garbatella, la FEDERAZIONE PER IL SOCIALISMO.
E’ questa dunque una prospettiva che anche alla luce dell’elezione presidenziale di  Mattarella, della svolta meneghina di SEL con  Human Factor finisce, di fatto, per spostare irreversibilmente a sinistra dello schieramento le forze di sinistra socialista e democratica.
E’ evidente, adesso, che a sinistra del PD, a prescindere da scelte , posizionamenti interni delle sua maggioranze e minoranze, senza cedere alle virtuali lusinghe di coordinamenti a doppia o plurima tessera, esistono a sinistra, da oggi,  due sole realistiche opzioni praticabili.
Una è quella post comunista incarnata da settori politico-culturali come quelli che fanno capo a Rifondazione comunista , alle forze della diaspora comunista  a gruppi come quello che ha poi prevalso nel cartello elettorale de  “L’Altra Europa” e a un giornale d’area qual è, l’ ottimo anche se non sempre condivisibile, “Il Manifesto”.
Ve ne è poi  un’altra di sinistra socialista di cui spero sinceramente la Federazione per il Socialismo possa divenire referente politico-organizzativo di sintesi.
Una sinistra questa rappresentata, in termini politici, culturali ed ideali, da settori come quelli dell’associazionismo socialista autonomo e territoriale,  della Rete Socialista – Socialismo Europeo, delle sinistre PSI, delle sinistre sociali e sindacali, di settori di sinistra democratica rappresentate da compagni come, ad esempio, Cesare Salvi nonché di tanti compagni e compagne senza tessere o affiliazioni.
Questa “variazione” di posizioni a sinistra ci pone, dunque, davanti a nuove, enormi responsabilità che dobbiamo onorare, prima tra tutte quella di aver chiaro che il nostro posizionamento politico è basato su Princìpi e Valori ideali non meno che su stringenti analisi sociali ed economicihe e deve parimenti tenere conto sia del fallimento, evidente, incontrovertibile del modello comunista sia delle vecchie prassi socialdemocratiche e di certe sue recenti, evanescenti varianti neoliberiste.
Fortunatamente le sinistre socialiste , in questo Paese, vantano elaborazioni, analisi che hanno posto all’attenzione del Paese , dell’opinione pubblica e della sinistra internazionale riflessioni come quelle di compagni quali  Rosselli, Faravelli o ancora di Riccardo Lombardi solo per citarne alcuni.
Sta a noi, dunque, accettare il ruolo di volano per il rilancio e la rigenerazione della sinistra in Italia, specie ora che sono state superate e risolte le ragioni della più che novantennale, sciagurata divisione delle sinistre nella Penisola.


Sempre e Più Avanti!

Sempre Socialismo!


Fabio Cannizzaro

lunedì 19 gennaio 2015

DALLA SICILIA: UNA RIFLESSIONE SUI MOTIVI PER CUI NASCE LA FEDERAZIONE PER IL SOCIALISMO



La notizia non ha avuto lo spazio mediatico che meritava.  Sabato scorso, 17 Gennaio, a Roma, in un luogo evocativo quale il Circolo Socialista della Garbatella si sono riuniti i rappresentanti di varie realtà organizzate ed associative socialiste presenti sul territorio italiano che hanno deciso di fondare una nuova e originale organizzazione politica: la Federazione per il Socialismo.
Lo stesso nome indica con chiarezza e senza fronzoli quale sia lo scopo di questa nuova realtà politica. L’impegno è quello di lavorare, senza tatticismi o infingimenti, alla rinascita culturale e politica e alla riorganizzazione di una sinistra democratica  in Italia, che faccia sintesi di diverse culture ed esperienze radicate a sinistra a partire da quella socialista ma non limitandosi solo a questa. La volontà di favorire una reale, praticata sintesi a sinistra, per offrire una rappresentanza a tutti coloro che, uomini e donne, non si riconoscono e non possono riconoscersi più nelle politiche ondivaghe del Pd.
La nuova organizzazione politica vivrà, da adesso, una fase febbrile che vedrà impegnati i promotori , le loro formazioni di provenienza, i militanti interessati a strutturare nei territori, stavolta in chiave federalista ed autocentrata, il nuovo soggetto politico. 
In questa fase si è deciso, per la sua esperienza organizzativa di chiedere al compagno Giovanni Rebechi di svolgere il compito nevralgico e non facile di coordinamento delle attività della Federazione.
Nel merito, con un occhio alla Sicilia, abbiamo chiesto al compagno Fabio Cannizzaro, che di questa esperienza, sin dalla fase embrionale, e stato un convinto sostenitore e promotore di spiegare a noi de Il Socialista Sicilianoil senso della neonata Federazione per il Socialismo .
***
Anticiperò, da me, subito,  una obiezione che, sicuramente, c’è da giurarci,  ci verrà  mossa spesso,  nelle prossime settimane: C’era davvero bisogno di una nuova organizzazione politica a sinistra?
Risponderò subito di sì. E spiego il perché di questa necessità che si è mutata nel tempo in urgenza.
Le scelte, le decisioni maturate dall’attuale gruppo dirigente Pd, la decisione di procedere a collocare, di fatto, il grande partito erede e sintesi degli ex DC e dei post-PCI, in uno spazio politico socialmente sempre più moderato hanno avuto ed avranno ancora, necessariamente, ripercussioni su tutta la sinistra di questo Paese.
Ciò è ancor più inquietante in Sicilia dove le manovre, i riallocamenti “romani” si confrontano e si riverberano, pedissequamente, anche su una politica isolana sempre più incapace e succuba di quella romana, di cui la sintesi è oggi l’evanescente quanto supponente, governo Crocetta.
A ciò si aggiunga la scelta, per noi infausta e miope, del gruppo dirigente e della maggioranza interna del PSI di appoggiare senza riserve, anzi con entusiasmo, le scelte del Pd e il sostanziale frustrato immobilismo di quell’area post comunista che non è riuscita, ad oggi, ad uscire dai vecchi recinti identitari ed organizzativi. Tutto ciò ha generato complessivamente  una assenza di proposta e presenza politica e nessuno ha saputo dare credibilmente  voce ai bisogni e alle esigenze dei lavoratori e dei settori deboli e svantaggiati del Paese.
Questo vulnus sta producendo un effetto distorto per cui il Pd, le sue politiche leggono questa debolezza come un avvallo alle proprie scelte. Noi , come chiunque sia di sinistra, non possiamo certo accettare una simile “logica”.
Ecco perché in tanti ci siamo interrogati su cosa avremmo dovuto e potuto fare per interrompere questo “andazzo”.
Noi, qui in Sicilia, che abbiamo partecipato al progetto politico rappresentato dalla Rete Socialista- Socialismo Europeo abbiamo portato e profuso la nostra energia, le nostra analisi e la nostra convinzione al progetto  sostenendo attivamente che la sinistra isolana, al pari di quella italiana, potranno ritrovare una centralità solo se sapranno riavvicinarsi ai bisogni dei ceti deboli e dei lavoratori e se faranno ciò muovendo, anche in termini organizzativi, da una logica federalista, in grado di dare rappresentanza alle diverse storie, culture e tradizioni della sinistra di questo Paese dal Süd Tirol alla Sicilia.
La Rete, però, è stata pensata e realizzata per avere un ruolo transitorio, necessariamente temporaneo, rappresentando scientemente un’ occasione d’incontro, confronto , collegamento e coordinamento tra realtà territoriali che però possono, anzi devono, più che mai, coordinare i propri percorsi territoriali in una iniziativa politica di sinistra  più ampia, coordinata, credibile e coordinata.
Ecco perché noi siciliani della Rete Socialista- Socialismo Europeo abbiamo, da subito, sostenuto l’idea di una iniziativa più amplia, avanzata che portasse alla creazione, finalmente,  di un nuovo soggetto politico.
In questo senso è andato, appunto, il mio intervento all’incontro promosso dalla Rete, a Roma, lo scorso 15 novembre 2014. Ebbi modo lì di dire che noi dovevamo andare oltre la Rete non perché la rete avesse fallito ma proprio perché questa stava indicando una strada che può ridare speranza alla sinistra di questo Paese. Adesso è arrivato il tempo delle scelte!
Ogni compagno, ogni compagna, le realtà associative cui questi appartengono e in cui militano  si trovano ora  a dover scegliere cosa vogliono fare. 
Davanti ad ogni Circolo socialista, Associazione, o compagno  si aprono oggi due strade. 
Si può decidere di proseguire il proprio impegno limitandolo a un lavorio politico-culturale  o si può decidere di allargare, sempre muovendo dalle nostre realtà, il quadro e la portata politica del nostro impegno.
Qualunque sia la scelta ben si comprende che l’una strada non è compatibile con l’altra.  Nessuno nega che la decisione a cui siamo chiamati non è  certo facile.
Molti di noi vengono da storie personali, politiche diverse, tutti però siamo accomunati dalla maturata convinzione che occorra dare forma e rappresentanza ad una forza organizzata di sinistra  democratica, che agisca oltre ed al di là delle scelte di quel “catch all party” che è il Pd la cui vocazione e sempre più centrista e essenzialmente a-progressista.
Né visto lo stato delle cose possiamo certo permetterci di restare in attesa delle decisioni di quei “pallidi eroi metastasi ani” che sono i dirigenti delle sinistra, vere o presunte, del Pd. Una simile attesa non ci verrebbe perdonata dai lavoratori oggi sottoposti dal governo Pd ad un attacco senza precedenti che mira a sottrarre a loro e quindi alla società civile tutta una serie di diritti sindacali e sociali  acquisiti in anni di lotte democratiche.
Muovendo da questa consapevolezza e certi che se la sinistra vuole recuperare senso e quindi centralità deve superare le vecchie divisioni frutto di stratificazioni legate e alle appartenenze e a certi personalismi, spesso incomprensibili , da tempo grazie all’impegno di tanti si è iniziato a riflettere e discutere su come fosse possibile fare dialetticamente “sintesi”.
Ognuno di noi ha portato in questo dibattito le proprie idee e le proprie intuizioni.
Non sono mancate asprezze e/o incomprensioni, che in alcuni casi resistono ancora, spingendo compagni, di indubbio valore, a frenare, senza però fermare il processo che ha portato ora alla nascita della Federazione. Il processo, difatti,  non può e non deve interrompersi, pena la stessa scomparsa della sinistra dal quadro sociale e politico del Paese e dei nostri Territori, delle nostre Realtà.
La scelta moderata perseguita dal Pd “a trazione renziana” apre a noi della Federazione per il Socialismo, come espressione possibile di una sinistra nuova, volutamente “meticciata”,  uno spazio politico vuoto, in sé ampio, ovvero quello che le sinistre identitarie  ex PCI  o simil tali hanno abbondantemente dimostrato di non saper presidiare, perse come sono nella nenniana ricerca della “purezza epurante”.
Noi senza discriminare nessuno, alcuna tradizione o esperienza, diciamo però, che occorre muovere in modo diverso, esaltando, non smetterò di ripeterlo, le ragioni del necessario incrocio tra le nostre esperienze e tradizioni.
Io da socialista e federalista dico che la Federazione per il Socialismo non dovrà essere,  non potrà essere un momento aperto solo o soltanto ai socialisti anagrafici. Se così fosse saremmo destinati a fallire e a trascinare con noi nel nostro fallimento gli interessi e i bisogni di lavoratori e deboli di questo Paese.
Oggi del resto se ci fermiamo a riflettere, cosa che abbiamo fatto, lungamente, noi nella Rete Socialista- Socialismo Europeo, sulle necessità e contingenze del presente scopriamo che è l’intero quadro delle relazioni economiche, sociali e politiche ad essere cambiato in chiave non solo italiana ma europea e globale.
Di fronte a questa evidenza che si è fatta sempre più emergenza sociale una sinistra credibile e non parolaia o peggio salottiera deve mettere in campo soluzioni all’altezza delle aspettative dei ceti che rappresentiamo che oggi sono l’intero spettro dei lavoratori, senza esclusioni, dei disoccupati e dei deboli della nostra società.
Ha dunque poco o nessun interesse assistere a “querelle” a sinistra  come quelle seguite all’elezione di una rappresentanza italiana con la lista L’Altra Europa con Tsipras. Elezione di misura che ha scatenato un “delirio di impotenza” tra i diversi eredi delle “confessioni” post comuniste di questo Paese, delegittimando le loro sempre soluzioni, basate su analisi vetuste quanto antiche.
Del resto le ragioni storiche della divisione della sinistra italiana si sono consumate nel combinato disposto e del fallimento storico del modello del socialismo reale di marca sovietica e nell’implosione del modello di rappresentanza partitica, riduttivamente,  noto come “Prima Repubblica”.
Posto ciò occorrerebbe tornare ad uno spirito che potremmo definire delle origini, in cui la rappresentanza del socialismo e della sinistra , trovavano sintesi bastevole bastante in una unica organizzazione politica che allora era il PSI.
Oggi è di tutta evidenza che occorre a rideterminare le condizioni possibili per creare questa nuova organizzazione politica a sinistra, dato che nessuna di quelle esistenti hanno mostrato capacità e volontà di assumere questo ruolo di unificazione. Per questo scopo, oggi, nasce la Federazione per il Socialismo.
E’ questa analisi che può contribuire a rendere chiaramente identificabile la Federazione ad un bacino sociale ed elettorale abbastanza largo che non ha tempo o interesse per le dispute tra le osservanze “funeraliste” di certe osservanze sinistrorse e che invece cerca tutela e rappresentanza a sinistra.
Ragionare in questa prospettiva  significa dunque riflettere sul futuro del Paese e farlo non abbandonando questa riflessione alle solita Upperclass, politico-burocratica ed economica, centralista e immarcescibile, che governa il Paese da troppo tempo in forma consociativo- cooptante.
Il nostro impegno come Federazione per il Socialismo ha, dunque,  tre diverse, contemporanee valenze. Una prima più squisitamente politica, una seconda di prospettiva storica e una terza di natura socio-economica. Ciascuna delle tre necessità delle altre per restituire al progetto della Federazione la sua più reale e concreta portata.
Se così non sarà si porrà a lungo nel Paese, e nei Territori, l’anomalia dell’assenza di una sinistra democratica in questa Italia repubblicana del XXI secolo.
Il compito che ci attende non sarà dei più facili, nessuno pensi o speri di poter sostituire il duro lavoro politico con oleografie di un passato mitizzato. Le sfide che ci attendono oggi sono nuove come i tempi che siamo chiamati a vivere ed è bene ricordare che non esistono soluzioni antiche che si adattino, di per sé,  alle dinamiche sociali, economiche e politiche dell’oggi.
Chiarito ciò penso sia altrettanto utile precisare che questo sforzo di sintesi, che io amo definire “meticciamento”, non richiede a nessuno di noi di rinunciare ai propri ideali, alle proprie tradizioni.
Io sono e resterò, ad esempio, orgogliosamente legato alla tradizione socialista, autonomista e democratica e parimenti federale del socialismo siciliano. Fare sintesi, infatti, non significa perdere se stessi ma inverare ciò che siamo in una sintesi feconda, originale ma senza smemoratezze o vaghezze.
Vorrei infine poi chiarire che il nostro modello organizzativo come Federazione per il Socialismo, facendo tesoro anche di tanti errori maturati negli ultimi 120 anni dal movimento, dovrà essere necessariamente federale, forte del consenso e della vicinanza ai Territori, non come espressione del campanilismo, ma semmai, più e meglio, delle diverse tradizioni storico-popolari di Territori ricchi di culture ed identità quali sono quelli della Penisola.
In questo breve intervento spero di aver sintetizzato cosa noi socialisti autonomi siciliani fino ad oggi organizzati nella Rete Socialista e da oggi convintamente parte della Federazione per il Socialismo intendiamo nello sposare questo progetto politico-organizzativo per portare, da sinistra, prosperità e felicità alla Sicilia in chiave del nostro impegno complessivo ed apertamente Europeo ed internazionalista.


Viva la Federazione per il Socialismo!

Viva il Socialismo!

Viva la Sinistra!


Fabio Cannizzaro

domenica 23 novembre 2014

INTERVENTO DI FABIO CANNIZZARO , ALL’ASSEMBLEA DELLA RETE SOCIALISTA DI ROMA, DEL 15 NOVEMBRE 2014




Care compagne, Cari compagni, illustri ospiti,
Non è facile onorare, in pochi minuti, la promessa fatta al compagno Giovanni Rebechi di rappresentare cosa da Sud, dai nostri diversi Sud, insulari e no, si spera e si pensa debbano essere ruolo e prospettive dell’azione socialista a sinistra e nella sinistra.
Mi sono chiesto: Cosa ci chiedono oggi i ceti sociali del sud oggettivi referenti di un’azione socialista a sinistra? Del resto credo che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare che i nostri referenti sono e restano i ceti popolari, le classi subalterne, i disoccupati, i precari, i lavoratori. Ebbene tutti costoro: cosa ci chiedono? Ci domandano, in buona sostanza, di interrompere un andazzo, di combattere le sperequazioni, le diseguaglianze che anziché diminuire aumentano ed aumentando scavano nel quotidiano odiosi quanto evidenti divari sociali ed economici. Credo sia questo ciò che da Sud ci chiedono i lavoratori e con questi i deboli, gli ignorati, gli svantaggiati.
Noi socialisti schierati a sinistra abbiamo il dovere,  compagne e compagni, di studiare, esaminare e trarre le conseguenze politiche dall’analisi della realtà socio-economica.
Alle osservazioni devono ,dunque, seguire fatti ed atti politici conseguenti. Non è più tempo di paludamenti, di titubanze, del resto è sotto gli occhi di tutti che il Pd lavora all’eliminazione politica di qualunque forza alla sua sinistra, azione affidata al sistema elettorale a-democratico dell’Italikum.
E' altresì evidente che, attualmente, il Pd persegue con oggettiva pervicacia politiche economiche e sociali neoliberiste.
 Non sta però a noi, ne questo è il luogo più adatto a farlo, dettare al Pd e alle sue minoranze interne agende e/o consigli su cosa fare rispetto alle scelte della loro maggioranza e del loro segretario, Renzi.
Detto ciò abbiamo però il diritto di dire che le politiche del Pd, da socialisti e da uomini e donne di sinistra, non solo non ci convincono ma che anzi ci vedono decisamente contrari.
Da Sud, dai nostri Sud noi socialisti leggiamo l’agenda renziana in perfetta linea di continuità storico-politico e socio-economica rispetto alle vecchie logiche riguardo i rapporti Nord-Sud. Del resto a ben vedere questo Pd, il suo leader concretamente non mettono in discussione né ricette né scelte né analisi del capitalismo globalizzato e finanziario mondiale, applicandone i dettati in Italia e avvallandone le logiche e le prassi a livello inter e intranazionale.
Detto ciò la situazione è grave ed io sono venuto qui a Roma , su mandato dei compagni e delle compagne siciliane che rappresento, non tanto a celebrare noi stessi quanto, più e meglio, a sostenere che la Rete Socialista oggi non si basta più.
E non è  badiamo bene la Rete Socialista che non si basta per inadeguatezza, anzi è l’esatto contrario, noi dobbiamo e possiamo superarci perché il nostro progetto è vivo e vitale più che mai e occorre quindi di evolvere verso una nuova, successiva fase politica ed organizzativa.
Liberiamo, quindi, il campo da equivoci e/o generalizzazioni, qui non si tratta oggi di creare un nuovo, ennesimo partito o partitello.
Da socialisti ben comprendiamo che non è tempo di proporre o strutturare un partito politico che in questa fase non potrebbe essere né influente ne tantomeno credibile.
Ciò che ci deve vedere impegnati è la necessità di dare vita, da subito, ad una organizzazione politica socialista schierata a sinistra.
Chiarisco ancora meglio. Noi peroriamo e proponiamo a Voi, al corpo vivo del socialismo militante e della sinistra un modello Federativo e federale che dia vita ad una unione organizzativa dei socialisti a sinistra.
Una Federazione che si muova valorizzando le Identità territoriali storiche, culturali, economiche e se presenti linguistiche di questo Paese. 
Pensate alla tradizione socialista siciliana, all’esperienza, fondamentale e fondativa del socialismo siciliano: I Fasci Siciliani dei Lavoratori di fine Novecento.
Pensiamo, ancora, a tradizioni come quella di Rollier , di Colorni o ancora di Silvio Trentin. E’ questo e non quello differenzialista e neolepenniano di certi altri il vero federalismo.
 Su questo tema non prendiamo  e accettiamo  lezioni da nessuno. 
E del resto noi della Rete Socialista in Sicilia poniamo come elemento centrale della mobilitazione socialista la soluzione della composita quanto ineludibile Questione Siciliana.
Appare dunque chiaro che la nostra iniziativa non è e non vuole essere una chiamata alle armi per il reducismo socialista tout court.
La futura federazione, infatti, non si rivolge solo o prevalentemente ai compagni che militano nel PSI, nel partito nenciniano.
La nostra quotidianità, il nostro divenire politico in questi mesi ha tratto la sua linfa, la sua forza nel tessuto del Socialismo Autonomo, di quell’Associazionismo Socialista che, senza nulla togliere alla presenza e alla convivenza nella Rete Socialista con bravi compagni e brave compagne che pure militano nelle minoranze del PSI,  è, oggettivamente, al momento il vero cuore pulsante dell’azione socialista a sinistra.
E’ riscontrabile che sin qui la Rete ha infatti prevalentemente, positivamente lavorato alla riaggregazione del tessuto politico-culturale di base e spontaneo che esiste nei territori, rinunciando, giustamente penso io, alla mero scontro con il PS nenciniano.
Noi, infatti, senza mai rifiutare un confronto fattivo e schietto con chicchessia, avvertiamo come centrale, ineludibile “necessità” per i socialisti contrastare il tentativo messo in atto dal Pd di disarticolare gli equilibri a sinistra provando anche a condannare i socialisti, e quindi il Socialismo, ad una in essenzialità politica  e sociale che, diversamente da altri compagni e compagne, non possiamo né vogliamo accettare.
Anzi diciamo, con giusta fierezza, che è la nostra tradizione socialista e democratica di valori, ideali e princìpi l’unico immediato, possibile collante  per avviare una seria riorganizzazione della sinistra, su basi attuali ed originali, condividendo non teorie ideologiche o riflessioni teoretiche ma, più e meglio, necessità ed esigenze politiche e socioeconomiche.
Dobbiamo invitare, da subito, tutti i compagni, le compagne a porre al centro dell’attenzione e dell’iniziativa politica tra gli altri anche  temi come quelli del tanto vituperato trittico saragattiano ( scuole, ospedali e case).
Oggi la imperante volontà neoconservatrice, incarnata anche dal Pd, trova espressione nell’odioso attacco a settori come questi, non solo dimenticati e ignorati, ma su cui muove ora, infaustamente quanto poco lungimirantemente, la mannaia di spesa di questo Esecutivo.
Pensiamo, ad esempio, al progetto della cosiddetta “Buona” Scuola renziana.
Da insegnante, da lavoratore, da socialista dico che quello mosso dal Premier, dal suo partito è un attacco formidabile quanto letale sia ai diritti sindacali , professionali ed alla dignità di insegnanti e personale ATA che ai diritti democratici degli studenti, delle famiglie, dei cittadini.
E’, in buona sostanza, un concreta aggressione alla “Bastiglia” della Costituzione: la Scuola repubblicana.
La Rete Socialista, e da domani, spero, la Federazione per il Socialismo, dovrà tutelare, in questo come in ogni altro settore,  la società democratica voluta dai Padri Costituenti e dovrà farlo da sinistra, difendendo diritti, prerogative lottando democraticamente per allargarli e non come fanno taluni per cassarli e/o ridurli.
E’ tempo di schierarsi, di essere conseguenti alle idee professate. E’ tempo di fatti politici!
Dobbiamo dare risposte ai bisogni non meno che alle esigenze della Gente, dei Lavoratori di questo Paese.
Questa assemblea non è dunque un occasione autocelebrativa né burocratica interna.
Oggi qui sono convenuti uomini e donne, espressioni di associazioni, gruppi, movimenti e/o singoli, che lavorano per l’unità del Socialismo ed in prospettiva per quella della sinistra democratica schierata, senza se e senza ma, a sinistra del Pd.
Rifiutiamo, poiché storicamente fallace, l’unificazione verticistica e virtuale di sigle e gruppi dirigenti e miriamo, invece, a riorientare il socialismo per riorganizzare su nuove basi la sinistra.

VIVA IL SOCIALISMO!

VIVA LA FEDERAZIONE!

VIVA LA SINISTRA!
Fabio Cannizzaro
Coord.della Sicilia
e componente U.P.
della Rete Socialista

PERCHE’ ADERIRE, DA SOCIALISTI E DA LAVORATORI, ALLO SCIOPERO GENERALE DEL PROSSIMO 12 DICEMBRE.




La Rete Socialista aderisce allo sciopero generale, promosso da C.G.I.L. ed U.I.L., per il prossimo 12 dicembre.
Una adesione la nostra che non è un sostegno di facciata ma, più e meglio, un impegno militante volto a convincere il maggior numero possibile di compagne, compagni e cittadini della giustezza e della necessità di questa mobilitazione.
Taluni pensano che scioperare sia un sacrificio spropositato ed essenzialmente inutile.
A tutti costoro occorre dire, ricordare che la posta in gioco è enorme.
Certo scioperare implica, direi necessariamente, un sacrificio economico ma è altresì vero che il Governo Renzi sta conducendo una offensiva organica, senza precedenti, ai diritti acquisiti dei lavoratori di questo Paese.
Di fronte a questa “volontà” di ridimensionare le prerogative dei dipendenti, pubblici e privati, è chiaro che i lavoratori, tutti noi lavoratori abbiamo il diritto e il dovere di reagire.
Possiamo e dobbiamo farlo in un modo democratico qual'è indubitabilmente l'astensione dal lavoro.
Provare a demonizzare questa scelta,questo diritto, come tentano di fare certi settori politici, rischia davvero di trascinare l'Italia in un baratro senza ritorno.
Scegliere, dunque, di esercitare il diritto di sciopero e di farlo nel modo più unitario ed articolato possibile non possiamo accettare che venga demonizzato, tanto più che questa mobilitazione è promossa da due confederazioni sindacali, CGIL ed UIL, la cui fedeltà ai principi costituzionali non può essere messa in discussione da chicchessia.
Lo sciopero generale nazionale del prossimo dicembre è, quindi, una occasione per permettere ad ogni lavoratrice, ad ogni lavoratore, iscritto o no, a CGIL ed UIL, di contare collettivamente e di fare sentire i propri convincimenti.
L'evidente corollario della scelta di scioperare è ovviamente, direi necessariamente il sacrificio economico.
La rinuncia ad una giornata di lavoro che attesta incontrovertibilmente una volontà dichiarata, non viziata di partecipare alla vita sociale, politica ed economica del Paese e quindi di esprimere le proprie opinioni sul merito e sulla sostanza delle decisioni che riguardano i lavoratori .
Lo sciopero del prossimo 12 dicembre dovrà essere , dunque, un messaggio chiaro al Governo Renzi sull'indisponibilità della gran parte dei lavoratori, dei precari italiani ad accettare una riduzione dei loro diritti e delle garanzie a loro tutela.
Abbandonarsi alla rassegnazione, accettare di vedere calare dall'alto, in modo dirigistico, scelte contro-riformiste sul lavoro sarebbe la fine di qualsivoglia rappresentanza sindacale e sociale degna di questo nome per i lavoratori, mutandoli, mutandoci in meri “oggetti” di scelte e decisioni dirigistiche prese altrove.
Solo attraverso forme democratiche di mobilitazione e di lotta, sarà possibile, pertanto, restare “soggetti” capaci di scelte autonome e condivise.
Ciò è particolarmente importante in una fase storico-economica in cui il montante, aggressivo neoliberismo imperante vorrebbe sacrificare alle logiche di profitto i bisogni e le esigenze dei lavoratori e quindi della maggior parte della società.
E' vero che si tratta di processi generalizzati dalle dimensioni ed implicazioni internazionali, globali ma è pur vero che il contrasto a queste “logiche” può e deve passare direi obbligatoriamente per le nostre, diverse varie realtà territoriali che danno forma giuridica e contrattuale ai diritti e ai doveri.
Del resto le proposte del Governo non aggrediscono mere questioni di principio ma minacciano di pesare, se approvate, concretamente, sulla qualità della vita di ogni singolo lavoratore e della sua famiglia.
Di fronte ad un siffatto scenario, punteggiato da linee di indirizzo e proposte irricevibili, noi come Socialisti, come Rete Socialista non abbiamo né tentennamenti né dubbi di sorta e ci poniamo dalla parte dei lavoratori e delle due confederazioni CGIL e UIL , che tutt'altro che casualmente hanno rappresentato e rappresentano, nel mondo del lavoro, punti di vista vicini, storicamente ed organizzativamente, al punto di vista socialista e democratico.
Ci dispiace che altri compagni socialisti provino a dimostrare, sebbene, a dire il vero, sin qui, con scarsi risultati, che il ruolo nostro dovrebbe essere vicino, contiguo e/o sovrapposto a quello del Governo e della sua maggioranza politico-parlamentare,.
A costoro vorremmo ricordare che compito dei socialisti è di stare, sempre, dalla parte dei lavoratori e di difenderne, senza eccezioni, i diritti, da dovunque giungano attacchi ed affondi.

Viva il Socialismo!

Socialismo Sempre!


Fabio Cannizzaro
Componente dell'U.P.
della Rete Socialista

giovedì 6 novembre 2014

TERTIUM NON DATUR...RIALZIAMO LA BANDIERA DEL SOCIALISMO SICILIANO !



Rivisitazione grafica dell'opera di Gelij Korzev “Rialzando la bandiera” 1957


La riorganizzazione del socialismo in Sicilia deve affrontare alcuni passaggi obbligati.
I socialisti devono chiedersi: Possiamo rappresentare le istanze, i Valori ed i Princìpi socialisti accettando di andare oltre e al di là di vecchie, fallimentari logiche personalistiche, di potere e di per sé centralistiche?
Noi pensiamo di sì! E' una sfida di coerenza e che ci vede impegnati, rispetto anche a certune altre “osservanze” socialiste regionistiche isolane a fare del socialismo siciliano del XXI secolo non una “ridotta” di reduci del vecchio, estinto PSI, con annessa, âgée “colonnellanza” cammellata bensì un momento di operante riaggregazione a sinistra, in cui centrale, imprescindibile è la soluzione della Questione Siciliana, intesa parimenti come Questione Identitaria e Questione Sociale.
Tutto ciò è qualcosa di altro e ben diverso da mortificanti quanto ripetute visioni regionistiche, dirigiste, personalistiche e solo nominalmente autonomistiche.
Certo il percorso che abbiamo scelto che si rifà alle esperienze di lotta dei Fasci Siciliani, di socialisti siciliani come Vincenzo Vacirca, o alla migliore sinistra sicilianista o ancora alla valutazione panzeriana , socialista e popolare dello Statuto Siciliano oggi si invera nella collaborazione tra i diversi sodalizi territoriali socialisti riuniti nel COORDINAMENTO DEI CIRCOLI SOCIALISTI di Sicilia ed è oggi parte attiva e propositiva dell'iniziativa di riorganizzazione socialista che fa capo, anche in Sicilia, alla RETE SOCIALISTA – SOCIALISMO EUROPEO. Eppure occorre allargare, ampliare l'orizzonte.
Tutti i compagni e le compagne che non vogliono accettare né la logica liquidazionista dell'attuale PSI nenciniano dentro il Pd, né certe vulgate continuiste in salsa reducistico-autonomista sappiano che tertium non datur e che occorre aderire ad un progetto schiettamente siciliano e sinceramente internazionalista di sinistra socialista capace di ridare forza e prospettiva alla Gauche, qual'è appunto quello perorato dal Coordinamento dei Circoli Socialisti in collaborazione con Rete Socialista – Socialismo Europeo – SICILIA. 
Progetto in cui è la Politica socialista, fatta dalle persone per le persone ad essere centrale, rispettando le radici siciliane senza però immiserirle in sterile sciovinismo ma esaltandole in un reale, concreto amore per l'Umanità. 

W il Socialismo Siciliano!


W il Socialismo !


giovedì 16 ottobre 2014

TUTTI A ROMA IL PROSSIMO 15 NOVEMBRE!




DALLA SICILIA PER DEFINIRE, CON molti COMPAGNI E COMPAGNE DI ALTRI TERRITORI LE CONDIZIONI PER LA CREAZIONE DI UNA ORGANIZZAZIONE POLITICA SOCIALISTA NUOVA, ORIGINALE E CREDIBILE



L’impegno per determinare le ragioni del socialismo nella sua triplice valenza etica, politica ed organizzativa ci vede impegnati , in Sicilia, come altrove, mettendo in gioco noi stessi, le nostre storie e le nostre ragioni.
In questo processo “aperto”, dialettico ed in divenire noi socialisti siciliani possiamo riversare il “valore aggiunto”della nostra tradizione politica che discende dai Fasci Siciliani dei Lavoratori e che si richiama ad un amore schietto e scevro da ogni sciovinismo per la nostra Sicilia, per la nostra lingua e cultura e per le ragioni dei lavoratori e dei deboli siciliani e no.
In questa “chiave” siamo convinti che esista e ancora persista , evidente e insottaciuta poiché insottacibile una originale, specifica, storicamente conclamata Questione Siciliana .
Questione che potrà trovare finalmente soluzione solo se opererà democraticamente e fattivamente una forte, credibile organizzazione politica socialista.
Noi identifichiamo il “volano” di questo organismo politico nella Rete Socialista –Socialismo Europeo, unica aggregazione, secondo noi, che ad oggi, sta tratteggiando, in chiave generale, un coerente percorso di senso socialista e di sinistra.
In Sicilia dunque si intersecano due questioni e sono quella siciliana e quella socialista.
Nel procedere alla loro soluzione abbiamo il dovere, che si fa necessità, di operare per il rilancio del socialismo e quindi della sinistra che solo da noi può attendere un riscatto ed un reale rinnovamento per difendere i diritti dei deboli e dei lavoratori.
Diversamente da taluni altri settori della variegata “galassia” socialista o simil tale noi, citando testualmente le parole di un caro compagno , Beppe Giudice, non operiamo: “ per ridare una platea immeritata a pezzi di ex ceto politico che è stato corresponsabile della fine del PSI”.
Vogliamo, piuttosto, operare, più e meglio, per rilanciare il ruolo di un movimento socialista che pensa, agisce e realizza in forza dei suoi ideali di libertà, giustizia ed equità.
La prospettiva in cui noi compagni siciliani del Coordinamento dei Circoli Socialisti ed di xQS ci riconosciamo è, dunque,  quella oggi perseguita dalla Rete Socialista –Socialismo Europeo.
Una linea d’indirizzo socialista autonomista di sinistra che opera per rideterminare e ricostruire ex novo una nuova, schietta forza socialista, capace di essere all’unisono, senza contraddizioni, federalista, all’interno come all’esterno, e parimenti schiettamente internazionalista.
Possiamo e dobbiamo recuperare i valori del migliore socialismo umanitario, democratico, riformatore e libertario, siciliano e non solo, e grazie a questi valori andare oltre le vecchie contraddizioni del comunismo e del movimento comunista rideterminando le ragioni di una sinistra plurale capace di governare il presente e organizzare il futuro per il benessere dei più contro l’egoismo dei pochi, oggi incarnato da certo neoliberismo assetato solo di facili profitti.

Fabio Cannizzaro


venerdì 4 luglio 2014

IL SOCIALISMO SICILIANO, OGGI


Nel socialismo siciliano, che è quello in cui viviamo ed operiamo, si assiste, oggi, ad una serie composita di “posizioni” che sbaglieremmo a definire solo di natura tattica che sono proprie e peculiari di diversi gruppi, movimenti, partiti o persone che rappresentano o pensano di rappresentare il socialismo isolano.
Noi come Coordinamento dei Circoli Socialisti offriamo queste nostre riflessioni ai compagni e alle compagne come base per un lavoro politico di analisi e pratico volto a provare a dare soluzione alle diverse “contraddizioni” che si agitano all’interno dell’area socialista siciliana per restituirle, così, un reale spazio e ruolo politico e sociale.
Il primo passo per discutere è riflettere sul socialismo siciliano d’oggi è legato al comprendere quale sia in questa area, variegata per posizioni, l’idea di partecipazione politica e in riferimento ai Territori e alla Sicilia come Entità politica, istituzionale ed economico-culturale specifica e storicamente peculiare.
Emergono anche in questo caso una serie di divisioni di non poco conto. Per chiarire diremo che esistono, nel merito, a voler semplificare, tre posizioni diverse e anche contrapposte.
Vi sono ancora socialisti che considerano l’essere siciliani, il vivere ed operare in Sicilia quasi “un mero accidente di nascita”.
Ogni loro sforzo, ogni loro azione o scelta si rifà, quindi, a scelte, equilibri, analisi di fondo mutuate da un centro politico romano.
L’azione politica siciliana (o locale come direbbero loro) è rapportata quindi o a una visione centrale, centralista o a scelte d’opportunità queste sì localistiche e/o camarillistiche.
Si tratta di un tipo di posizione trasversale che per quanto noi riteniamo profondamente sbagliata ed arretrata va comunque rispettata, sebbene, di fatto, sconfitta dalla storia e dall’esperienza.
Vi è poi la posizione che noi incarniamo e rappresentiamo e che trova la sua rappresentazione in un insieme ben determinato di gruppi e sigle come appunto i nostri circoli, l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana – xQS e che trova una rappresentazione attenta anche nelle attività della Rete Socialista Socialismo Europeo siciliana.
E’ un’analisi che senza essere confusa, sic et simpliciter, con posizioni nazionalistiche, afferma, apertis verbis, l’esistere di un’originale, peculiare, storicamente conclamata, quanto irrisolta, Questione Siciliana che è parimenti Questione Sociale e Questione Identitaria.
Questa posizione che noi incarniamo e rappresentiamo mira dunque in un’ottica schiettamente socialista e democratica, figlia della migliore tradizione del socialismo europeo, a risolvere la Questione Siciliana ponendo al centro dell’azione politica i bisogni e le esigenze del Popolo Siciliano, favorendo una visione federalista dello Stato e ponendo al centro della nostra azione socialista la questione dell’Autogoverno senza egoismi di sorta.
Vi è poi, infine, una terza posizione che definirei meramente regionalistica, autonomistica, che utilizza anch’essa il termine Questione Siciliana, riducendola, però, a poco più di un mero artifizio retorico e calando l’identità socialista come quella siciliana in un calderone senza orientamento di senso compiuto, divisa tra spinte personalistiche, visioni reducistiche, citazioni orazionarie e con la presenza di compagni, espressione della vecchia classe dirigente socialista, che premono riguardo alle scelte di posizionamento.
Questa “declinazione” di socialismo è poco originale ed attendista e più che altro appare come una ripetizione in chiave sicula, delle vecchie prassi centraliste più che una affermazione autocentrata e solidale dei bisogni dei ceti popolari e dei valori socialisti.
A queste divisioni, poi, sia aggiungono tutte le altre che tranciano anch’esse, oggi come ieri, forse più di ieri, il campo della sinistra e del socialismo italiano ed europeo.
E’ chiaro, alla luce di tutto ciò, che la situazione del socialismo in Sicilia non è facile e che questo corre il rischio di essere di fatto “inessenziale” venendo quindi ad essere “isolato” socialmente e politicamente.
E’ evidente che siffatte divisioni non favoriscono, anzi in concreto, finiscono per rendere più difficile un qualsivoglia credibile processo di riaggregazione dell’area socialista isolana.
In questa ottica fanno riflettere appelli all’unità, che suonano più come inviti alla diluizione, pro domo suo, come quando taluni propongono, ex abrupto, salvifici convegni in cui, così e semplicemente, proporre la creazione verticistica, dall’alto, di organismi di sintesi del e per il socialismo siciliano.
Non è questa la giusta strada da percorrere. Chi lo fa assume su di sé la responsabilità politica di dividere, scienti  o no,  ancor di più il già abbastanza litigioso socialismo isolano.
Ciò che occorre, attualmente, è invece un’iniziativa dialettica rispettosa di tutte le differenze, esistenti e conclamate, che porti i socialisti siciliani, tutti quelli che ci stanno, senza fretta ma tenendo ben diritta la rotta a rifiutare tatticismi ed egemonismi, reali e/o risibili, per discutere da socialisti del futuro dei Siciliani e non solo o tanto delle loro organizzazioni politiche e delle leadership, vere o presunte, di questo o quello.
Patti federativi richiedono condivisioni profonde, non è il caso oggi, di ripetere vecchi errori, vecchie sopravvalutazioni.
 Il Socialismo Siciliano ha delle sue peculiarità che non solo organizzative (nasce politicamente dall’esperienza dei Fasci Siciliani dei Lavoratori) ma anche di elaborazione, tradizione e analisi.
Chi non comprende questo, chi finge di poter riassumere tutto questo in un mero orgoglio, di parte o partito. fine a se stesso, non comprende la grandezza stessa del Socialismo Siciliano e minaccia di immiserirlo trasformando se stesso e i suoi associati in “pallidi eroi metastasiani” d’un socialismo “politicato”, spesso e volentieri, virtuale e parolaio, di cui, oggi, i Siciliani non hanno davvero bisogno.


Fabio Cannizzaro