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domenica 17 gennaio 2021

Sottraiamo ad un ingiusto oblio il ricordo di un sincero socialista siciliano: SEBASTIANO BONFIGLIO

 


In questi giorni in cui molti ricordano il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano e la conseguente scissione con cui si diede vita al Partito Comunista d’Italia come socialista di sinistra siciliano voglio ricordare il compagno Sebastiano Bonfiglio, che di quell’importante, cruciale congresso, di cui ricorre il centenario,  fu anche protagonista non secondario.

Siciliano, dell’allora cittadina di Monte San Giuliano (oggi Valderice), partecipò da giovanissimo ai Fasci siciliani dei lavoratori insieme al padre e poi aderì al PSI arrivando a divenire segretario provinciale del trapanese.

Fu esponente di spicco della componente massimalista del partito nota anche al’epoca come quella dei “comunisti unitari” che era maggioritaria tra i socialisti d’allora e guidata da Giacinto Menotti Serrati.

In occasione di quel tumultuoso congresso livornese Bonfiglio venne anche eletto, dopo l’abbandono degli scissionisti, nella Direzione del PSI. 

Poco più di un anno dopo questi eventi Sebastiano Bonfiglio, che era sindaco socialista di Monte San Giuliano che allora coinubava le attuali cittadine di Erice, Valderice, S. Vito lo Capo e Buseto Palazzolo, venne vilmente assassinato il 10 giugno 1922 dalla mafia agraria che vedeva in lui un freno ai propri interessi. 

Nel centesimo anniversario del Congresso di Livorno credo sia giusto e doveroso ricordare la figura di questo socialista siciliano che diede la vita per i suoi ideali e che rappresentava insieme a molti altri isolani come, ad esempio, Arturo Vella  un punto di vista attento per un socialismo siciliano  attivo, militante e di classe.

Grazie compagno Bonfiglio!


Fabio Cannizzaro

Istituto di Cultura Politica

per la Questione Siciliana - xQS

giovedì 29 giugno 2017

SIAMO SOCIALISTI SICILIANI E PER QUESTO LOTTIAMO!


A SINISTRA,PER I SICILIANI, PER I LORO DIRITTI, SENZA REMORE, E SENZA TATTICISMI!

La nostra presenza politica di socialisti federalisti siciliani è avvertita da taluni non come una ricchezza per la sinistra, per il socialismo, ma, semmai, come una sorta di “esoticità”da riconoscere o stigmatizzare a seconda delle varie contingenze tattiche.
È questo un orientamento che né accettiamo né avvalliamo da qualunque settore politico e/o personalità venga.
Siamo e restiamo profondamente convinti, infatti, che una posizione socialista di sinistra, oggi, in Sicilia, non possa e non debba prescindere da una attenta valutazione della centralità della Questione Siciliana e dallo studio delle sue possibili soluzioni.
Ben sappiamo che il nostro posizionamento attira le incomprensioni  di taluni e tuttavia è più che mai importante che su questa linea noi non si accettino compromessi o diluizioni.
Del resto la posta in gioco è così alta che prescinde dalle nostre beghe e chiama in causa non solo il futuro del socialismo e della sinistra bensì quello stesso dei diritti di chi in Sicilia vive e opera. Serve che ognuno di noi sappia e voglia assumere, in scienza e coscienza, l’onere e l’onore di sostenere i propri più intimi convincimenti.
Nel nostro caso si tratta di sostenere, senza remore, un modello di socialismo democratico, autogestionario e pluralista che riconosca e affronti, appunto, in un’ottica di sinistra, la Questione Siciliana; questione in sé non risolvibile né sovrapponibile, anche se simile, a quella Meridionale.
Non è del resto la stessa origine del socialismo siciliano intrisa, impregnata di questo inprinting federalista?
Pensiamo al movimento popolare dei Fasci siciliani dei lavoratori.
 Detto ciò i motivi, però, che debbono e possono spingere molti a sostenere la nostra prospettiva vanno ricercati più che altro nel presente e nel futuro.
Appare a molti evidente che si combatterà nella prossima legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Parlamento siciliano, uno scontro, lo scontro, forse, definitivo tra due concezioni antitetiche di Sicilia.
D’un canto appare sempre più evidente, spregiudicata la “gioiosa macchina da guerra” del neocentralismo centrista e tendenzialmente destrorso che vorrebbe mettere fine all’esperienza autonomistica, accusandola di tanti, anzi di tutti i mali ed errori perpetrati da certa partitocrazia decadente  di cui loro sono stata parte né piccola né politicamente innocente.
Dall’altro vi è un fronte, anch’esso eterogeneo, non unito né particolarmente ampio, che, per analisi e motivi diversi, difende lo Statuto, la “statutarietà” della Sicilia.
In questo settore, con una posizione ben dichiarata, ci poniamo noi socialisti federalisti di sinistra.
A scanso d’equivoci il nostro punto di vista non è né vuole essere equiparato all’analisi, oggi, offerta dal sicilianismo latamente inteso.
Diversamente da costoro noi pensiamo che la Questione Siciliana pur comprendendo in sé, come negarlo, anche una componente identitaria, nazionale, non sia soltanto una questione “nazionale” ma semmai un grumo complesso, inestricabile di questioni storicamente stratificate, nel tempo, conglobando in sé dati istituzionali, culturali, economici, politici e sociali
Detto ciò considerare la Questione Siciliana esclusivamente una questione nazionale porterebbe, in concreto, alla sua erronea valutazione impedendone, di fatto, la concreta, possibile soluzione.
Ciò non significa che noi si neghi la necessità, seria, solidale e socialmente sostenibile, di una utile, possibile riconsiderazione dell’assetto statuale della forma Stato Italia ma non in un’ottica meramente “nazionalista” che non affronti, per risolverle, le tante implicazioni sociali.
Chiarito ciò la nostra posizione è oggettivamente,invisa a molti, visto che non solo noi offriamo, da sinistra, un’analisi dell’Autonomia che pone essa in parallelo, a fianco della Costituzione, come presidio nell’Isola di spazi di democrazia e partecipazione, ma la offriamo, senza gelosie, all’intero corpo della sinistra siciliana che lavora per un’Alternativa di sistema rispetto ai modelli continuisti e neocentralisti oggi incarnati dal Pd e, in ultimo, dal “crocettismo” come sua declinazione tattica.
Non ci stranizziamo, dunque, se anche compagni che stimiamo, talvolta, sparano a palle incatenate contro le nostre posizioni.
 Se umanamente dispiace comprendiamo bene, però, la “ratio” politica  che li muove e/o ispira.
La nostra azione minaccia, di per sé, al di là dei nostri meriti oggettivi, di “inceppare” il “meccanismo”, messo in moto, che mira,appunto, nella prossima legislatura, a liquidare, meglio se senza clamore, l’attuale Costruzione autonomista sostituendola, per sottrazione, con qualche pletorico, quanto vuoto succedaneo placebico.
Noi che tutto siamo tranne che tacciabili di velleitarismo o estremismo rischiamo con la nostra azione di rendere evidente ciò che dovrebbe restare nella penombra della politica “politicata” palermitana e romana.
Ecco alcuni dei motivi per cui non possiamo e non vogliamo rinunciare al nostro punto di vista, alle nostre analisi, appunto, perché schiettamente siciliani ed ancorati ad una realtà sociale, umana che non si riprenderebbe dalla sottrazione odiosa di diritti che seguirebbe allo “scippo” statutario e che ci ricaccerebbe  in un nuovo, perverso ciclo politico-sociale di dipendenza neocolonialista.
Ecco perché non accettiamo compromessi, accomodamenti.
E del resto,se accettassimo siffatti accomodamenti che socialisti saremmo mai?

Sempre Avanti!


Fabio Cannizzaro

giovedì 21 luglio 2016

EUROSOCIALISMO, ORA!





Sono profondamente convinto che uno dei compiti più importanti che come Risorgimento Socialista, organizzazione politica del socialismo autonomo a sinistra, dobbiamo assumerci è quello di contribuire a collegare, far dialogare e coordinare analisi e azioni politiche tra le sinistre socialiste e i socialismi di sinistra in Europa, senza distinzioni tra Paesi U.E. ed ExtraUE. Appare evidente oramai che una organizzazione politica come il Party of European Socialists (PES) non è più in grado o non vuole assumere un ruolo diverso, differente rispetto a certe logiche neoliberiste e succubi di logiche proprie del capitalismo finanziario speculativo. Di fronte a questo vero e proprio “cedimento” del PES in termini di scelte, prassi ed analisi i socialisti di sinistra, le sinistre socialiste come anche tutti i socialisti che semplicemente rifiutano queste logiche si devono interrogare su quali possano essere il futuro e le prospettive del Socialismo nel Vecchio Continente.
Già da tempo in diversi Paesi , all’interno come all’esterno dei diversi partiti socialisti nazionali una siffatta riflessione trova spazio ed attori politici attivi e pronti a contrastare le logiche blairiane del PES e di gran parte delle dirigenze socialiste nazionali europee. La questione che è in campo è quella molto concreta di coordinare, ora e subito, questi sforzi, queste analisi, le diverse iniziative dando corpo a livello continentale a una piattaforma condivisa, plurale, federale di tutti i Socialisti che rifiutano le politiche neoliberiste oggi rappresentate dal PES e dalle sue scelte. Tutto ciò anche in virtù del fatto che la gran parte dei socialisti che condividono questa riflessione non si sentono rappresentati idealmente e politicamente dall’altra “famiglia” europea politica in seno alla U.E., la European Left, la cui storia, il cui background sono rispettabilissimi ma  altri e  diversi rispetto ai nostri.
La necessità di definire una stagione d’iniziativa del socialismo a sinistra in Europa, per tutta l’Europa a prescindere dai confini U.E potremmo sintetizzarla con la necessità di dare vita ad una stagione dell’EUROSOCIALISMO. Sapremo noi tutti socialisti di sinistra , pur nelle diverse situazioni e specificità, animare questa sfida che non è più rinviabile, dobbiamo restituire visibilità, spazio politico al socialismo, ricollocandolo nel suo naturale spazio ideale e politico a difesa dei deboli, dei lavoratori, per l’eguaglianza e per la libertà. Tutto ciò deve avvenire senza smettere di sperare ed adoperarci , affinché il PES possa essere recuperato al socialismo, senza tuttavia rinunciare ad una presenza politica che possa segnare la differenza e contrastare così i crescenti populismi spesso razzisti e xenofobi.

Tocca a noi!

Fabio Cannizzaro

Coordinatore di RS Sicilia

Animatore di RS Europa

lunedì 18 maggio 2015

AVANZA IL SOCIALISMO SICILIANO !




Sintesi dei lavori di Messina del Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo dello scorso 15 maggio

Venerdì a dispetto dell’opprimente scirocco si è regolarmente svolta la riunione politico-organizzativa promossa dal Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo.
Nell’accogliente cornice dell’Hotel Sant’Elia, al centro di Messina, sono convenuti da diverse parti della Sicilia delegazioni di compagni che lavorano nei diversi territori dell’Isola per rendere possibile la riorganizzazione ed rinnovamento del Socialismo siciliano secondo le direttrici di massima fissate durante l’Assemblea di Roma dello scorso 29 marzo e accettate anche dai nostri rappresentanti isolani.
E’ stata l’occasione quella messinese per un’analisi avveduta ed un confronto schietto sia sulla situazione del socialismo peninsulare sia su quella del socialismo siciliano con un’attenta analisi della situazione socio-economica, politica ed istituzionale dell’Isola.
I lavori sono stati introdotti e coordinati dal compagno Fabio Cannizzaro che ha delineato il quadro complessivo entro il quale i compagni del Coordinamento sono chiamati a confrontarsi, con speciale attenzione a tutta una serie di questioni legate all’attuale presenza e al posizionamento di un serio, credibile soggetto socialista in Sicilia.
Il compagno Cannizzaro ha posto la questione del Federalismo interno ed esterno affermando che la soluzione della Questione Siciliana passa la difesa dell’Istituto dell’Autonomia siciliana.
Istituto che è e resta centrale per l’affermazione di un forte, credibile movimento socialista isolano che attraverso la difesa dell’Autonomia si proponga non di difendere dei privilegi ma semmai l’esercizio di concreti, effettivi diritti per i siciliani.
Siciliani, la maggioranza dei quali sono onesti lavoratori, bravi cittadini nemici di ogni arbitrio e delle mafie.
Occorre in questa prospettiva dunque avere coscienza che la lotta per la soluzione della Questione siciliana chiama in causa necessariamente anche e necessariamente il tema di una migliore aggregazione dei popoli europei e della qualità dei rapporti con quelli del Mediterraneo.
Solo attraverso questa prospettiva d’insieme e sfuggendo da scorciatoie neocentraliste e/o da derive scioviniste in senso sicilianistico noi potremo affermare un compiuto, autocentrato e aperto punto di vista siciliano e socialista.
Particolare attenzione ha poi posto Cannizzaro alla questione della riorganizzazione socialista in Sicilia. Sbaglierebbe chi leggesse l’iniziativa del Coordinamento come un prolungamento della lotta interna al PSI. Per noi, infatti, non si tratta di porre, ora e qui, la questione del futuro del PSI come organizzazione politica autonoma o satellite del PD, tanto più che la maggior parte delle compagne e dei compagni che aderiscono al processo rappresentato dal coordinamento oggi non sono iscritti al PSI, quanto di lavorare ad una prospettiva più ampia di rinnovamento e riorganizzazione dell’intero corpo del movimento socialista isolano e peninsulare, sottraendolo all’inessenzialità politica.
Chiarito ciò appare evidente che la questione non è, non è mai stata e mai sarà di porsi o contrapporsi a questa o a quella organizzazione politica, quanto di costruire un consenso intorno ai valori socialisti che solo può garantire la centralità dei nostri principi nel processo di riaggregazione della sinistra che si staglia necessario all’orizzonte, se non vogliamo essere condannati a dipendere dal neocentrista e neocentralista PD.
Per questo stiamo lavorando e per questo noi socialisti siciliani andremo a Roma il 27 giugno portando le nostre analisi e rappresentando la nostra posizione.
Dopo la relazione di Cannizzaro hanno portato i loro contributi ai lavori i compagni Massimiliano Musso, Alfonso Fratacci, Santo Andaloro, Angelina Martino, Antonello Longo, Gaetano Cilla, Nino Gulisano ed Armando Esposito mentre sono stati letti messaggi di adesione ai lavori di diversi compagni e compagne tra cui per tutti ricordiamo Leonardo D’Angelo e Isidoro La Spina.
Ha inoltre preso parte ai lavori anche Carmelo Nucera in rappresentanza dei compagni impegnati in Calabria a definire territorialmente uno specifico ma equivalente processo.
Nell’intervento del compagno Massimiliano Musso, espressione delle realtà agrigentine, è emersa la necessità di caratterizzare l’azione e la presenza del Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo come capace di porre i socialisti d’oggi alla testa dell’azione democratica per l’eliminazione dei privilegi definendo un modello economico nuovo, vocato ai bisogni dei siciliani, che muova dal concetto di reddito in una prospettiva di economia di comunione. In tale prospettiva Musso ha posto, a suo avviso, come centrale per il Coordinamento di farsi propugnatore del REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA. Musso ha proseguito, poi, il suo ragionamento ponendo come centrali i temi della scuola, della sanità, dell’equità e della lotta alla mafia. A poi preso la parola il compagno Alfonso Fratacci, espressione delle realtà territoriali nebroidee, che ha posto l’accento sia sull’importanza di porre al centro dell’iniziativa i Valori e i Principi socialisti sia sulla centralità di un’azione politica che parta dai Territori. Occorre creare un’organizzazione socialista di tipo nuovo, federale non centralizzata e per fare questo occorre pensare ed usare mezzi nuovi. E’ quindi intervenuto il compagno Carmelo Nucera che ha portato agli intervenuti il saluto e il contributo delle compagne e dei compagni socialisti della vicina, amata Calabria.
Nucera nel suo intervento forte anche dell’esperienza maturata in un’organizzazione quale la Lega Socialista della Magna Grecia ha posto attraverso le esperienze maturate il tema di come i socialisti possano mantenere ed inverare i propri valori.
Nucera ha detto che noi socialisti pur essendo una parte importante della sinistra e quindi del processo di riarticolazione della sinistra non siamo l’intero processo.
 A suo avviso il socialismo non può più essere rappresentato dalle scelte fatte dal PSI, dalla sua attuale dirigenza e maggioranza interna. La prossima scadenza quindi del 27 giugno rappresenterà per i compagni del Risorgimento Socialista in Italia e del Rinnovamento socialista in Sicilia l’occasione per sciogliere il nodo della presenza, dell’azione e della prospettiva da dare al socialismo in questa prima parte del XXI secolo in Calabria, come in Sicilia come nel resto del Mezzogiorno e d’Italia.
Ha quindi preso la parola per un breve ma denso intervento il compagno Santo Andaloro, che ha portato l’esperienza di compagno impegnato nel sindacato e specificatamente nella UIL.
Andaloro, già presente a Roma lo scorso 29 marzo, ha posto la sua riflessione sui temi della comunicazione attenzionando in particolare il modo di usare i nuovi strumenti di comunicazione e di scambio quali sono, ad esempio, i social network rilevando né l’importanza ma invitando i compagni a non tralasciare, in questa fase organizzativa, l’organizzazione e l’apertura nei diversi Territori Siciliani di Circoli di modo da farne presidi di riaggregazione territoriale del socialismo siciliano.
Nel suo intervento il compagno Antonello Longo ha detto di riconoscersi pienamente nel quadro di riferimento delineato dal compagno Cannizzaro ed ha quindi posto analiticamente all’attenzione dei presenti una serie di “priorità”.
Muovendo dal quadro generale ovvero ponendo in termini politici la necessità di contribuire, da socialisti, a creare, insieme ad altre parti della gauche, una forza a sinistra del PD si è interrogato su quale debba essere il ruolo dei socialisti in questo processo.
Delineato questo passaggio, Longo ha posto, in modo coordinato, il tema di come questo processo debba essere affrontato in Sicilia. Longo ha chiamato in causa il tema centrale del ruolo dell’Autonomia siciliana e del rapporto che con questa i socialisti possono e debbono avere.
Il problema e quello di un rapporto squilibrato tra Centro e Sicilia. Nell’affermare questo occorre avere il coraggio di dire che non solo la politica non ha soluzioni ma è oggi, in Sicilia come altrove, parte rilevante del problema.
Longo ha posto quindi il problema poco dibattuto e attenzionato del tentativo fatto da questo Esecutivo e da settori importanti della sua maggioranza politica di intraprendere una concentrazione di potere politico, economico e sociale avviando una ricentralizzazione del Paese, cercando di togliere sostanza e spazio al sistema delle Autonomie regionali, siano esse Speciali o Ordinarie.
Tutto ciò non tanto per questioni ideali ma piuttosto perché la neocentralizzazione è funzionale a quelle reti di servizi che attirano capitali finanziari globalizzati e che di questi capitali spesso sono anche espressione.
 E’ poi intervenuto Gaetano Cilla che nuovo del processo in atto ha presentato se stesso, la propria storia politica e personale ai presenti concordando sulle analisi e dicendosi convinto che una siffatta prospettiva possa dare rappresentanza ai bisogni dei siciliani d’oggi.
Ha portato un veloce ma intenso saluto anche il compagno Armando Esposito esponente della nuova leva del socialismo eoliano che con il suo entusiasmo ha galvanizzato i presenti.  Ha infine  preso la parola il compagno Nino Gulisano che ha posto, a sua volta, in modo articolato e completo, l’attenzione su temi come quelli del meridionalismo da rinnovare e della difesa dei diritti dei siciliani insiti nella Carta Statutaria.
Gulisano ha inoltre riflettuto su temi correlati come quelli della difesa della cultura, del paesaggio, dei beni culturali isolani, invitando tutti i socialisti ad unire i propri sforzi per restituire centralità ed essenzialità a sinistra al pensiero ed ai valori socialisti, cosa per cui è nato il Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo.
Infine la riunione si è conclusa con la decisione presa all’unanimità, di preparare e stilare un documento dei compagni siciliani che sia la sintesi argomentata di quanto dibattuto con la quale partecipare unitariamente all’Assemblea del prossimo 27 giugno, in cui siano riportate e sintetizzate le imprescindibili, irrinunciabili linee di prospettiva dei socialisti siciliani per l’organizzazione del socialismo di domani e del futuro, in Sicilia, in Italia ed in Europa.


Franco Nizza

lunedì 19 gennaio 2015

DALLA SICILIA: UNA RIFLESSIONE SUI MOTIVI PER CUI NASCE LA FEDERAZIONE PER IL SOCIALISMO



La notizia non ha avuto lo spazio mediatico che meritava.  Sabato scorso, 17 Gennaio, a Roma, in un luogo evocativo quale il Circolo Socialista della Garbatella si sono riuniti i rappresentanti di varie realtà organizzate ed associative socialiste presenti sul territorio italiano che hanno deciso di fondare una nuova e originale organizzazione politica: la Federazione per il Socialismo.
Lo stesso nome indica con chiarezza e senza fronzoli quale sia lo scopo di questa nuova realtà politica. L’impegno è quello di lavorare, senza tatticismi o infingimenti, alla rinascita culturale e politica e alla riorganizzazione di una sinistra democratica  in Italia, che faccia sintesi di diverse culture ed esperienze radicate a sinistra a partire da quella socialista ma non limitandosi solo a questa. La volontà di favorire una reale, praticata sintesi a sinistra, per offrire una rappresentanza a tutti coloro che, uomini e donne, non si riconoscono e non possono riconoscersi più nelle politiche ondivaghe del Pd.
La nuova organizzazione politica vivrà, da adesso, una fase febbrile che vedrà impegnati i promotori , le loro formazioni di provenienza, i militanti interessati a strutturare nei territori, stavolta in chiave federalista ed autocentrata, il nuovo soggetto politico. 
In questa fase si è deciso, per la sua esperienza organizzativa di chiedere al compagno Giovanni Rebechi di svolgere il compito nevralgico e non facile di coordinamento delle attività della Federazione.
Nel merito, con un occhio alla Sicilia, abbiamo chiesto al compagno Fabio Cannizzaro, che di questa esperienza, sin dalla fase embrionale, e stato un convinto sostenitore e promotore di spiegare a noi de Il Socialista Sicilianoil senso della neonata Federazione per il Socialismo .
***
Anticiperò, da me, subito,  una obiezione che, sicuramente, c’è da giurarci,  ci verrà  mossa spesso,  nelle prossime settimane: C’era davvero bisogno di una nuova organizzazione politica a sinistra?
Risponderò subito di sì. E spiego il perché di questa necessità che si è mutata nel tempo in urgenza.
Le scelte, le decisioni maturate dall’attuale gruppo dirigente Pd, la decisione di procedere a collocare, di fatto, il grande partito erede e sintesi degli ex DC e dei post-PCI, in uno spazio politico socialmente sempre più moderato hanno avuto ed avranno ancora, necessariamente, ripercussioni su tutta la sinistra di questo Paese.
Ciò è ancor più inquietante in Sicilia dove le manovre, i riallocamenti “romani” si confrontano e si riverberano, pedissequamente, anche su una politica isolana sempre più incapace e succuba di quella romana, di cui la sintesi è oggi l’evanescente quanto supponente, governo Crocetta.
A ciò si aggiunga la scelta, per noi infausta e miope, del gruppo dirigente e della maggioranza interna del PSI di appoggiare senza riserve, anzi con entusiasmo, le scelte del Pd e il sostanziale frustrato immobilismo di quell’area post comunista che non è riuscita, ad oggi, ad uscire dai vecchi recinti identitari ed organizzativi. Tutto ciò ha generato complessivamente  una assenza di proposta e presenza politica e nessuno ha saputo dare credibilmente  voce ai bisogni e alle esigenze dei lavoratori e dei settori deboli e svantaggiati del Paese.
Questo vulnus sta producendo un effetto distorto per cui il Pd, le sue politiche leggono questa debolezza come un avvallo alle proprie scelte. Noi , come chiunque sia di sinistra, non possiamo certo accettare una simile “logica”.
Ecco perché in tanti ci siamo interrogati su cosa avremmo dovuto e potuto fare per interrompere questo “andazzo”.
Noi, qui in Sicilia, che abbiamo partecipato al progetto politico rappresentato dalla Rete Socialista- Socialismo Europeo abbiamo portato e profuso la nostra energia, le nostra analisi e la nostra convinzione al progetto  sostenendo attivamente che la sinistra isolana, al pari di quella italiana, potranno ritrovare una centralità solo se sapranno riavvicinarsi ai bisogni dei ceti deboli e dei lavoratori e se faranno ciò muovendo, anche in termini organizzativi, da una logica federalista, in grado di dare rappresentanza alle diverse storie, culture e tradizioni della sinistra di questo Paese dal Süd Tirol alla Sicilia.
La Rete, però, è stata pensata e realizzata per avere un ruolo transitorio, necessariamente temporaneo, rappresentando scientemente un’ occasione d’incontro, confronto , collegamento e coordinamento tra realtà territoriali che però possono, anzi devono, più che mai, coordinare i propri percorsi territoriali in una iniziativa politica di sinistra  più ampia, coordinata, credibile e coordinata.
Ecco perché noi siciliani della Rete Socialista- Socialismo Europeo abbiamo, da subito, sostenuto l’idea di una iniziativa più amplia, avanzata che portasse alla creazione, finalmente,  di un nuovo soggetto politico.
In questo senso è andato, appunto, il mio intervento all’incontro promosso dalla Rete, a Roma, lo scorso 15 novembre 2014. Ebbi modo lì di dire che noi dovevamo andare oltre la Rete non perché la rete avesse fallito ma proprio perché questa stava indicando una strada che può ridare speranza alla sinistra di questo Paese. Adesso è arrivato il tempo delle scelte!
Ogni compagno, ogni compagna, le realtà associative cui questi appartengono e in cui militano  si trovano ora  a dover scegliere cosa vogliono fare. 
Davanti ad ogni Circolo socialista, Associazione, o compagno  si aprono oggi due strade. 
Si può decidere di proseguire il proprio impegno limitandolo a un lavorio politico-culturale  o si può decidere di allargare, sempre muovendo dalle nostre realtà, il quadro e la portata politica del nostro impegno.
Qualunque sia la scelta ben si comprende che l’una strada non è compatibile con l’altra.  Nessuno nega che la decisione a cui siamo chiamati non è  certo facile.
Molti di noi vengono da storie personali, politiche diverse, tutti però siamo accomunati dalla maturata convinzione che occorra dare forma e rappresentanza ad una forza organizzata di sinistra  democratica, che agisca oltre ed al di là delle scelte di quel “catch all party” che è il Pd la cui vocazione e sempre più centrista e essenzialmente a-progressista.
Né visto lo stato delle cose possiamo certo permetterci di restare in attesa delle decisioni di quei “pallidi eroi metastasi ani” che sono i dirigenti delle sinistra, vere o presunte, del Pd. Una simile attesa non ci verrebbe perdonata dai lavoratori oggi sottoposti dal governo Pd ad un attacco senza precedenti che mira a sottrarre a loro e quindi alla società civile tutta una serie di diritti sindacali e sociali  acquisiti in anni di lotte democratiche.
Muovendo da questa consapevolezza e certi che se la sinistra vuole recuperare senso e quindi centralità deve superare le vecchie divisioni frutto di stratificazioni legate e alle appartenenze e a certi personalismi, spesso incomprensibili , da tempo grazie all’impegno di tanti si è iniziato a riflettere e discutere su come fosse possibile fare dialetticamente “sintesi”.
Ognuno di noi ha portato in questo dibattito le proprie idee e le proprie intuizioni.
Non sono mancate asprezze e/o incomprensioni, che in alcuni casi resistono ancora, spingendo compagni, di indubbio valore, a frenare, senza però fermare il processo che ha portato ora alla nascita della Federazione. Il processo, difatti,  non può e non deve interrompersi, pena la stessa scomparsa della sinistra dal quadro sociale e politico del Paese e dei nostri Territori, delle nostre Realtà.
La scelta moderata perseguita dal Pd “a trazione renziana” apre a noi della Federazione per il Socialismo, come espressione possibile di una sinistra nuova, volutamente “meticciata”,  uno spazio politico vuoto, in sé ampio, ovvero quello che le sinistre identitarie  ex PCI  o simil tali hanno abbondantemente dimostrato di non saper presidiare, perse come sono nella nenniana ricerca della “purezza epurante”.
Noi senza discriminare nessuno, alcuna tradizione o esperienza, diciamo però, che occorre muovere in modo diverso, esaltando, non smetterò di ripeterlo, le ragioni del necessario incrocio tra le nostre esperienze e tradizioni.
Io da socialista e federalista dico che la Federazione per il Socialismo non dovrà essere,  non potrà essere un momento aperto solo o soltanto ai socialisti anagrafici. Se così fosse saremmo destinati a fallire e a trascinare con noi nel nostro fallimento gli interessi e i bisogni di lavoratori e deboli di questo Paese.
Oggi del resto se ci fermiamo a riflettere, cosa che abbiamo fatto, lungamente, noi nella Rete Socialista- Socialismo Europeo, sulle necessità e contingenze del presente scopriamo che è l’intero quadro delle relazioni economiche, sociali e politiche ad essere cambiato in chiave non solo italiana ma europea e globale.
Di fronte a questa evidenza che si è fatta sempre più emergenza sociale una sinistra credibile e non parolaia o peggio salottiera deve mettere in campo soluzioni all’altezza delle aspettative dei ceti che rappresentiamo che oggi sono l’intero spettro dei lavoratori, senza esclusioni, dei disoccupati e dei deboli della nostra società.
Ha dunque poco o nessun interesse assistere a “querelle” a sinistra  come quelle seguite all’elezione di una rappresentanza italiana con la lista L’Altra Europa con Tsipras. Elezione di misura che ha scatenato un “delirio di impotenza” tra i diversi eredi delle “confessioni” post comuniste di questo Paese, delegittimando le loro sempre soluzioni, basate su analisi vetuste quanto antiche.
Del resto le ragioni storiche della divisione della sinistra italiana si sono consumate nel combinato disposto e del fallimento storico del modello del socialismo reale di marca sovietica e nell’implosione del modello di rappresentanza partitica, riduttivamente,  noto come “Prima Repubblica”.
Posto ciò occorrerebbe tornare ad uno spirito che potremmo definire delle origini, in cui la rappresentanza del socialismo e della sinistra , trovavano sintesi bastevole bastante in una unica organizzazione politica che allora era il PSI.
Oggi è di tutta evidenza che occorre a rideterminare le condizioni possibili per creare questa nuova organizzazione politica a sinistra, dato che nessuna di quelle esistenti hanno mostrato capacità e volontà di assumere questo ruolo di unificazione. Per questo scopo, oggi, nasce la Federazione per il Socialismo.
E’ questa analisi che può contribuire a rendere chiaramente identificabile la Federazione ad un bacino sociale ed elettorale abbastanza largo che non ha tempo o interesse per le dispute tra le osservanze “funeraliste” di certe osservanze sinistrorse e che invece cerca tutela e rappresentanza a sinistra.
Ragionare in questa prospettiva  significa dunque riflettere sul futuro del Paese e farlo non abbandonando questa riflessione alle solita Upperclass, politico-burocratica ed economica, centralista e immarcescibile, che governa il Paese da troppo tempo in forma consociativo- cooptante.
Il nostro impegno come Federazione per il Socialismo ha, dunque,  tre diverse, contemporanee valenze. Una prima più squisitamente politica, una seconda di prospettiva storica e una terza di natura socio-economica. Ciascuna delle tre necessità delle altre per restituire al progetto della Federazione la sua più reale e concreta portata.
Se così non sarà si porrà a lungo nel Paese, e nei Territori, l’anomalia dell’assenza di una sinistra democratica in questa Italia repubblicana del XXI secolo.
Il compito che ci attende non sarà dei più facili, nessuno pensi o speri di poter sostituire il duro lavoro politico con oleografie di un passato mitizzato. Le sfide che ci attendono oggi sono nuove come i tempi che siamo chiamati a vivere ed è bene ricordare che non esistono soluzioni antiche che si adattino, di per sé,  alle dinamiche sociali, economiche e politiche dell’oggi.
Chiarito ciò penso sia altrettanto utile precisare che questo sforzo di sintesi, che io amo definire “meticciamento”, non richiede a nessuno di noi di rinunciare ai propri ideali, alle proprie tradizioni.
Io sono e resterò, ad esempio, orgogliosamente legato alla tradizione socialista, autonomista e democratica e parimenti federale del socialismo siciliano. Fare sintesi, infatti, non significa perdere se stessi ma inverare ciò che siamo in una sintesi feconda, originale ma senza smemoratezze o vaghezze.
Vorrei infine poi chiarire che il nostro modello organizzativo come Federazione per il Socialismo, facendo tesoro anche di tanti errori maturati negli ultimi 120 anni dal movimento, dovrà essere necessariamente federale, forte del consenso e della vicinanza ai Territori, non come espressione del campanilismo, ma semmai, più e meglio, delle diverse tradizioni storico-popolari di Territori ricchi di culture ed identità quali sono quelli della Penisola.
In questo breve intervento spero di aver sintetizzato cosa noi socialisti autonomi siciliani fino ad oggi organizzati nella Rete Socialista e da oggi convintamente parte della Federazione per il Socialismo intendiamo nello sposare questo progetto politico-organizzativo per portare, da sinistra, prosperità e felicità alla Sicilia in chiave del nostro impegno complessivo ed apertamente Europeo ed internazionalista.


Viva la Federazione per il Socialismo!

Viva il Socialismo!

Viva la Sinistra!


Fabio Cannizzaro

domenica 23 novembre 2014

INTERVENTO DI FABIO CANNIZZARO , ALL’ASSEMBLEA DELLA RETE SOCIALISTA DI ROMA, DEL 15 NOVEMBRE 2014




Care compagne, Cari compagni, illustri ospiti,
Non è facile onorare, in pochi minuti, la promessa fatta al compagno Giovanni Rebechi di rappresentare cosa da Sud, dai nostri diversi Sud, insulari e no, si spera e si pensa debbano essere ruolo e prospettive dell’azione socialista a sinistra e nella sinistra.
Mi sono chiesto: Cosa ci chiedono oggi i ceti sociali del sud oggettivi referenti di un’azione socialista a sinistra? Del resto credo che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare che i nostri referenti sono e restano i ceti popolari, le classi subalterne, i disoccupati, i precari, i lavoratori. Ebbene tutti costoro: cosa ci chiedono? Ci domandano, in buona sostanza, di interrompere un andazzo, di combattere le sperequazioni, le diseguaglianze che anziché diminuire aumentano ed aumentando scavano nel quotidiano odiosi quanto evidenti divari sociali ed economici. Credo sia questo ciò che da Sud ci chiedono i lavoratori e con questi i deboli, gli ignorati, gli svantaggiati.
Noi socialisti schierati a sinistra abbiamo il dovere,  compagne e compagni, di studiare, esaminare e trarre le conseguenze politiche dall’analisi della realtà socio-economica.
Alle osservazioni devono ,dunque, seguire fatti ed atti politici conseguenti. Non è più tempo di paludamenti, di titubanze, del resto è sotto gli occhi di tutti che il Pd lavora all’eliminazione politica di qualunque forza alla sua sinistra, azione affidata al sistema elettorale a-democratico dell’Italikum.
E' altresì evidente che, attualmente, il Pd persegue con oggettiva pervicacia politiche economiche e sociali neoliberiste.
 Non sta però a noi, ne questo è il luogo più adatto a farlo, dettare al Pd e alle sue minoranze interne agende e/o consigli su cosa fare rispetto alle scelte della loro maggioranza e del loro segretario, Renzi.
Detto ciò abbiamo però il diritto di dire che le politiche del Pd, da socialisti e da uomini e donne di sinistra, non solo non ci convincono ma che anzi ci vedono decisamente contrari.
Da Sud, dai nostri Sud noi socialisti leggiamo l’agenda renziana in perfetta linea di continuità storico-politico e socio-economica rispetto alle vecchie logiche riguardo i rapporti Nord-Sud. Del resto a ben vedere questo Pd, il suo leader concretamente non mettono in discussione né ricette né scelte né analisi del capitalismo globalizzato e finanziario mondiale, applicandone i dettati in Italia e avvallandone le logiche e le prassi a livello inter e intranazionale.
Detto ciò la situazione è grave ed io sono venuto qui a Roma , su mandato dei compagni e delle compagne siciliane che rappresento, non tanto a celebrare noi stessi quanto, più e meglio, a sostenere che la Rete Socialista oggi non si basta più.
E non è  badiamo bene la Rete Socialista che non si basta per inadeguatezza, anzi è l’esatto contrario, noi dobbiamo e possiamo superarci perché il nostro progetto è vivo e vitale più che mai e occorre quindi di evolvere verso una nuova, successiva fase politica ed organizzativa.
Liberiamo, quindi, il campo da equivoci e/o generalizzazioni, qui non si tratta oggi di creare un nuovo, ennesimo partito o partitello.
Da socialisti ben comprendiamo che non è tempo di proporre o strutturare un partito politico che in questa fase non potrebbe essere né influente ne tantomeno credibile.
Ciò che ci deve vedere impegnati è la necessità di dare vita, da subito, ad una organizzazione politica socialista schierata a sinistra.
Chiarisco ancora meglio. Noi peroriamo e proponiamo a Voi, al corpo vivo del socialismo militante e della sinistra un modello Federativo e federale che dia vita ad una unione organizzativa dei socialisti a sinistra.
Una Federazione che si muova valorizzando le Identità territoriali storiche, culturali, economiche e se presenti linguistiche di questo Paese. 
Pensate alla tradizione socialista siciliana, all’esperienza, fondamentale e fondativa del socialismo siciliano: I Fasci Siciliani dei Lavoratori di fine Novecento.
Pensiamo, ancora, a tradizioni come quella di Rollier , di Colorni o ancora di Silvio Trentin. E’ questo e non quello differenzialista e neolepenniano di certi altri il vero federalismo.
 Su questo tema non prendiamo  e accettiamo  lezioni da nessuno. 
E del resto noi della Rete Socialista in Sicilia poniamo come elemento centrale della mobilitazione socialista la soluzione della composita quanto ineludibile Questione Siciliana.
Appare dunque chiaro che la nostra iniziativa non è e non vuole essere una chiamata alle armi per il reducismo socialista tout court.
La futura federazione, infatti, non si rivolge solo o prevalentemente ai compagni che militano nel PSI, nel partito nenciniano.
La nostra quotidianità, il nostro divenire politico in questi mesi ha tratto la sua linfa, la sua forza nel tessuto del Socialismo Autonomo, di quell’Associazionismo Socialista che, senza nulla togliere alla presenza e alla convivenza nella Rete Socialista con bravi compagni e brave compagne che pure militano nelle minoranze del PSI,  è, oggettivamente, al momento il vero cuore pulsante dell’azione socialista a sinistra.
E’ riscontrabile che sin qui la Rete ha infatti prevalentemente, positivamente lavorato alla riaggregazione del tessuto politico-culturale di base e spontaneo che esiste nei territori, rinunciando, giustamente penso io, alla mero scontro con il PS nenciniano.
Noi, infatti, senza mai rifiutare un confronto fattivo e schietto con chicchessia, avvertiamo come centrale, ineludibile “necessità” per i socialisti contrastare il tentativo messo in atto dal Pd di disarticolare gli equilibri a sinistra provando anche a condannare i socialisti, e quindi il Socialismo, ad una in essenzialità politica  e sociale che, diversamente da altri compagni e compagne, non possiamo né vogliamo accettare.
Anzi diciamo, con giusta fierezza, che è la nostra tradizione socialista e democratica di valori, ideali e princìpi l’unico immediato, possibile collante  per avviare una seria riorganizzazione della sinistra, su basi attuali ed originali, condividendo non teorie ideologiche o riflessioni teoretiche ma, più e meglio, necessità ed esigenze politiche e socioeconomiche.
Dobbiamo invitare, da subito, tutti i compagni, le compagne a porre al centro dell’attenzione e dell’iniziativa politica tra gli altri anche  temi come quelli del tanto vituperato trittico saragattiano ( scuole, ospedali e case).
Oggi la imperante volontà neoconservatrice, incarnata anche dal Pd, trova espressione nell’odioso attacco a settori come questi, non solo dimenticati e ignorati, ma su cui muove ora, infaustamente quanto poco lungimirantemente, la mannaia di spesa di questo Esecutivo.
Pensiamo, ad esempio, al progetto della cosiddetta “Buona” Scuola renziana.
Da insegnante, da lavoratore, da socialista dico che quello mosso dal Premier, dal suo partito è un attacco formidabile quanto letale sia ai diritti sindacali , professionali ed alla dignità di insegnanti e personale ATA che ai diritti democratici degli studenti, delle famiglie, dei cittadini.
E’, in buona sostanza, un concreta aggressione alla “Bastiglia” della Costituzione: la Scuola repubblicana.
La Rete Socialista, e da domani, spero, la Federazione per il Socialismo, dovrà tutelare, in questo come in ogni altro settore,  la società democratica voluta dai Padri Costituenti e dovrà farlo da sinistra, difendendo diritti, prerogative lottando democraticamente per allargarli e non come fanno taluni per cassarli e/o ridurli.
E’ tempo di schierarsi, di essere conseguenti alle idee professate. E’ tempo di fatti politici!
Dobbiamo dare risposte ai bisogni non meno che alle esigenze della Gente, dei Lavoratori di questo Paese.
Questa assemblea non è dunque un occasione autocelebrativa né burocratica interna.
Oggi qui sono convenuti uomini e donne, espressioni di associazioni, gruppi, movimenti e/o singoli, che lavorano per l’unità del Socialismo ed in prospettiva per quella della sinistra democratica schierata, senza se e senza ma, a sinistra del Pd.
Rifiutiamo, poiché storicamente fallace, l’unificazione verticistica e virtuale di sigle e gruppi dirigenti e miriamo, invece, a riorientare il socialismo per riorganizzare su nuove basi la sinistra.

VIVA IL SOCIALISMO!

VIVA LA FEDERAZIONE!

VIVA LA SINISTRA!
Fabio Cannizzaro
Coord.della Sicilia
e componente U.P.
della Rete Socialista

giovedì 6 novembre 2014

TERTIUM NON DATUR...RIALZIAMO LA BANDIERA DEL SOCIALISMO SICILIANO !



Rivisitazione grafica dell'opera di Gelij Korzev “Rialzando la bandiera” 1957


La riorganizzazione del socialismo in Sicilia deve affrontare alcuni passaggi obbligati.
I socialisti devono chiedersi: Possiamo rappresentare le istanze, i Valori ed i Princìpi socialisti accettando di andare oltre e al di là di vecchie, fallimentari logiche personalistiche, di potere e di per sé centralistiche?
Noi pensiamo di sì! E' una sfida di coerenza e che ci vede impegnati, rispetto anche a certune altre “osservanze” socialiste regionistiche isolane a fare del socialismo siciliano del XXI secolo non una “ridotta” di reduci del vecchio, estinto PSI, con annessa, âgée “colonnellanza” cammellata bensì un momento di operante riaggregazione a sinistra, in cui centrale, imprescindibile è la soluzione della Questione Siciliana, intesa parimenti come Questione Identitaria e Questione Sociale.
Tutto ciò è qualcosa di altro e ben diverso da mortificanti quanto ripetute visioni regionistiche, dirigiste, personalistiche e solo nominalmente autonomistiche.
Certo il percorso che abbiamo scelto che si rifà alle esperienze di lotta dei Fasci Siciliani, di socialisti siciliani come Vincenzo Vacirca, o alla migliore sinistra sicilianista o ancora alla valutazione panzeriana , socialista e popolare dello Statuto Siciliano oggi si invera nella collaborazione tra i diversi sodalizi territoriali socialisti riuniti nel COORDINAMENTO DEI CIRCOLI SOCIALISTI di Sicilia ed è oggi parte attiva e propositiva dell'iniziativa di riorganizzazione socialista che fa capo, anche in Sicilia, alla RETE SOCIALISTA – SOCIALISMO EUROPEO. Eppure occorre allargare, ampliare l'orizzonte.
Tutti i compagni e le compagne che non vogliono accettare né la logica liquidazionista dell'attuale PSI nenciniano dentro il Pd, né certe vulgate continuiste in salsa reducistico-autonomista sappiano che tertium non datur e che occorre aderire ad un progetto schiettamente siciliano e sinceramente internazionalista di sinistra socialista capace di ridare forza e prospettiva alla Gauche, qual'è appunto quello perorato dal Coordinamento dei Circoli Socialisti in collaborazione con Rete Socialista – Socialismo Europeo – SICILIA. 
Progetto in cui è la Politica socialista, fatta dalle persone per le persone ad essere centrale, rispettando le radici siciliane senza però immiserirle in sterile sciovinismo ma esaltandole in un reale, concreto amore per l'Umanità. 

W il Socialismo Siciliano!


W il Socialismo !


giovedì 16 ottobre 2014

TUTTI A ROMA IL PROSSIMO 15 NOVEMBRE!




DALLA SICILIA PER DEFINIRE, CON molti COMPAGNI E COMPAGNE DI ALTRI TERRITORI LE CONDIZIONI PER LA CREAZIONE DI UNA ORGANIZZAZIONE POLITICA SOCIALISTA NUOVA, ORIGINALE E CREDIBILE



L’impegno per determinare le ragioni del socialismo nella sua triplice valenza etica, politica ed organizzativa ci vede impegnati , in Sicilia, come altrove, mettendo in gioco noi stessi, le nostre storie e le nostre ragioni.
In questo processo “aperto”, dialettico ed in divenire noi socialisti siciliani possiamo riversare il “valore aggiunto”della nostra tradizione politica che discende dai Fasci Siciliani dei Lavoratori e che si richiama ad un amore schietto e scevro da ogni sciovinismo per la nostra Sicilia, per la nostra lingua e cultura e per le ragioni dei lavoratori e dei deboli siciliani e no.
In questa “chiave” siamo convinti che esista e ancora persista , evidente e insottaciuta poiché insottacibile una originale, specifica, storicamente conclamata Questione Siciliana .
Questione che potrà trovare finalmente soluzione solo se opererà democraticamente e fattivamente una forte, credibile organizzazione politica socialista.
Noi identifichiamo il “volano” di questo organismo politico nella Rete Socialista –Socialismo Europeo, unica aggregazione, secondo noi, che ad oggi, sta tratteggiando, in chiave generale, un coerente percorso di senso socialista e di sinistra.
In Sicilia dunque si intersecano due questioni e sono quella siciliana e quella socialista.
Nel procedere alla loro soluzione abbiamo il dovere, che si fa necessità, di operare per il rilancio del socialismo e quindi della sinistra che solo da noi può attendere un riscatto ed un reale rinnovamento per difendere i diritti dei deboli e dei lavoratori.
Diversamente da taluni altri settori della variegata “galassia” socialista o simil tale noi, citando testualmente le parole di un caro compagno , Beppe Giudice, non operiamo: “ per ridare una platea immeritata a pezzi di ex ceto politico che è stato corresponsabile della fine del PSI”.
Vogliamo, piuttosto, operare, più e meglio, per rilanciare il ruolo di un movimento socialista che pensa, agisce e realizza in forza dei suoi ideali di libertà, giustizia ed equità.
La prospettiva in cui noi compagni siciliani del Coordinamento dei Circoli Socialisti ed di xQS ci riconosciamo è, dunque,  quella oggi perseguita dalla Rete Socialista –Socialismo Europeo.
Una linea d’indirizzo socialista autonomista di sinistra che opera per rideterminare e ricostruire ex novo una nuova, schietta forza socialista, capace di essere all’unisono, senza contraddizioni, federalista, all’interno come all’esterno, e parimenti schiettamente internazionalista.
Possiamo e dobbiamo recuperare i valori del migliore socialismo umanitario, democratico, riformatore e libertario, siciliano e non solo, e grazie a questi valori andare oltre le vecchie contraddizioni del comunismo e del movimento comunista rideterminando le ragioni di una sinistra plurale capace di governare il presente e organizzare il futuro per il benessere dei più contro l’egoismo dei pochi, oggi incarnato da certo neoliberismo assetato solo di facili profitti.

Fabio Cannizzaro


sabato 12 luglio 2014

LA QUESTIONE SICILIANA E LA VIA SICILIANA AL SOCIALISMO



Compagne, Compagni,
è un dovere per chiunque sia socialista interrogarsi sulle dinamiche del neocapitalismo, della globalizzazione finanziaria come è altrettanto importante chiedersi, senza remore, il perché dell'odierno, oggettivo arretramento, in Sicilia, delle lotte sociali. Da cosa è dipeso?
E' un dato meramente congiunturale? Noi pensiamo che sia vero solo in parte.
E' nostra maturata convinzione che parte di questo “arretramento” sia dipeso anche da errori nelle scelte prodotte da ampi settori delle classi dirigenti delle sinistre isolane riguardo al merito e alla sostanza dei problemi in campo in Sicilia.
Ciò è potuto accadere, anche, perché questi compagni, queste compagne, non hanno voluto o saputo tenere nel giusto conto non solo i bisogni ma anche le esigenze dei siciliani onesti, dei compagni e delle compagne che ambivano ed ambiscono a determinare condizioni di vita migliori senza rinunciare necessariamente alla propria identità materiale e culturale. Dato che per altro si rapporta alla diffusa convinzione che la propria identità di siciliani sia uno degli elementi possibili per affrontare, in equità e senza egoismi, quel grumo irrisolto di problemi che noi chiamiamo, da più di 150 anni, la Questione Siciliana, che è diversa e peculiare, rispetto alla Questione Meridionale continentale.
Nelle classi dirigenti della sinistra isolana questi temi, queste analisi non hanno mai trovato non dico attenzione o rispetto ma neppure un doveroso ascolto.
Ogni scelta, ogni analisi, pur con alcune lodevoli eccezioni, sono sempre state prese, in Sicilia, guardando al cosiddetto quadro centrale.
Anche le continue, reiterate sconfitte subite a sinistra sono state lette con le “lenti colorate” di una autoreferenzialità che ha prodotto solo altre sconfitte.
Noi Socialisti siciliani e federalisti, che ci rifacciamo, in linea di continuità politica, alla tradizione del migliore socialismo isolano, quello che a partire dai Fasci Siciliani dei Lavoratori ha sempre posto la Questione Siciliana come elemento imprescindibile per l'affermazione chiara e non effimera del socialismo e della giustizia sociale in Sicilia, pensiamo sia giunto oggi il tempo di mutare rotta.
Da socialisti e da uomini di sinistra ci impegniamo per cambiare le cose a sinistra, da sinistra. Pena, in concreto, la stessa scomparsa della sinistra in Sicilia come in Italia.
Non chiediamo a chicchessia conversioni, immediate quanto repentine, ma poniamo, a tutti e per tutti, la questione, squisitamente politica, di una analisi, a tuttotondo, sugli errori compiuti , sin qui, dalle classi dirigenti di sinistra, socialiste incluse.
Lo facciamo senza sicumera ma nella diffusa, pervicace convinzione che per cambiare le cose, occorra cambiare anche le scelte e le azioni politiche prodotte e proposte.
Nella realtà siciliana questo significa porre come centrale, per risolverla, l'esistenza di una peculiare Questione Siciliana che è parimenti questione sociale ed identitaria. In questa analisi il nostro socialismo, la nostra elaborazione, le nostre analisi si ricollegano e si incontrano con quelle di compagni di altre realtà interne alla forma stato Italia,storicamente noti ed apprezzati, come, ad esempio, Mario Alberto Rollier, Silvio Trentin e molti altri ancora.
Il nostro impegno è dunque parimenti volto alla soluzione della Questione Siciliana ma altrettanto, in virtù di questa,ha una proiezione internazionale ed internazionalista.
In questo impegno troviamo conforto ed ascolto crescente in settori sempre più ampi del socialismo italiano, in cui militiamo e con il quale sviluppiamo analisi, operando per la sua, la nostra riorganizzazione.
Certo il quadro che ci si para dinanzi è tutt'altro che roseo o idilliaco.
La sinistra isolana e non solo questa si deve confrontare con il partito democratico, un vero moloch, di potere e al potere, che spinge perché socialisti e sinistra tutta perdano le loro identità diluendosi, presto e soprattutto male, nel partito “pigliatutto” e/o , in subordine, in un sistema di alleanze senza sbocchi sociali e politici.
Occorre che qualcuno abbia il coraggio di dire che gli interessi rappresentati dal PD sono, oggettivamente, altri e diversi dagli interessi rappresentati dal socialismo e dalla sinistra in Sicilia come altrove.
Ci sono, per di più, altre difficoltà. Nel movimento socialista siciliano esistono ancora, infatti, sulla Questione Siciliana, posizioni diverse e diversificate.
Talune pregiudizialmente antisiciliane e centraliste, altre similmente dannose, che invocano, senza definirla o comprenderla, una visione verbosamente “autonomista”. Coloro che rappresentano questa posizione “tattica” non incarnano tanto una reale posizione politica quanto occasioni calcolate per determinare “trampolini” di lancio personalistici quando non anche occasioni di rilancio di vecchi parametri consociativi.
A tutti costoro diciamo, citando Guglielmo Epifani (2007) che nelle loro posizioni: “non c'è un progetto per il futuro” della Sicilia, dei Siciliani.
Se vogliamo dare futuro ai siciliani occorre affrontare e risolvere, in chiave socialista, la Questione Siciliana rinunciando a vantaggi tattici o personali, guardando al BENE COMUNE dei Siciliani in un ottica internazionalista, senza nazionalismi egoisti ma esaltando semmai le ragioni di un Popolo come quello Siciliano, aperto da sempre al Mondo in virtù della sua identità e della sua cultura.



Fabio Cannizzaro