Tre anni, 36 mesi, 1095 quasi 1096 giorni saranno trascorsi domani
da quando Pippo Scianò ci ha lasciati.
Come spesso accade a volte capita di dimenticare che non c’è
più, altre volte, invece, la sua assenza si fa sentire e pesa.
Ciò è ovviamente vero per coloro, come me, che lo hanno
conosciuto bene e con lui hanno condiviso periodi più o meno lunghi di
frequentazione e/o militanza.
Tra questi alcuni di noi si sono formati alla sua scuola
umana e politica spesso più di quanto noi stessi siamo stati disposti ad
ammettere, cosa di cui ci siamo resi talvolta conto dopo esserci allontanati
con le nostre scelte politiche da lui.
Ma domandiamoci: chi era Pippo Scianò?
Un giornalista, circa una ventina d’anni fa o poco più,
volendo essere perfido ebbe a definirlo “l’ultimo
dei separatisti”.
Una definizione che allora ricordo lo fece sorridere e pur
tuttavia al netto di quella ricercata malignità la definizione può essere
accettata se intesa nel senso che Giuseppe Scianò detto Pippo ha rappresentato,
al meglio, una figura “cerniera” tra il vecchio separatismo, reduce esausto
dalla stagione degli anni ’40 del secolo scorso, e le rinnovate aspirazioni
indipendentiste di una nuova generazione, la sua, che a fine degli anni ‘50 e
nei primi anni ’60 guardava a quel passato, a quell’esperienza con rispetto ma
anche con acuto senso critico.
Esemplare in questa prospettiva fu il “passaggio” doloroso, complesso dal vecchio, esausto MIS (Movimento
per l’Indipendenza della Sicilia) a una nuova forza politica nata ufficialmente
nel 1964, l’FNS (Fronte Nazionale Siciliano). Un passaggio che vide Pippo tra i
più impegnati e attenti “traghettatori”.
Ne fu uno dei protagonisti e attento e coerente garante.
Risulta difficile oggi ricostruire il clima interno a un
movimento quello sicilianista (definizione lata, onnicomprensiva) che veniva
fuori da una sconfitta storica prima e da una stagione complessa, equivoca,
poi, come quella del milazzismo.
In questo quadro matura attraverso un processo di
convincimento, lenta ricucitura, in una Sicilia in cui le forme politiche
organizzate sono poco e male percepite, la nascita dell’FNS di cui primo
segretario politico fu un ingiustamente dimenticato Antonino Scalisi.
Un travaglio fatto di continui spostamenti su assi viari
ancora più improponibili di quelli odierni già incerti con un Pippo
instancabile “trottola” militante.
Con la sua affabilità sconfisse allora paure, titubanze,
personalismi e ebbe ragione anche di certe pusillanimità.
In questo impegno laborioso affonda le sue radici il valore
della figura e la successiva leadership di quel giovane determinato cresciuto
lontano dalla Sicilia ma innamorato della Terra di Trinacria dei suoi genitori
che poi, non senza difficoltà e ostacoli, si affermerà negli anni ’70 e poi ’80
del secolo scorso.
Da allora in poi, piaccia o no, lo si voglia ammettere o
meno, si realizzò nell’immaginario politico siciliano una stringente, naturale
identificazione tra lui e la Causa siciliana.
Una leadership conquistata con quotidiana costanza, educata
eleganza senza però mai rinunciare all’umile lavoro di base, investendo anche
parte dei suoi averi personali, e fortificata da una capacità d’elaborazione
importante e unica.
Non voglio però che si pensi a questo mio ricordo come a una
mera agiografia dell’uomo, anche Pippo Scianò, al pari di noi tutti, commise la
sua parte di errori, sottovalutazioni e/o sopravvalutazioni di uomini,
situazioni e fasi sociali e politiche.
Di sicuro ad animarlo furono due forze diverse, una quella
religiosa ereditata dalla famiglia e da lui vivificata, l’altra quella politica
che mai lo abbandonò.
È lecito chiedersi: Pippo Scianò è stato un grande leader
politico?
Tenderei a dire di sì, se per un momento prescindiamo dai
meri risultati elettorali e guardiamo alla sua capacità di sottrarre l’indipendentismo
e il sicilianismo dalle sabbie mobili del conformismo e dell’oblio.
Oserei azzardare anzi che più e meglio Pippo Scianò è stato,
per scelta e vocazione, più ancora un grande statista.
Sì, proprio così un grande statista. Invito i più dubbiosi di
voi a riflettere sul fatto che senza Pippo Scianò, la sua opera di vero e
proprio apostolato politico non solo ciò che era restato del sicilianismo ma la
stessa nozione di “Sicilia Nazione”
sarebbe stata travolta da un ‘ondata di ricercato oblio anti siciliano che
travolse la società siciliana con la complicità di una classe
politico-burocratica di ascari e/o approfittatori.
A fronte di tutto ciò Pippo Scianò si erse ad “argine”, divenne un umano “muro” di intelligenza e resilienza
politica che tra mille ingenerosità e pochezze ingrate mantenne appunto come un
“muro di pietra” il punto di vista
indipendentista e anti mafioso.
In circa 60 anni di acquisita consapevolezza prima e poi di
democratico impegno diretto Pippo Scianò ha attraversato la storia siciliana
del XX e di quasi un quarto del nostro XXI secolo e lo ha fatto con una
determinazione, una sensibilità che ma si è potuta confondere con un ottuso
fanatismo.
Personalmente lo conobbi nel 1985 e da allora sino al 2012 ho
intrattenuto con lui una frequentazione politica pressoché costante.
Nel 2012 poi le nostre strade si divisero su e per questioni
squisitamente politiche e strategiche senza che mai da ambedue le parti venisse
meno la stima personale.
Quasi un trentennio di frequentazione credo mi autorizzino a
riconoscere in lui, anche forse più di figure quali Andrea Finocchiaro Aprile e
Antonio Canepa, la figura che più a lungo ha influenzato e modellato il
movimento per l’indipendenza e l’autodeterminazione nella Sicilia contemporanea.
È questa un’evidenza che non ha prodotto ancora però un
riconoscimento condiviso della sua centralità e importanza.
È un debito etico quello di promuovere questa consapevolezza
che per parte mia assumo, anche al di là delle mie successive scelte politiche,
che sto cercando di onorare ogni volta che è possibile e che mi ha spinto a
coinvolgere altri amici di Pippo a creare la “CATTEDRÀ SCIANÒ” che si assumerà tra gli altri anche questo ruolo.
A una manciata di ore dal terzo anniversario della tua
scomparsa posso dire solo che mi manca, ci manca la tua intelligenza e il tuo
acume.
Ciao, Pippo!
Fabio Cannizzaro






