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mercoledì 31 luglio 2019

DOCUMENTO CONGIUNTO DI XQS E DEL COORDINAMENTO DEI CIRCOLI SOCIALISTI SUL SENSO E LA PROSPETTIVA CHE IL SOCIALISMO DI SINISTRA PUO’ E DEVE ASSUMERE ATTUALMENTE



Sinceramente negli ultimi 25 anni non abbiamo creduto realizzabile e men che meno, al momento, l’unità dei socialisti. 
Quello che, invece, oggi,  riteniamo proponibile e realizzabile è il fissare realisticamente una LINEA D’AZIONE COMUNE tra tutti coloro che si dicono socialisti, a patto che questi,  le loro organizzazioni e gruppi,  condividano alcune fondamentali “necessità” politiche.
 Nello specifico come xQS e come Coordinamento dei Circoli Socialisti, espressioni organizzate del socialismo di sinistra siciliano e federalista, individuiamo precisamente quali basilari priorità:
a)            Il riconoscimento del superamento, politico e concettuale, attualmente, di qualsivoglia forma, declinata e declinabile, di centrosinistra ed il riconoscimento che il ruolo e l’azione dei socialisti si svolge, con autonomia organizzativa e di pensiero, a sinistra;
b)           Il superamento esplicito di qualunque forma di sovranismo neo-centralista quale sponda prioritaria e privilegiata per l’azione socialista;
c)            Accettazione della necessità sociale e politica di un ripensamento, in chiave antifascista della forma Stato in prospettiva federalista secondo la migliore tradizione del socialismo italiano, facendo tesoro delle esperienze virtuose e solidali dell’autonomismo costituzionale, quello vero ;
d)           Rilancio di una reale, forte vertenzialità sociale riguardo i diritti e le aspirazioni dei lavoratori, degli inoccupati, disoccupati e dei disagiati di questo Paese;
e)           Pianificazione politica, economica e sociale  di una campagna per il rilancio del Sud, dei diversi Sud del Paese, rifiutando la loro marginalizzazione o strumentalizzazione in mera chiave elettoralistica.

È per noi fondamentale, inoltre, non rinunciare, sottovalutare o depotenziare il nostro essere socialisti di sinistra, con il nostro background di lotte, intuizioni ed elaborazioni, che nel suo divenire cronologico e politico, rappresentano una “traccia” a cui non vogliamo e non dobbiamo rinunciare.
Altre elaborazioni e pratiche politiche propongono, invece, scenari in cui assistiamo a una serie di prassi praticate in ciò che resta dell’area socialista per cui taluni provano a disarticolare la presenza socialista in funzione di certo neo-centrismo mentre altri, specie nel campo del socialismo di sinistra,  in funzione opposta alla precedente ma di fatto speculare con una sorta di rinunciatario aprirsi, di fatto, acriticamente e troppo ottimisticamente alle ragioni di certo postcomunismo, anziché far valere concretamente le nostre di altre storie, di altre prassi e tradizioni.
Dinnanzi a un siffatto scenario noi scegliamo una terza via, socialista, di sinistra ma non intenzionata a rinunciare a poter proporre alla sinistra un nostro originale punto di vista, rifiutando, inoltre, scorciatoie sovraniste che sono pericolose per il movimento socialista e per il Paese.

lunedì 18 maggio 2015

AVANZA IL SOCIALISMO SICILIANO !




Sintesi dei lavori di Messina del Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo dello scorso 15 maggio

Venerdì a dispetto dell’opprimente scirocco si è regolarmente svolta la riunione politico-organizzativa promossa dal Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo.
Nell’accogliente cornice dell’Hotel Sant’Elia, al centro di Messina, sono convenuti da diverse parti della Sicilia delegazioni di compagni che lavorano nei diversi territori dell’Isola per rendere possibile la riorganizzazione ed rinnovamento del Socialismo siciliano secondo le direttrici di massima fissate durante l’Assemblea di Roma dello scorso 29 marzo e accettate anche dai nostri rappresentanti isolani.
E’ stata l’occasione quella messinese per un’analisi avveduta ed un confronto schietto sia sulla situazione del socialismo peninsulare sia su quella del socialismo siciliano con un’attenta analisi della situazione socio-economica, politica ed istituzionale dell’Isola.
I lavori sono stati introdotti e coordinati dal compagno Fabio Cannizzaro che ha delineato il quadro complessivo entro il quale i compagni del Coordinamento sono chiamati a confrontarsi, con speciale attenzione a tutta una serie di questioni legate all’attuale presenza e al posizionamento di un serio, credibile soggetto socialista in Sicilia.
Il compagno Cannizzaro ha posto la questione del Federalismo interno ed esterno affermando che la soluzione della Questione Siciliana passa la difesa dell’Istituto dell’Autonomia siciliana.
Istituto che è e resta centrale per l’affermazione di un forte, credibile movimento socialista isolano che attraverso la difesa dell’Autonomia si proponga non di difendere dei privilegi ma semmai l’esercizio di concreti, effettivi diritti per i siciliani.
Siciliani, la maggioranza dei quali sono onesti lavoratori, bravi cittadini nemici di ogni arbitrio e delle mafie.
Occorre in questa prospettiva dunque avere coscienza che la lotta per la soluzione della Questione siciliana chiama in causa necessariamente anche e necessariamente il tema di una migliore aggregazione dei popoli europei e della qualità dei rapporti con quelli del Mediterraneo.
Solo attraverso questa prospettiva d’insieme e sfuggendo da scorciatoie neocentraliste e/o da derive scioviniste in senso sicilianistico noi potremo affermare un compiuto, autocentrato e aperto punto di vista siciliano e socialista.
Particolare attenzione ha poi posto Cannizzaro alla questione della riorganizzazione socialista in Sicilia. Sbaglierebbe chi leggesse l’iniziativa del Coordinamento come un prolungamento della lotta interna al PSI. Per noi, infatti, non si tratta di porre, ora e qui, la questione del futuro del PSI come organizzazione politica autonoma o satellite del PD, tanto più che la maggior parte delle compagne e dei compagni che aderiscono al processo rappresentato dal coordinamento oggi non sono iscritti al PSI, quanto di lavorare ad una prospettiva più ampia di rinnovamento e riorganizzazione dell’intero corpo del movimento socialista isolano e peninsulare, sottraendolo all’inessenzialità politica.
Chiarito ciò appare evidente che la questione non è, non è mai stata e mai sarà di porsi o contrapporsi a questa o a quella organizzazione politica, quanto di costruire un consenso intorno ai valori socialisti che solo può garantire la centralità dei nostri principi nel processo di riaggregazione della sinistra che si staglia necessario all’orizzonte, se non vogliamo essere condannati a dipendere dal neocentrista e neocentralista PD.
Per questo stiamo lavorando e per questo noi socialisti siciliani andremo a Roma il 27 giugno portando le nostre analisi e rappresentando la nostra posizione.
Dopo la relazione di Cannizzaro hanno portato i loro contributi ai lavori i compagni Massimiliano Musso, Alfonso Fratacci, Santo Andaloro, Angelina Martino, Antonello Longo, Gaetano Cilla, Nino Gulisano ed Armando Esposito mentre sono stati letti messaggi di adesione ai lavori di diversi compagni e compagne tra cui per tutti ricordiamo Leonardo D’Angelo e Isidoro La Spina.
Ha inoltre preso parte ai lavori anche Carmelo Nucera in rappresentanza dei compagni impegnati in Calabria a definire territorialmente uno specifico ma equivalente processo.
Nell’intervento del compagno Massimiliano Musso, espressione delle realtà agrigentine, è emersa la necessità di caratterizzare l’azione e la presenza del Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo come capace di porre i socialisti d’oggi alla testa dell’azione democratica per l’eliminazione dei privilegi definendo un modello economico nuovo, vocato ai bisogni dei siciliani, che muova dal concetto di reddito in una prospettiva di economia di comunione. In tale prospettiva Musso ha posto, a suo avviso, come centrale per il Coordinamento di farsi propugnatore del REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA. Musso ha proseguito, poi, il suo ragionamento ponendo come centrali i temi della scuola, della sanità, dell’equità e della lotta alla mafia. A poi preso la parola il compagno Alfonso Fratacci, espressione delle realtà territoriali nebroidee, che ha posto l’accento sia sull’importanza di porre al centro dell’iniziativa i Valori e i Principi socialisti sia sulla centralità di un’azione politica che parta dai Territori. Occorre creare un’organizzazione socialista di tipo nuovo, federale non centralizzata e per fare questo occorre pensare ed usare mezzi nuovi. E’ quindi intervenuto il compagno Carmelo Nucera che ha portato agli intervenuti il saluto e il contributo delle compagne e dei compagni socialisti della vicina, amata Calabria.
Nucera nel suo intervento forte anche dell’esperienza maturata in un’organizzazione quale la Lega Socialista della Magna Grecia ha posto attraverso le esperienze maturate il tema di come i socialisti possano mantenere ed inverare i propri valori.
Nucera ha detto che noi socialisti pur essendo una parte importante della sinistra e quindi del processo di riarticolazione della sinistra non siamo l’intero processo.
 A suo avviso il socialismo non può più essere rappresentato dalle scelte fatte dal PSI, dalla sua attuale dirigenza e maggioranza interna. La prossima scadenza quindi del 27 giugno rappresenterà per i compagni del Risorgimento Socialista in Italia e del Rinnovamento socialista in Sicilia l’occasione per sciogliere il nodo della presenza, dell’azione e della prospettiva da dare al socialismo in questa prima parte del XXI secolo in Calabria, come in Sicilia come nel resto del Mezzogiorno e d’Italia.
Ha quindi preso la parola per un breve ma denso intervento il compagno Santo Andaloro, che ha portato l’esperienza di compagno impegnato nel sindacato e specificatamente nella UIL.
Andaloro, già presente a Roma lo scorso 29 marzo, ha posto la sua riflessione sui temi della comunicazione attenzionando in particolare il modo di usare i nuovi strumenti di comunicazione e di scambio quali sono, ad esempio, i social network rilevando né l’importanza ma invitando i compagni a non tralasciare, in questa fase organizzativa, l’organizzazione e l’apertura nei diversi Territori Siciliani di Circoli di modo da farne presidi di riaggregazione territoriale del socialismo siciliano.
Nel suo intervento il compagno Antonello Longo ha detto di riconoscersi pienamente nel quadro di riferimento delineato dal compagno Cannizzaro ed ha quindi posto analiticamente all’attenzione dei presenti una serie di “priorità”.
Muovendo dal quadro generale ovvero ponendo in termini politici la necessità di contribuire, da socialisti, a creare, insieme ad altre parti della gauche, una forza a sinistra del PD si è interrogato su quale debba essere il ruolo dei socialisti in questo processo.
Delineato questo passaggio, Longo ha posto, in modo coordinato, il tema di come questo processo debba essere affrontato in Sicilia. Longo ha chiamato in causa il tema centrale del ruolo dell’Autonomia siciliana e del rapporto che con questa i socialisti possono e debbono avere.
Il problema e quello di un rapporto squilibrato tra Centro e Sicilia. Nell’affermare questo occorre avere il coraggio di dire che non solo la politica non ha soluzioni ma è oggi, in Sicilia come altrove, parte rilevante del problema.
Longo ha posto quindi il problema poco dibattuto e attenzionato del tentativo fatto da questo Esecutivo e da settori importanti della sua maggioranza politica di intraprendere una concentrazione di potere politico, economico e sociale avviando una ricentralizzazione del Paese, cercando di togliere sostanza e spazio al sistema delle Autonomie regionali, siano esse Speciali o Ordinarie.
Tutto ciò non tanto per questioni ideali ma piuttosto perché la neocentralizzazione è funzionale a quelle reti di servizi che attirano capitali finanziari globalizzati e che di questi capitali spesso sono anche espressione.
 E’ poi intervenuto Gaetano Cilla che nuovo del processo in atto ha presentato se stesso, la propria storia politica e personale ai presenti concordando sulle analisi e dicendosi convinto che una siffatta prospettiva possa dare rappresentanza ai bisogni dei siciliani d’oggi.
Ha portato un veloce ma intenso saluto anche il compagno Armando Esposito esponente della nuova leva del socialismo eoliano che con il suo entusiasmo ha galvanizzato i presenti.  Ha infine  preso la parola il compagno Nino Gulisano che ha posto, a sua volta, in modo articolato e completo, l’attenzione su temi come quelli del meridionalismo da rinnovare e della difesa dei diritti dei siciliani insiti nella Carta Statutaria.
Gulisano ha inoltre riflettuto su temi correlati come quelli della difesa della cultura, del paesaggio, dei beni culturali isolani, invitando tutti i socialisti ad unire i propri sforzi per restituire centralità ed essenzialità a sinistra al pensiero ed ai valori socialisti, cosa per cui è nato il Coordinamento Siciliano per il Rinnovamento Socialista - Comitato 29 marzo.
Infine la riunione si è conclusa con la decisione presa all’unanimità, di preparare e stilare un documento dei compagni siciliani che sia la sintesi argomentata di quanto dibattuto con la quale partecipare unitariamente all’Assemblea del prossimo 27 giugno, in cui siano riportate e sintetizzate le imprescindibili, irrinunciabili linee di prospettiva dei socialisti siciliani per l’organizzazione del socialismo di domani e del futuro, in Sicilia, in Italia ed in Europa.


Franco Nizza

domenica 23 novembre 2014

INTERVENTO DI FABIO CANNIZZARO , ALL’ASSEMBLEA DELLA RETE SOCIALISTA DI ROMA, DEL 15 NOVEMBRE 2014




Care compagne, Cari compagni, illustri ospiti,
Non è facile onorare, in pochi minuti, la promessa fatta al compagno Giovanni Rebechi di rappresentare cosa da Sud, dai nostri diversi Sud, insulari e no, si spera e si pensa debbano essere ruolo e prospettive dell’azione socialista a sinistra e nella sinistra.
Mi sono chiesto: Cosa ci chiedono oggi i ceti sociali del sud oggettivi referenti di un’azione socialista a sinistra? Del resto credo che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare che i nostri referenti sono e restano i ceti popolari, le classi subalterne, i disoccupati, i precari, i lavoratori. Ebbene tutti costoro: cosa ci chiedono? Ci domandano, in buona sostanza, di interrompere un andazzo, di combattere le sperequazioni, le diseguaglianze che anziché diminuire aumentano ed aumentando scavano nel quotidiano odiosi quanto evidenti divari sociali ed economici. Credo sia questo ciò che da Sud ci chiedono i lavoratori e con questi i deboli, gli ignorati, gli svantaggiati.
Noi socialisti schierati a sinistra abbiamo il dovere,  compagne e compagni, di studiare, esaminare e trarre le conseguenze politiche dall’analisi della realtà socio-economica.
Alle osservazioni devono ,dunque, seguire fatti ed atti politici conseguenti. Non è più tempo di paludamenti, di titubanze, del resto è sotto gli occhi di tutti che il Pd lavora all’eliminazione politica di qualunque forza alla sua sinistra, azione affidata al sistema elettorale a-democratico dell’Italikum.
E' altresì evidente che, attualmente, il Pd persegue con oggettiva pervicacia politiche economiche e sociali neoliberiste.
 Non sta però a noi, ne questo è il luogo più adatto a farlo, dettare al Pd e alle sue minoranze interne agende e/o consigli su cosa fare rispetto alle scelte della loro maggioranza e del loro segretario, Renzi.
Detto ciò abbiamo però il diritto di dire che le politiche del Pd, da socialisti e da uomini e donne di sinistra, non solo non ci convincono ma che anzi ci vedono decisamente contrari.
Da Sud, dai nostri Sud noi socialisti leggiamo l’agenda renziana in perfetta linea di continuità storico-politico e socio-economica rispetto alle vecchie logiche riguardo i rapporti Nord-Sud. Del resto a ben vedere questo Pd, il suo leader concretamente non mettono in discussione né ricette né scelte né analisi del capitalismo globalizzato e finanziario mondiale, applicandone i dettati in Italia e avvallandone le logiche e le prassi a livello inter e intranazionale.
Detto ciò la situazione è grave ed io sono venuto qui a Roma , su mandato dei compagni e delle compagne siciliane che rappresento, non tanto a celebrare noi stessi quanto, più e meglio, a sostenere che la Rete Socialista oggi non si basta più.
E non è  badiamo bene la Rete Socialista che non si basta per inadeguatezza, anzi è l’esatto contrario, noi dobbiamo e possiamo superarci perché il nostro progetto è vivo e vitale più che mai e occorre quindi di evolvere verso una nuova, successiva fase politica ed organizzativa.
Liberiamo, quindi, il campo da equivoci e/o generalizzazioni, qui non si tratta oggi di creare un nuovo, ennesimo partito o partitello.
Da socialisti ben comprendiamo che non è tempo di proporre o strutturare un partito politico che in questa fase non potrebbe essere né influente ne tantomeno credibile.
Ciò che ci deve vedere impegnati è la necessità di dare vita, da subito, ad una organizzazione politica socialista schierata a sinistra.
Chiarisco ancora meglio. Noi peroriamo e proponiamo a Voi, al corpo vivo del socialismo militante e della sinistra un modello Federativo e federale che dia vita ad una unione organizzativa dei socialisti a sinistra.
Una Federazione che si muova valorizzando le Identità territoriali storiche, culturali, economiche e se presenti linguistiche di questo Paese. 
Pensate alla tradizione socialista siciliana, all’esperienza, fondamentale e fondativa del socialismo siciliano: I Fasci Siciliani dei Lavoratori di fine Novecento.
Pensiamo, ancora, a tradizioni come quella di Rollier , di Colorni o ancora di Silvio Trentin. E’ questo e non quello differenzialista e neolepenniano di certi altri il vero federalismo.
 Su questo tema non prendiamo  e accettiamo  lezioni da nessuno. 
E del resto noi della Rete Socialista in Sicilia poniamo come elemento centrale della mobilitazione socialista la soluzione della composita quanto ineludibile Questione Siciliana.
Appare dunque chiaro che la nostra iniziativa non è e non vuole essere una chiamata alle armi per il reducismo socialista tout court.
La futura federazione, infatti, non si rivolge solo o prevalentemente ai compagni che militano nel PSI, nel partito nenciniano.
La nostra quotidianità, il nostro divenire politico in questi mesi ha tratto la sua linfa, la sua forza nel tessuto del Socialismo Autonomo, di quell’Associazionismo Socialista che, senza nulla togliere alla presenza e alla convivenza nella Rete Socialista con bravi compagni e brave compagne che pure militano nelle minoranze del PSI,  è, oggettivamente, al momento il vero cuore pulsante dell’azione socialista a sinistra.
E’ riscontrabile che sin qui la Rete ha infatti prevalentemente, positivamente lavorato alla riaggregazione del tessuto politico-culturale di base e spontaneo che esiste nei territori, rinunciando, giustamente penso io, alla mero scontro con il PS nenciniano.
Noi, infatti, senza mai rifiutare un confronto fattivo e schietto con chicchessia, avvertiamo come centrale, ineludibile “necessità” per i socialisti contrastare il tentativo messo in atto dal Pd di disarticolare gli equilibri a sinistra provando anche a condannare i socialisti, e quindi il Socialismo, ad una in essenzialità politica  e sociale che, diversamente da altri compagni e compagne, non possiamo né vogliamo accettare.
Anzi diciamo, con giusta fierezza, che è la nostra tradizione socialista e democratica di valori, ideali e princìpi l’unico immediato, possibile collante  per avviare una seria riorganizzazione della sinistra, su basi attuali ed originali, condividendo non teorie ideologiche o riflessioni teoretiche ma, più e meglio, necessità ed esigenze politiche e socioeconomiche.
Dobbiamo invitare, da subito, tutti i compagni, le compagne a porre al centro dell’attenzione e dell’iniziativa politica tra gli altri anche  temi come quelli del tanto vituperato trittico saragattiano ( scuole, ospedali e case).
Oggi la imperante volontà neoconservatrice, incarnata anche dal Pd, trova espressione nell’odioso attacco a settori come questi, non solo dimenticati e ignorati, ma su cui muove ora, infaustamente quanto poco lungimirantemente, la mannaia di spesa di questo Esecutivo.
Pensiamo, ad esempio, al progetto della cosiddetta “Buona” Scuola renziana.
Da insegnante, da lavoratore, da socialista dico che quello mosso dal Premier, dal suo partito è un attacco formidabile quanto letale sia ai diritti sindacali , professionali ed alla dignità di insegnanti e personale ATA che ai diritti democratici degli studenti, delle famiglie, dei cittadini.
E’, in buona sostanza, un concreta aggressione alla “Bastiglia” della Costituzione: la Scuola repubblicana.
La Rete Socialista, e da domani, spero, la Federazione per il Socialismo, dovrà tutelare, in questo come in ogni altro settore,  la società democratica voluta dai Padri Costituenti e dovrà farlo da sinistra, difendendo diritti, prerogative lottando democraticamente per allargarli e non come fanno taluni per cassarli e/o ridurli.
E’ tempo di schierarsi, di essere conseguenti alle idee professate. E’ tempo di fatti politici!
Dobbiamo dare risposte ai bisogni non meno che alle esigenze della Gente, dei Lavoratori di questo Paese.
Questa assemblea non è dunque un occasione autocelebrativa né burocratica interna.
Oggi qui sono convenuti uomini e donne, espressioni di associazioni, gruppi, movimenti e/o singoli, che lavorano per l’unità del Socialismo ed in prospettiva per quella della sinistra democratica schierata, senza se e senza ma, a sinistra del Pd.
Rifiutiamo, poiché storicamente fallace, l’unificazione verticistica e virtuale di sigle e gruppi dirigenti e miriamo, invece, a riorientare il socialismo per riorganizzare su nuove basi la sinistra.

VIVA IL SOCIALISMO!

VIVA LA FEDERAZIONE!

VIVA LA SINISTRA!
Fabio Cannizzaro
Coord.della Sicilia
e componente U.P.
della Rete Socialista

giovedì 16 ottobre 2014

TUTTI A ROMA IL PROSSIMO 15 NOVEMBRE!




DALLA SICILIA PER DEFINIRE, CON molti COMPAGNI E COMPAGNE DI ALTRI TERRITORI LE CONDIZIONI PER LA CREAZIONE DI UNA ORGANIZZAZIONE POLITICA SOCIALISTA NUOVA, ORIGINALE E CREDIBILE



L’impegno per determinare le ragioni del socialismo nella sua triplice valenza etica, politica ed organizzativa ci vede impegnati , in Sicilia, come altrove, mettendo in gioco noi stessi, le nostre storie e le nostre ragioni.
In questo processo “aperto”, dialettico ed in divenire noi socialisti siciliani possiamo riversare il “valore aggiunto”della nostra tradizione politica che discende dai Fasci Siciliani dei Lavoratori e che si richiama ad un amore schietto e scevro da ogni sciovinismo per la nostra Sicilia, per la nostra lingua e cultura e per le ragioni dei lavoratori e dei deboli siciliani e no.
In questa “chiave” siamo convinti che esista e ancora persista , evidente e insottaciuta poiché insottacibile una originale, specifica, storicamente conclamata Questione Siciliana .
Questione che potrà trovare finalmente soluzione solo se opererà democraticamente e fattivamente una forte, credibile organizzazione politica socialista.
Noi identifichiamo il “volano” di questo organismo politico nella Rete Socialista –Socialismo Europeo, unica aggregazione, secondo noi, che ad oggi, sta tratteggiando, in chiave generale, un coerente percorso di senso socialista e di sinistra.
In Sicilia dunque si intersecano due questioni e sono quella siciliana e quella socialista.
Nel procedere alla loro soluzione abbiamo il dovere, che si fa necessità, di operare per il rilancio del socialismo e quindi della sinistra che solo da noi può attendere un riscatto ed un reale rinnovamento per difendere i diritti dei deboli e dei lavoratori.
Diversamente da taluni altri settori della variegata “galassia” socialista o simil tale noi, citando testualmente le parole di un caro compagno , Beppe Giudice, non operiamo: “ per ridare una platea immeritata a pezzi di ex ceto politico che è stato corresponsabile della fine del PSI”.
Vogliamo, piuttosto, operare, più e meglio, per rilanciare il ruolo di un movimento socialista che pensa, agisce e realizza in forza dei suoi ideali di libertà, giustizia ed equità.
La prospettiva in cui noi compagni siciliani del Coordinamento dei Circoli Socialisti ed di xQS ci riconosciamo è, dunque,  quella oggi perseguita dalla Rete Socialista –Socialismo Europeo.
Una linea d’indirizzo socialista autonomista di sinistra che opera per rideterminare e ricostruire ex novo una nuova, schietta forza socialista, capace di essere all’unisono, senza contraddizioni, federalista, all’interno come all’esterno, e parimenti schiettamente internazionalista.
Possiamo e dobbiamo recuperare i valori del migliore socialismo umanitario, democratico, riformatore e libertario, siciliano e non solo, e grazie a questi valori andare oltre le vecchie contraddizioni del comunismo e del movimento comunista rideterminando le ragioni di una sinistra plurale capace di governare il presente e organizzare il futuro per il benessere dei più contro l’egoismo dei pochi, oggi incarnato da certo neoliberismo assetato solo di facili profitti.

Fabio Cannizzaro


sabato 12 luglio 2014

LA QUESTIONE SICILIANA E LA VIA SICILIANA AL SOCIALISMO



Compagne, Compagni,
è un dovere per chiunque sia socialista interrogarsi sulle dinamiche del neocapitalismo, della globalizzazione finanziaria come è altrettanto importante chiedersi, senza remore, il perché dell'odierno, oggettivo arretramento, in Sicilia, delle lotte sociali. Da cosa è dipeso?
E' un dato meramente congiunturale? Noi pensiamo che sia vero solo in parte.
E' nostra maturata convinzione che parte di questo “arretramento” sia dipeso anche da errori nelle scelte prodotte da ampi settori delle classi dirigenti delle sinistre isolane riguardo al merito e alla sostanza dei problemi in campo in Sicilia.
Ciò è potuto accadere, anche, perché questi compagni, queste compagne, non hanno voluto o saputo tenere nel giusto conto non solo i bisogni ma anche le esigenze dei siciliani onesti, dei compagni e delle compagne che ambivano ed ambiscono a determinare condizioni di vita migliori senza rinunciare necessariamente alla propria identità materiale e culturale. Dato che per altro si rapporta alla diffusa convinzione che la propria identità di siciliani sia uno degli elementi possibili per affrontare, in equità e senza egoismi, quel grumo irrisolto di problemi che noi chiamiamo, da più di 150 anni, la Questione Siciliana, che è diversa e peculiare, rispetto alla Questione Meridionale continentale.
Nelle classi dirigenti della sinistra isolana questi temi, queste analisi non hanno mai trovato non dico attenzione o rispetto ma neppure un doveroso ascolto.
Ogni scelta, ogni analisi, pur con alcune lodevoli eccezioni, sono sempre state prese, in Sicilia, guardando al cosiddetto quadro centrale.
Anche le continue, reiterate sconfitte subite a sinistra sono state lette con le “lenti colorate” di una autoreferenzialità che ha prodotto solo altre sconfitte.
Noi Socialisti siciliani e federalisti, che ci rifacciamo, in linea di continuità politica, alla tradizione del migliore socialismo isolano, quello che a partire dai Fasci Siciliani dei Lavoratori ha sempre posto la Questione Siciliana come elemento imprescindibile per l'affermazione chiara e non effimera del socialismo e della giustizia sociale in Sicilia, pensiamo sia giunto oggi il tempo di mutare rotta.
Da socialisti e da uomini di sinistra ci impegniamo per cambiare le cose a sinistra, da sinistra. Pena, in concreto, la stessa scomparsa della sinistra in Sicilia come in Italia.
Non chiediamo a chicchessia conversioni, immediate quanto repentine, ma poniamo, a tutti e per tutti, la questione, squisitamente politica, di una analisi, a tuttotondo, sugli errori compiuti , sin qui, dalle classi dirigenti di sinistra, socialiste incluse.
Lo facciamo senza sicumera ma nella diffusa, pervicace convinzione che per cambiare le cose, occorra cambiare anche le scelte e le azioni politiche prodotte e proposte.
Nella realtà siciliana questo significa porre come centrale, per risolverla, l'esistenza di una peculiare Questione Siciliana che è parimenti questione sociale ed identitaria. In questa analisi il nostro socialismo, la nostra elaborazione, le nostre analisi si ricollegano e si incontrano con quelle di compagni di altre realtà interne alla forma stato Italia,storicamente noti ed apprezzati, come, ad esempio, Mario Alberto Rollier, Silvio Trentin e molti altri ancora.
Il nostro impegno è dunque parimenti volto alla soluzione della Questione Siciliana ma altrettanto, in virtù di questa,ha una proiezione internazionale ed internazionalista.
In questo impegno troviamo conforto ed ascolto crescente in settori sempre più ampi del socialismo italiano, in cui militiamo e con il quale sviluppiamo analisi, operando per la sua, la nostra riorganizzazione.
Certo il quadro che ci si para dinanzi è tutt'altro che roseo o idilliaco.
La sinistra isolana e non solo questa si deve confrontare con il partito democratico, un vero moloch, di potere e al potere, che spinge perché socialisti e sinistra tutta perdano le loro identità diluendosi, presto e soprattutto male, nel partito “pigliatutto” e/o , in subordine, in un sistema di alleanze senza sbocchi sociali e politici.
Occorre che qualcuno abbia il coraggio di dire che gli interessi rappresentati dal PD sono, oggettivamente, altri e diversi dagli interessi rappresentati dal socialismo e dalla sinistra in Sicilia come altrove.
Ci sono, per di più, altre difficoltà. Nel movimento socialista siciliano esistono ancora, infatti, sulla Questione Siciliana, posizioni diverse e diversificate.
Talune pregiudizialmente antisiciliane e centraliste, altre similmente dannose, che invocano, senza definirla o comprenderla, una visione verbosamente “autonomista”. Coloro che rappresentano questa posizione “tattica” non incarnano tanto una reale posizione politica quanto occasioni calcolate per determinare “trampolini” di lancio personalistici quando non anche occasioni di rilancio di vecchi parametri consociativi.
A tutti costoro diciamo, citando Guglielmo Epifani (2007) che nelle loro posizioni: “non c'è un progetto per il futuro” della Sicilia, dei Siciliani.
Se vogliamo dare futuro ai siciliani occorre affrontare e risolvere, in chiave socialista, la Questione Siciliana rinunciando a vantaggi tattici o personali, guardando al BENE COMUNE dei Siciliani in un ottica internazionalista, senza nazionalismi egoisti ma esaltando semmai le ragioni di un Popolo come quello Siciliano, aperto da sempre al Mondo in virtù della sua identità e della sua cultura.



Fabio Cannizzaro

venerdì 4 luglio 2014

IL SOCIALISMO SICILIANO, OGGI


Nel socialismo siciliano, che è quello in cui viviamo ed operiamo, si assiste, oggi, ad una serie composita di “posizioni” che sbaglieremmo a definire solo di natura tattica che sono proprie e peculiari di diversi gruppi, movimenti, partiti o persone che rappresentano o pensano di rappresentare il socialismo isolano.
Noi come Coordinamento dei Circoli Socialisti offriamo queste nostre riflessioni ai compagni e alle compagne come base per un lavoro politico di analisi e pratico volto a provare a dare soluzione alle diverse “contraddizioni” che si agitano all’interno dell’area socialista siciliana per restituirle, così, un reale spazio e ruolo politico e sociale.
Il primo passo per discutere è riflettere sul socialismo siciliano d’oggi è legato al comprendere quale sia in questa area, variegata per posizioni, l’idea di partecipazione politica e in riferimento ai Territori e alla Sicilia come Entità politica, istituzionale ed economico-culturale specifica e storicamente peculiare.
Emergono anche in questo caso una serie di divisioni di non poco conto. Per chiarire diremo che esistono, nel merito, a voler semplificare, tre posizioni diverse e anche contrapposte.
Vi sono ancora socialisti che considerano l’essere siciliani, il vivere ed operare in Sicilia quasi “un mero accidente di nascita”.
Ogni loro sforzo, ogni loro azione o scelta si rifà, quindi, a scelte, equilibri, analisi di fondo mutuate da un centro politico romano.
L’azione politica siciliana (o locale come direbbero loro) è rapportata quindi o a una visione centrale, centralista o a scelte d’opportunità queste sì localistiche e/o camarillistiche.
Si tratta di un tipo di posizione trasversale che per quanto noi riteniamo profondamente sbagliata ed arretrata va comunque rispettata, sebbene, di fatto, sconfitta dalla storia e dall’esperienza.
Vi è poi la posizione che noi incarniamo e rappresentiamo e che trova la sua rappresentazione in un insieme ben determinato di gruppi e sigle come appunto i nostri circoli, l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana – xQS e che trova una rappresentazione attenta anche nelle attività della Rete Socialista Socialismo Europeo siciliana.
E’ un’analisi che senza essere confusa, sic et simpliciter, con posizioni nazionalistiche, afferma, apertis verbis, l’esistere di un’originale, peculiare, storicamente conclamata, quanto irrisolta, Questione Siciliana che è parimenti Questione Sociale e Questione Identitaria.
Questa posizione che noi incarniamo e rappresentiamo mira dunque in un’ottica schiettamente socialista e democratica, figlia della migliore tradizione del socialismo europeo, a risolvere la Questione Siciliana ponendo al centro dell’azione politica i bisogni e le esigenze del Popolo Siciliano, favorendo una visione federalista dello Stato e ponendo al centro della nostra azione socialista la questione dell’Autogoverno senza egoismi di sorta.
Vi è poi, infine, una terza posizione che definirei meramente regionalistica, autonomistica, che utilizza anch’essa il termine Questione Siciliana, riducendola, però, a poco più di un mero artifizio retorico e calando l’identità socialista come quella siciliana in un calderone senza orientamento di senso compiuto, divisa tra spinte personalistiche, visioni reducistiche, citazioni orazionarie e con la presenza di compagni, espressione della vecchia classe dirigente socialista, che premono riguardo alle scelte di posizionamento.
Questa “declinazione” di socialismo è poco originale ed attendista e più che altro appare come una ripetizione in chiave sicula, delle vecchie prassi centraliste più che una affermazione autocentrata e solidale dei bisogni dei ceti popolari e dei valori socialisti.
A queste divisioni, poi, sia aggiungono tutte le altre che tranciano anch’esse, oggi come ieri, forse più di ieri, il campo della sinistra e del socialismo italiano ed europeo.
E’ chiaro, alla luce di tutto ciò, che la situazione del socialismo in Sicilia non è facile e che questo corre il rischio di essere di fatto “inessenziale” venendo quindi ad essere “isolato” socialmente e politicamente.
E’ evidente che siffatte divisioni non favoriscono, anzi in concreto, finiscono per rendere più difficile un qualsivoglia credibile processo di riaggregazione dell’area socialista isolana.
In questa ottica fanno riflettere appelli all’unità, che suonano più come inviti alla diluizione, pro domo suo, come quando taluni propongono, ex abrupto, salvifici convegni in cui, così e semplicemente, proporre la creazione verticistica, dall’alto, di organismi di sintesi del e per il socialismo siciliano.
Non è questa la giusta strada da percorrere. Chi lo fa assume su di sé la responsabilità politica di dividere, scienti  o no,  ancor di più il già abbastanza litigioso socialismo isolano.
Ciò che occorre, attualmente, è invece un’iniziativa dialettica rispettosa di tutte le differenze, esistenti e conclamate, che porti i socialisti siciliani, tutti quelli che ci stanno, senza fretta ma tenendo ben diritta la rotta a rifiutare tatticismi ed egemonismi, reali e/o risibili, per discutere da socialisti del futuro dei Siciliani e non solo o tanto delle loro organizzazioni politiche e delle leadership, vere o presunte, di questo o quello.
Patti federativi richiedono condivisioni profonde, non è il caso oggi, di ripetere vecchi errori, vecchie sopravvalutazioni.
 Il Socialismo Siciliano ha delle sue peculiarità che non solo organizzative (nasce politicamente dall’esperienza dei Fasci Siciliani dei Lavoratori) ma anche di elaborazione, tradizione e analisi.
Chi non comprende questo, chi finge di poter riassumere tutto questo in un mero orgoglio, di parte o partito. fine a se stesso, non comprende la grandezza stessa del Socialismo Siciliano e minaccia di immiserirlo trasformando se stesso e i suoi associati in “pallidi eroi metastasiani” d’un socialismo “politicato”, spesso e volentieri, virtuale e parolaio, di cui, oggi, i Siciliani non hanno davvero bisogno.


Fabio Cannizzaro









giovedì 26 giugno 2014

IL NOSTRO IMPEGNO...


Questo nostro blog vuole offrire ai compagni, alle compagne l’occasione di riflettere dialetticamente analizzando la realtà siciliana nell’ottica propria della tradizione e della prassi del socialismo umanitario e democratico che deriva dalla tradizione dei Fasci Siciliani dei Lavoratori.
Punto focale di questa nostra analisi è la consapevolezza che esiste, irrisolta in Sicilia una specifica, peculiare QUESTIONE SICILIANA che non è assimilabile né risolvibile , nella generale QUESTIONE MERIDIONALE e che può e deve essere affrontata in una schietta ottica socialista e federalista scevra da tentazioni è centraliste e nazionalistiche.

Peculiarità che, ovviamente, non deve sottrarci, dal partecipare, attivamente, all’azione politica volta a rilanciare, concretamente, l’impegno socialista per la Sicilia , per la Penisola e per l’Europa di questo nostro ventunesimo secolo, secondo i principi del migliore internazionalismo socialista.