martedì 2 maggio 2023

CHE SIA IL DUE MAGGIO OGNI GIORNO!

 


Superato il momento importante ma, tutto sommato, più facile poiché squisitamente commemorativo del Primo maggio, oggi, Due maggio, siamo chiamat* a riflettere sullo stato delle cose.

Si tratta, in buona sostanza, di connettere i valori da noi sostenuti (da altri solo strombazzati a corrente alternata salvo poi nei momenti importanti negarli con scelte, spesso, opposte e contrarie) con i bisogni concreti e le aspirazioni reali di chi lavora, di chi lavoro non ha, di coloro, uomini e donne, che vivono nel disagio etico, sociale ed economico.

È di ieri l’offensiva, tutt’altro che casualmente, mossa il Primo maggio al reddito di cittadinanza.

Una scelta che nella sua “logica” pone tutti, sinistra inclusa, e con questa anche le organizzazioni sociali, di fronte a “scelte” della destra che definire inequivoche è eufemistico.

Nel suo procedere questo Governo si mostra e ancor più si dimostra di destra e nettamente di classe.

Il cosiddetto “progressismo” e con questo buona parte delle dirigenze sindacali confederali si trovano, benché un simile scenario fosse ampiamente prevedibile, essenzialmente spiazzate.

Dipende ciò, forse, dalla pervicace incapacità a superare vecchi modi di ragionare e vetuste prassi a-conflittuali e consociative?

Tutto ciò in un momento socio-economico e storico-politico in cui appare sempre più evidente che i meccanismi consociativi sono superati poiché unilateralmente rigettati da un campo neoliberista, sempre più “radicale”, che questo sì, invece, la lotta di classe la pratica, però, da destra e sul campo padronale.

Il cosiddetto “progressismo”, a prescindere dalla questione leaderistica, appare smarrito, provato.

L’unica area politica che, attualmente, mantiene gli strumenti politici e d’analisi per affrontare questa fase politica è quella della sinistra d’alternativa.

Un’area, piaccia o no, lo si voglia ammettere o meno, in cui l’unica realtà organizzata e territorialmente diffusa, pur con i suoi limiti, attualmente è e resta il partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.

Oggi più che mai chi vive del proprio lavoro, chi non gode di rendite varie può e deve orientare la propria attenzione e la propria fiducia verso chi come Rifondazione Comunista è disposto e coerentemente impegnato a contrastare le logiche di questa destra egoista e di classe.

Rifondazione Comunista, al netto di ogni ideologismo, lavora, quotidianamente e convintamente, in tale prospettiva, su un doppio fronte.

D’un canto a difesa dei diritti sociali non ancora aggrediti, disarticolati e sostanzialmente svenduti e dall’altro sostenendo tutte le iniziative sociali, politiche e sindacali di tipo perequativo.

Nel fare ciò siamo perfettamente in linea con le scelte maturate, all’unanimità, nel nostro ultimo, recente congresso nazionale.

Guardando, poi, alla realtà siciliana, la situazione, a ben vedere, se possibile si complica ancora di più.

L’annosa, irrisolta, poiché concretamente non affrontata, Questione Siciliana si salda, per nulla casualmente, con i temi dell’emergenza sociale e anche con quelli dell’attualità politica.

Tutto ciò crea, con tutta evidenza, un mix socialmente deflagrante.

Nella realtà siciliana, al pari di quella romana, la sinistra non può contare se non in modo lato e nominalistico sull’intervento politico, sociale e parlamentare del “progressismo”, che recentissimamente si prova a narrare in chiave neo-ulivista.

Tutti costoro non sembrano volere o sapere cogliere il quadro d’insieme, la sua gravità che coinvolge e travolge la gran parte della società siciliana sana.

Siamo, oggi, sostanzialmente soli a Palermo non meno che a Ragusa o Trapani o ancora a Messina o Caltanissetta Noi di Rifondazione Comunista con pochi altri a reggere l’urto delle forze neoliberiste e delle montanti, sempre più aggressive destre.

Noi del PRC della Sicilia lo facciamo senza alcuna, ahi noi, rappresentanza parlamentare, sia a Roma sia a Palermo, e tuttavia, anche rispetto ad un recente passato, veniamo informati dai compagni e dalle compagne che ci seguono che la nostra azione appare sempre più attenta e sempre più proiettata a rappresentare bisogni ed esigenze sociali territoriali e concrete.

In tal senso non è per nulla casuale la decisione maturata dalla Segreteria regionale siciliana del PRC, di fare presenziare il nostro Segretario isolano, il giovane, attivo Nicola Candido, alla manifestazione per il Primo Maggio che si è svolta ad Acate, nel ragusano.

Manifestazione organizzata contro ogni forma di sfruttamento e per determinare le condizioni per conoscere la verità sulla sorte di Daouda Diane, un lavoratore immigrato scomparso nel nulla dopo aver documentato condizioni di lavoro critiche.

La sfida, dunque, si combatte, giorno per giorno, a partire da oggi Due Maggio, nella quotidianità della lotta, dell’impegno, del conflitto per giungere a soluzioni sociali utili e importanti.

In tale processo Rifondazione Comunista, in Sicilia come altrove, c’è ed esprime tutto il suo potenziale politico e di classe.

 

Fabio Cannizzaro

Componente della segreteria regionale del PRC- SE

mercoledì 15 febbraio 2023

LE DIMISSIONI DELLA STURGEON SONO FRUTTO DELLE CONTRADDIZIONI MESSE IN CAMPO DALLE SCELTE POLITICHE DELLO SCOTTISH NATIONAL PARTY

 


Trovo infondate e inficiate da certa deteriore misogenia le letture date, da taluni, delle dimissioni della premier scozzese, Nicola Sturgeon.

C’è chi, infatti, prova ad accreditare le dimissioni della Sturgeon dalla guida del Governo scozzese come frutto di una stanchezza, di una sopraffazione insinuando che queste siano forse anche risultante del suo esser donna e collegandole, a mo’ di volo pindarico, a quelle della leader neozelandese Jacinta Adern.

Al netto di questi “lombrosismi” di genere è più verosimile pensare che le dimissioni di Nicola Sturgeon abbiano cause e motivazioni squisitamente politiche.

Basterebbe seguire la politica scozzese per cogliere quanto e come la stella politica della Sturgeon, nella duplice veste di leader dello Scottish National Party (SNP) e di First Minister, fosse, da tempo, appannata.

Lo SNP, mai come oggi, è dilaniato all’interno dei suoi gruppi parlamentari tanto a Westminster quanto a Holyrood, da opposte, confliggenti visioni politiche e, da tempo, lo scontento serpeggia nelle fila del partito.

La narrazione che accreditava lo SNP come un partito complessivamente “socialdemocratico” mostra le corde innanzi a scelte politiche e legislative che sono catalogabili più come neo-Tory.

Lo SNP sconta tutta una serie di contraddizioni, molte delle quali sono state ereditate inaffrontate dalla stessa Nicola Sturgeon.

A ben vedere il Partito Nazionale Scozzese, in 15 anni di potere devoluto, non ha saputo mantenere politicamente e socialmente le promesse fatte agli scozzesi.

Nei circa otto anni dell’era Sturgeon il partito ha mancato (cosa in sé prevista e prevedibile) l’indizione del nuovo referendum sull’indipendenza, il cosiddetto Indyref 2 ma forse ancor più si è nel tempo rilevato parte di quell’Establishment che a parole dichiarava di poter e voler combattere, il tutto mentre le condizioni di vita della maggioranza degli scozzesi peggioravano.

Le dimissioni della Sturgeon non giungono quindi inattese e ancor più non sono attribuibili al suo genere, sono semmai, invece, frutto di evidenti contraddizioni politiche nel e del suo partito.

Fabio Cannizzaro

 

martedì 24 agosto 2021

PER UNA SINISTRA SICILIANA AUTOCENTRATA E D’ALTERNATIVA

 


Una sincera attenzione per il presente ed il futuro della Sicilia è una precisa responsabilità politica per una sinistra che vuole rappresentare il cambiamento, l’alternativa di e al sistema vigente tanto consociativo quanto neo coloniale e liberista.

È nostro dovere, da donne e uomini di sinistra, dare risposte ai legittimi bisogni delle classi lavoratrici e popolari siciliane.

Il nostro non può e non deve essere però un impegno meramente elettorale o peggio elettoralistico quanto semmai concretamente sociale e politico.

Deve essere a tutti e tutte chiaro, infatti, che i prossimi mesi ed anni segneranno indelebilmente quale sarà verosimilmente il futuro dei siciliani per i prossimi venti, trent’anni.

Sinceramente da uomo di sinistra siciliano sono poco interessato al futuro metafisico della Sicilia, inteso prevalentemente in chiave d'entità metafisica e/o meramente nazionale.

Mi interessa e preme di più invece il futuro materiale, concreto di tutti coloro che in Sicilia vivono e operano e tutto ciò prescindendo da purismi etnici e/o di nascita.

È  questo un approccio sicilianistico?

Sinceramente le etichette mi interessano poco, ritengo semmai  che da uomini e donne di sinistra si debba operare, senza tatticismi o infingimenti, per portare finalmente a soluzione l’annosa, concreta Questione siciliana.

Se non saremo in grado come sinistra di superare vecchi pregiudizi, se non guarderemo all’essenza più profonda e di classe dei bisogni della maggior parte dei siciliani allora saremo condannati, giustamente quanto inevitabilmente, alla inessenzialità politica e sociale.

Vogliamo questo?

Non è più il tempo per soluzioni mediative, pasticciate e politicistiche prese nei in conciliaboli che fanno riferimento ad equilibri romani tanto instabili quanto virtuali.

Dobbiamo riassumere il nostro ruolo sociale e di lotta.

Occorre farlo superando vecchie categorie politico-organizzative e ribadendo in modo autocentrato che può oggi esistere solo un tipo di sinistra ovvero quella in grado di incidere e di sostenere i bisogni e le aspirazioni dei deboli e dei lavoratori siciliani.

Idee antiche volte ad accreditare differenze o differenziazioni tra “riformisti” e “massimalisti”, tra “socialisti” e “comunisti” rappresentano, al netto, solo una narrazione oggi più che mai autoreferenziale quanto inesatta.

Occorre inoltre, in Sicilia come del resto altrove, rigettare, come inessenziale, la pseudo categoria del cosiddetto “centrosinistra”.

Prospettiva tanto fittizia quanto usurata e che non esprime più alcun reale contenuto di senso politico.

Chi può e deve oggi, in Sicilia, assumersi l’onere di formulare una proposta politica di sinistra e d’alternativa?

È evidente che essendo screditati i partiti e movimenti che sostengono posizioni anti autonomiste e vocate a ripetere ad infinitum errori consociativi, centralisti e di pseudo centrosinistra serve adesso una prospettiva d’insieme, una capacità attiva di presenza e proiezione politica non indifferente che può e deve coinvolgere tutti coloro che credono in una proposta siciliana autocentrata di sinistra d’Alternativa. 

Questo sforzo però non può e deve risolversi solo in una pur necessaria, utile riperimetrazione della sinistra odierna occorre andare oltre ed aprire il campo dell’Alternativa, che prevede la soluzione della Questione siciliana, a tutti quei settori dell’area cosiddetta siciliana che guardando anch’essi a sinistra siano  tendenzialmente federalisti, autonomisti e/o legati ai settori del nazionalismo isolano progressista e/o di classe.

Questa scelta non può e non deve scandalizzare nessuno dato che in concreto rappresenta semmai un riallineamento a una tradizione propria del movimento operaio e socialista isolano e mai sopita o scomparsa.

Avremo tutti noi la forza di compiere questo “réalignement”? 

È questa oggi la scommessa vitale che coinvolge la sinistra siciliana che su questo scommette la sua esistenza e quindi la sua essenzialità sociale e politica.

 

Fabio Cannizzaro


lunedì 26 luglio 2021

AUTONOMIA, ALTERNATIVA E SINISTRA PER IL FUTURO DELLA SICILIA

 



La crisi dell'Autonomia siciliana può essere affrontata da sinistra?

Possiamo anzi dobbiamo chiederci da uomini e donne di sinistra impegnati in Sicilia a costruire, senza infingimenti, un'Alternativa politica e di sistema perché e in virtù di quali logiche ed interessi il sistema delle garanzie autonomistiche è stato prima piegato dai governi regionali, dalle loro maggioranze politiche che si sono via via succedute a interessi di classe, parte e conventicole varie salvo poi scaricare su questo strumento tante, specifiche e peculiari responsabilità che erano frutto di riscontrabili scelte sia personali sia politiche.

Occorre muovere da sinistra per giungere in chiave di classe al superamento di questo teorema centralista, figlio di certe interessate declinazioni politiche, secondo le quali l'Autonomia politica e lo Statuto che ne è lo strumento d'attuazione sarebbero solo e di per sé strumenti di potere delle classi dominanti.

È stato in passato e resta ancor oggi questo un enorme errore di valutazione politica della sinistra siciliana.

Un abbaglio questo tanto evidente quanto pacchiano che ha finito per sostanzialmente sin qui “regalare” la battaglia autonomistica e per l'autodeterminazione delle masse lavoratrici e popolari siciliane ai settori trasformisti e/o di destra.

Occorre, invece, finalmente superare questo errore.

Serve riconoscere, ponendosi in chiara alternativa sia alle forze di uno pseudo progressismo di potere sia a quelle centriste e destrorse, che l'Autonomia siciliana può e deve divenire, se ben utilizzata, prima lo strumento politico per un'alleanza tra lavoratori, contadini, intellettuali e ciò che resta dei ceti medi impoveriti dell'Isola e poi il mezzo per la crescita ed elevazione della nostra società.

Dobbiamo essere in grado di sottrarre all'ampio blocco neoliberista che al suo interno annovera, lo ripeto, pseudo progressisti, qualunquisti e destre varie la battaglia autonomistica tornando a caricarla di senso e prospettiva di lotta per poter giungere a portare a soluzione la Questione Siciliana intesa come grumo stratificato di bisogni ed interessi popolari che dal basso esprimono i bisogni della parte onesta e produttiva di coloro che in Sicilia vivono ed operano.

E' nostro compito farlo e senza più titubanze


Avaja!


mercoledì 20 gennaio 2021

SEPARATI DA UN SECOLO…

 



A Livorno, cento anni fa oggi, si consumava, nelle condizioni date, lo strappo in assoluto più divisivo nella storia del movimento operaio e socialista italiano ovvero la separazione tra socialisti e comunisti.

In tutti questi anni si sono poi determinati, in diverse fasi e momenti, riavvicinamenti temporanei e allontanamenti altrettanto transitori tuttavia mai, gli uni e gli altri, fatta eccezione solo per alcune schiere o fanatizzate o ultraidentitariste, hanno dimenticato ed essenzialmente superato il “lutto” di una separazione che, comunque la si pensi, indebolì ed ancora indebolisce la sinistra di questo Paese.

Le ragioni e/o i torti del 1921 nel fluire del tempo si sono sedimentate in una valutazione politica e storica che è oramai complessivamente accettata ed assodata.

L’anniversario di oggi può e deve essere semmai l’occasione opportuna, senza dimenticare nulla di quegli eventi e delle esperienze correlate, per definire tutti insieme, socialisti e comunisti, dialetticamente le ragioni nell’oggi di una ricomposizione della sinistra nell’ottica di un’azione e di una lotta comune, condivisa in un momento, quello attuale, in cui in Italia si avverte forte la necessità di una sinistra, vera e praticata che sia all’altezza delle sfide del presente e che dia risposte ai bisogni e alle aspirazioni delle masse lavoratrici e popolari italiane.

Saremo tutti noi all’altezza?

 

Fabio Cannizzaro

Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana – xQS

martedì 19 gennaio 2021

20 GENNAIO 1893, L’INFAME STRAGE DI CALTAVUTURO

 

 


A 128 anni da quella strage i socialisti siciliani di xQS non dimenticano di onorare la memoria di quella che fu una vera e propria carneficina con il suo triste bilancio di tredici contadini uccisi e ventisei feriti dal piombo dei militari, che spararono ad altezza d’uomo, intervenendo per impedire a centinaia di contadini del paese del palermitano, esasperati da bisogno, povertà e promesse non mantenute, di proseguire nell’occupazione delle terre del feudo di Sangiovannello.

L’ordine giunse ai militari coadiuvati non solo dai Regi carabinieri ma anche da campieri mafiosi direttamente dal “siciliano” Presidente del Consiglio Francesco Crispi.

I morti inoltre abbiamo testimonianza furono lasciati in strada fino al pomeriggio del giorno successivo, a monito futuro.

La strage ebbe un eco profondo in tutta Italia e non solo in Sicilia.

Se l’intento di Crispi oltre a quello pratico era quello “politico” di piegare i Fasci Siciliani dei Lavoratori ebbene allora fallì, anzi sulla scia dell’indignazione non solo l’on. Napoleone Colaianni in un suo atto ispettivo parlamentare denunziò la strage additando a viso aperto  le orribili condizione di vita dei contadini siciliani d’allora, obbligati a subire maltrattamenti e angherie ma si realizzò addirittura una colletta in favore dei congiunti delle vittime, promossa a Palermo, che raggiunse la ragguardevole cifra, per allora, di 2600 lire.

Per noi socialisti siciliani di xQS del 2021 è fondamentale ricordare un evento luttuoso come quello della strage perpetrata a Caltavuturo e ciò per continuare a dare forza e proiezione al nostro impegno che è connaturato al bisogno di affrontare la, ad oggi, non risolta Questione Siciliana che era e resta un “problema” che pur avendo inevitabilmente mutato le sue forme mantiene elementi di sperequazione sociale sicuramente oggi meno evidenti d’allora ma non per questo meno odiosi.

Avaja!

domenica 17 gennaio 2021

Sottraiamo ad un ingiusto oblio il ricordo di un sincero socialista siciliano: SEBASTIANO BONFIGLIO

 


In questi giorni in cui molti ricordano il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano e la conseguente scissione con cui si diede vita al Partito Comunista d’Italia come socialista di sinistra siciliano voglio ricordare il compagno Sebastiano Bonfiglio, che di quell’importante, cruciale congresso, di cui ricorre il centenario,  fu anche protagonista non secondario.

Siciliano, dell’allora cittadina di Monte San Giuliano (oggi Valderice), partecipò da giovanissimo ai Fasci siciliani dei lavoratori insieme al padre e poi aderì al PSI arrivando a divenire segretario provinciale del trapanese.

Fu esponente di spicco della componente massimalista del partito nota anche al’epoca come quella dei “comunisti unitari” che era maggioritaria tra i socialisti d’allora e guidata da Giacinto Menotti Serrati.

In occasione di quel tumultuoso congresso livornese Bonfiglio venne anche eletto, dopo l’abbandono degli scissionisti, nella Direzione del PSI. 

Poco più di un anno dopo questi eventi Sebastiano Bonfiglio, che era sindaco socialista di Monte San Giuliano che allora coinubava le attuali cittadine di Erice, Valderice, S. Vito lo Capo e Buseto Palazzolo, venne vilmente assassinato il 10 giugno 1922 dalla mafia agraria che vedeva in lui un freno ai propri interessi. 

Nel centesimo anniversario del Congresso di Livorno credo sia giusto e doveroso ricordare la figura di questo socialista siciliano che diede la vita per i suoi ideali e che rappresentava insieme a molti altri isolani come, ad esempio, Arturo Vella  un punto di vista attento per un socialismo siciliano  attivo, militante e di classe.

Grazie compagno Bonfiglio!


Fabio Cannizzaro

Istituto di Cultura Politica

per la Questione Siciliana - xQS