sabato 4 gennaio 2020

IL 2020, IL MONDO DELLA SCUOLA E LE SUE PROSPETTIVE…



Il 2020 vede il mondo dell'Istruzione, i suoi lavoratori, docenti e no, interessati da tutta una serie di novità ed annunci su cui sarà bene fermarsi a riflettere.
Partiamo dalla notizia, oramai certa, dello "spacchettamento" di quello che, fino a qualche giorno fa, era il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) con la creazione di due distinti dicasteri, uno per l'Istruzione e l'altro per Ricerca e Università.
Già nell'immediatezza dell'annuncio i mondi scolastico ed accademico, come era naturale, si sono divisi trasversalmente in favorevoli e contrari allo "scorporo".
In realtà la mossa del Presidente del Consiglio, Conte è e resta ovviamente politica e tuttavia, anche al di là delle intenzioni reali o dichiarate, intercetta, comunque, una reale necessità.
Conte, a mio avviso, ha infatti ragione quando, nello specifico della questione, afferma che i comparti dell'Istruzione e della Ricerca e Università hanno logiche, esigenze e problematiche tra loro molto diverse.
Si tratta di una constatazione troppo a lungo sottaciuta dai vari, diversi governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi due lustri.
Affermo ciò senza che questo significhi di per sé, in nessun modo è a nessun titolo, una condivisione della linea politica di Conte e del suo Esecutivo.
Il MIUR, i ragionamenti politici che portarono alla sua nascita erano, allora, il portato di una logica che, ahinoi, imperava trasversale, incontrastata nella politica bipolare degli inizi del Duemila.
Si credeva allora (e qualcuno lo pensa ancora) che fosse possibile, con un mero atto di volontà promosso dall'alto, ricondurre a perfetta unità due settori contigui ma né simili né equiparabili per interessi, bisogni, esperienze e necessità come Scuola ed Università e Ricerca.
Dieci anni di prassi politiche e gestionali, di esperienze hanno confermato i dubbi ed i timori di chi, allora, ammoniva temendo che la "liaison" avrebbe fatto propendere l'attenzione politico-burocratica verso gli interessi apicali del mondo accademico, privilegiandolo anche in virtù del suo stretto rapporto con la rappresentanza parlamentare a danno di Ricerca e Istruzione.
Ora giunge inattesa l'iniziativa del Presidente del Consiglio.
Potremmo lecitamente domandarci: Perché ora? Penso però sia, in questa fase, più importante concentrarsi su questa inaspettata opportunità per l'Istruzione, anzi per la Pubblica Istruzione facendo in modo che l'occasione non vada né persa né depotenziata o vanificata.
L'intervento politico, la spesa pubblica correlata legate allo "spacchettamento" del MIUR può restituire all'Istruzione pubblica una visibilità, una centralità persa, di fatto, in un decennio di "condominio coatto" con Università e Ricerca.
Importante sarà nelle prossime settimane, nei mesi a venire la reazione che verrà dal mondo sindacale scolastico e universitario. Ad oggi le reazioni di questi sono state tiepide per non dire timorose.
Come mai? Si è trattato solo di soverchia cautela?
È inutile nascondersi dietro un dito, la mossa repentina di Conte sta producendo già i suoi primi effetti anche sulle strutture, sulle articolazioni sindacali che, con il tempo, si erano adeguate, conformare al modello organizzativo del MIUR, stabilendo al proprio interno, nelle proprie burocrazie delicati, necessari equilibri.
La mossa dello scorporo, è inutile negarlo, spariglia, in alcuni casi, le carte.
Del resto qualsivoglia burocrazia, sia essa ministeriale o sindacale, vive i cambiamenti, specie se inattesi, con un misto di apprensione e malcelato fastidio.
Non dubito, però, che superata la sorpresa iniziale le migliori forze del sindacato scolastico sapranno cogliere le potenzialità favorevoli ai lavoratori, alle lavoratrici, ai cittadini nella restituita autonomia alla Pubblica Istruzione.
Da lavoratore, da sindacalizzato, da socialista, per mio conto, avverto questa come l'opportunità di riportare il dibattito sulle politiche scolastiche pubbliche, sul loro collegamento con l'azione sindacale e la "ratio" Costituzionale al centro dell'Agenda politica e sociale del Paese, liberandole dalla tutela callosa del mondo apicale dell'Università con le sue peculiari dinamiche.
Certo, scorporo o no, resta centrale, sostanziale la questione dell'individuazione delle risorse come bene sottolineava, qualche giorno fa, il segretario generale della FLC CGIL, Francesco Sinopoli.
È questo un passaggio imprescindibile e sul merito, concordo, occorre essere chiari, ragionando analiticamente anche a costo, se fosse necessario, di essere urticanti.
Chiediamoci: Le risorse per l'Istruzione pubblica come saranno, d'ora innanzi, assegnate e quantificate?
Mi chiedo, Vi chiedo: Non è che, in barba all'annunciato scorporo, si provvederà, invece, poi, all'assegnazione delle risorse per l’Istruzione, sic ed simpliciter, mantenendo la medesima, vecchia logica che ispirava le previsioni di quando c'era il MIUR?
Se la risposta è sì, allora, avremo la comprova che il cosiddetto "spacchettamento" era, di fatto, solo una boutade a esclusivo uso politico dell'attuale maggioranza di governo.
Se, invece, si provvederà in modo nuovo, originale e diverso allora il mondo della scuola potrà recuperare la sua portata, il suo senso costituzionale e liberarsi dall'abbraccio interessato di certo mondo accademico.
La scommessa è in campo anche se, poi, con il passare dei giorni, si aggiungono al quadro nuovi, altri diversi dati ed elementi.
Penso all'iniziativa mediatico-politica del segretario del PD sull'Istruzione.
Non esagero se dico che Nicola Zingaretti ha lanciato, vedremo poi gli esiti, una sua "campagna d'Inverno" fatta di quattro diversi, impegnativi item-promesse.
Il PD, parte dell'attuale maggioranza di governo, insiste su temi quali:

1) Formazione e stipendi più alti per gli insegnanti;
2) Edifici sicuri, belli e sostenibili;
3) Obbligo scolastico i 3 e i 18 anni;
4) Scuole aperte fino alle 18.

Sono punti di difficile attuazione ed alcuni in sé poco convincenti a ciò si aggiunga, inoltre, che il partito di Zingaretti non è nuovo a mirabolanti promesse sulla e alla scuola, dopo essere stato, in epoca renziana, promotore, lì sì concreto, della L. 107, vera e propria controriforma aziendalista, beffardamente definita “Buona Scuola", e mai, anche ora che Renzo è uscito dal partito, ripudiata.
Bene ha fatto, quindi, la FLC CGIL, il suo segretario generale Sinopoli, ad esprimere le sue titubanze e riserve rispetto al "model" zingarettiano.
Una agenda quella PD che non allontana la scia dal modello renziano e che giustamente la FLC definisce della " scuola azienda subalterna agli interessi di breve periodo del sistema produttivo".
Serve, invece, un ritorno ai valori, alle elaborazioni, all'esperienza che erano patrimonio della migliore tradizione socialista sulla scuola, ispirata da uomini come Tristano Codignola, donne e uomini che favorirono anche conquiste come la Scuola media unica degli anni Sessanta del secolo scorso.
Il progressismo prono al mercato ha fallito anche nel campo dell'Istruzione e vorrebbe ancora condannare il Paese a una scuola che è altro da quella pensata dai Padri Costituenti.
Noi socialisti non ci rassegniamo e continuiamo a, lottare, democraticamente, a viso aperto, per una scuola dei cittadini, laica, democratica perequativa e formativa.


Prof. Fabio Cannizzaro

Coordinamento Insegnanti Socialisti


mercoledì 31 luglio 2019

DOCUMENTO CONGIUNTO DI XQS E DEL COORDINAMENTO DEI CIRCOLI SOCIALISTI SUL SENSO E LA PROSPETTIVA CHE IL SOCIALISMO DI SINISTRA PUO’ E DEVE ASSUMERE ATTUALMENTE



Sinceramente negli ultimi 25 anni non abbiamo creduto realizzabile e men che meno, al momento, l’unità dei socialisti. 
Quello che, invece, oggi,  riteniamo proponibile e realizzabile è il fissare realisticamente una LINEA D’AZIONE COMUNE tra tutti coloro che si dicono socialisti, a patto che questi,  le loro organizzazioni e gruppi,  condividano alcune fondamentali “necessità” politiche.
 Nello specifico come xQS e come Coordinamento dei Circoli Socialisti, espressioni organizzate del socialismo di sinistra siciliano e federalista, individuiamo precisamente quali basilari priorità:
a)            Il riconoscimento del superamento, politico e concettuale, attualmente, di qualsivoglia forma, declinata e declinabile, di centrosinistra ed il riconoscimento che il ruolo e l’azione dei socialisti si svolge, con autonomia organizzativa e di pensiero, a sinistra;
b)           Il superamento esplicito di qualunque forma di sovranismo neo-centralista quale sponda prioritaria e privilegiata per l’azione socialista;
c)            Accettazione della necessità sociale e politica di un ripensamento, in chiave antifascista della forma Stato in prospettiva federalista secondo la migliore tradizione del socialismo italiano, facendo tesoro delle esperienze virtuose e solidali dell’autonomismo costituzionale, quello vero ;
d)           Rilancio di una reale, forte vertenzialità sociale riguardo i diritti e le aspirazioni dei lavoratori, degli inoccupati, disoccupati e dei disagiati di questo Paese;
e)           Pianificazione politica, economica e sociale  di una campagna per il rilancio del Sud, dei diversi Sud del Paese, rifiutando la loro marginalizzazione o strumentalizzazione in mera chiave elettoralistica.

È per noi fondamentale, inoltre, non rinunciare, sottovalutare o depotenziare il nostro essere socialisti di sinistra, con il nostro background di lotte, intuizioni ed elaborazioni, che nel suo divenire cronologico e politico, rappresentano una “traccia” a cui non vogliamo e non dobbiamo rinunciare.
Altre elaborazioni e pratiche politiche propongono, invece, scenari in cui assistiamo a una serie di prassi praticate in ciò che resta dell’area socialista per cui taluni provano a disarticolare la presenza socialista in funzione di certo neo-centrismo mentre altri, specie nel campo del socialismo di sinistra,  in funzione opposta alla precedente ma di fatto speculare con una sorta di rinunciatario aprirsi, di fatto, acriticamente e troppo ottimisticamente alle ragioni di certo postcomunismo, anziché far valere concretamente le nostre di altre storie, di altre prassi e tradizioni.
Dinnanzi a un siffatto scenario noi scegliamo una terza via, socialista, di sinistra ma non intenzionata a rinunciare a poter proporre alla sinistra un nostro originale punto di vista, rifiutando, inoltre, scorciatoie sovraniste che sono pericolose per il movimento socialista e per il Paese.

lunedì 18 febbraio 2019

CAMBIARE IL MONDO!



Noi siamo socialisti perché crediamo possibile cambiare il mondo” era così che si esprimeva, in anni lontani ma non troppo, Riccardo Lombardi.
La sua affermazione per chi come me si è formato sulle analisi di Lombardi conserva, ancor oggi, una centralità che testimonia con chiarezza perché i socialisti di sinistra abbiano scelto di differenziare il loro percorso politico-organizzativo da quello di altri settori dell’ex area socialista. Gruppi e organizzazioni questi che pongono, al centro della loro prospettiva la mera “rinascita” di una struttura, immaginata il più simile possibile a quel PSI che oramai si sciolse definitivamente nel lontano 1994. Costoro, a nostro avviso, confondono il mezzo con il fine.
Vorrebbero, infatti, un rinato, novello PSI, più per rivendicare una struttura d’appartenenza che per perseguire i fini politici del socialismo. Il loro scopo, ne siano consci o no, è primariamente autoreferenziale ed essenzialmente reducistico.
Noi, invece, miriamo a tornare ad offrire alle donne, agli uomini, ai lavoratori di questo Paese, dei suoi diversi, peculiari Territori un socialismo militante, che in virtù del suo essere organizzato, sia in grado di lottare per cambiare il mondo e da sinistra.
Appare del tutto evidente che questi due “tipi” di socialismo sono destinati ad allontanarsi sempre più. Chi ha scelto come noi la “strada” prospettata da Riccardo Lombardi, non attende eventi esterni, aggregativi o presunti tali, ma opera, dal basso, dal concreto, per riportare un’azione sociale e politica, socialista tra la gente. Tertium non datur.
Socialismo Sempre!

Fabio Cannizzaro
Coordinatore regionale siciliano e componente
 dell’Esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista

domenica 25 novembre 2018

PREMIO ANTIMAFIA AL FEMMINILE “FRANCESCA SERIO”, NELLA SUA QUINTA EDIZIONE, ASSEGNATO A FIAMMETTA BORSELLINO





Nella moderna e accogliente cornice della Pinacoteca comunale di Capo d’Orlando, nel messinese, si è svolta ieri la cerimonia di premiazione della V edizione del Premio antimafia intitolato alla memoria di Francesca Serio. Un premio antimafia al femminile, ideato e curato dal Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, che ne tempo ha attirato interesse ed attenzione.
Il premio è stato assegnato quest’anno a Fiammetta Borsellino, figlio del magistrato Paolo.
È stata l’occasione grazie anche agli interventi e alle interazioni di intellettuali, giornalisti e personalità di spicco per riflettere apertamente sullo stato attuale della lotta alla mafia. Interventi come quelli del giornalista Peppino Lo Bianco, della militante antimafia delle Agende rosse, Linda Grasso, dello scrittore Luciano Armeli Iapichino, del presidente provinciale A.N.P.I. , Teodoro Lamonica nonché quello del Presidente del dal Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, Fabio Cannizzaro hanno restituito al numeroso pubblico presente il senso dello stato dell’arte nella lotta alla mafia.
Particolarmente interessante è stato l’intervento di ringraziamento di Fiammetta Borsellino che ha offerto spunti per riflettere dal punto di vista etico a tutti coloro che lottano contro la protervia mafiosa.
Particolarmente apprezzata è stata poi la conduzione e la moderazione dell’evento affidata alla professoressa Patrizia Galipò.
Il pubblico molto attento e reattivo ha attivamente preso parte con domande e interventi tra questi ricordiamo quello di saluto dell’assessore comunale Aldo Leggio, degli studenti Marco Crisafulli e Mariangela Biondo, del docente Francesco Maria Zappia, di Donatella Ingrillì e Antonino Recupero, della prof.ssa Russo Lacerna Concetta e della prof.ssa Pina Giancola nonché dello scrittore Franco Blandi, autore del bellissimo “Francesca Serio – La madre” edito per i tipi di Navarra Editore.
Ancora una volta il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione nella persona del suo presidente, Fabio Cannizzaro ha ben organizzato la manifestazione offrendo una di quelle sempre più rare occasioni di informazione e confronto sulle dinamiche del fenomeno mafioso e connotandosi come una delle più vive, militanti realtà del socialismo di sinistra siciliano organizzato. Particolarmente apprezzabile è il lungo lavoro svolto per sostenere la memoria umana e politica di Francesca Serio, contadina socialista il cui esempio di dirittura e determinazione è una delle più importanti eredità per il socialismo  del XXI secolo.

lunedì 29 ottobre 2018

A CHE PUNTO SIAMO?



Intervento del compagno Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale siciliano e componente del’Esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista

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In questi giorni di fine ottobre vari, diversi sono i sommovimenti interni a ciò che resta di certa sinistra politicistica in questo Paese.
È, infatti, di poche ore fa la notizia dello sganciamento di Sinistra italiana dall’esperienza di LeU.
Cosa sta accadendo? Molti, troppi si muovono per riposizionarsi, per tempo, in vista delle prossime, incombenti elezioni per il rinnovo della deputazione italiana al Parlamento europeo.
Queste “mosse” ci mostrano e più ci dimostrano quanto poco una certa parte della attuale classe dirigente di “sinistra” comprenda dell’attuale momento sociale e politico.
Tuttavia, qui e ora, non mi interessa essere tagliente con certi settori della sinistra, incapaci di autocritica e di serie analisi quanto definire, perimetrare quale può e deve essere il ruolo del socialismo di sinistra oggi nelle condizioni date di fronte anche a questi politicismi e/o rachitismi.
Risorgimento Socialista è ricordiamolo un’organizzazione militante nata per restituire proiezione ad una azione sociale e politica socialista in favore dei lavoratori e dei ceti deboli.
Nel tempo, complessivamente, pur non senza errori e/o titubanze, R.S. è rimasta fedele alla sua scelta iniziale, cosa ancor più evidente se si comparano scelte e posizionamenti di gruppi, movimenti, personalità e personaggi, che in vari tempi e a vario titolo, contrastarono e/o contestarono anche da socialisti R.S.
Il tempo ha contribuito a fare un po’ di chiarezza, superando queste accuse ed anche tanti, troppi evidenti, interessati personalismi si riesce, ora, in ciò che dopo una certa decantazione esiste e/o resta del mondo socialista a ben comprendere differenze di prospettiva e di indirizzo.
È sotto gli occhi di tutti che una cosa è guardare al presente, come fa Risorgimento Socialista, in prospettiva del futuro altra cosa è cercare di vivere il presente secondo categorie vetuste di un passato che oramai si è esaurito e che rende queste proiezioni intrinsecamente reducistiche.
Noi, nello specifico, gradualmente ma senza titubanze abbiamo via via affrancato l’organizzazione da questo tipo  di atteggiamenti reducistici quando non personalistici e prova ne è la decisione collegiale, collettiva, già in occasione delle scorse elezioni parlamentari, di superare i vecchi ragionamenti e di lavorare in modo aperto alla definizione di un nuovo perimetro della sinistra in Italia contribuendo alla nascita e all’affermazione dell’esperienza di Potere al Popolo.
È evidente che una siffatta scelta ha prodotto divisioni, smarrimenti, titubanze e anche qualche addio e tuttavia il corpo di Risorgimento Socialista è, oggi, più in in forza di prima e anzi riceve continuamente nuovi apporti.
Noi stiamo in Potere al Popolo in virtù del nostro essere apertamente, schiettamente socialisti e del fatto che la nostra identità di valori ed ideali è accettata dalle altre componenti di PaP, se così non fosse ne trarremmo le necessarie, utili conseguenze.
Dobbiamo però essere consapevoli che i sommovimenti cui accennavo, non ultimo il rischierarsi dei colonnelli di Sinistra Italiana è un dato organizzativo e politico che produrrà conseguenze.
Subito dopo l’annuncio ufficiale dell’abbandono di LeU a stretto giro è venuto lo sganciamento da Potere al Popolo del partito della Rifondazione Comunista. Abbandonando ogni categoria umorale o sentimentale  è nostro dovere ragionare di e su questi scenari.
La prossima possibile ricomposizione tra “fratoianniani” e “acerbiani” è dietro l’angolo. E noi? Noi, se sarà rispettata la nostra identità, siamo e restiamo, da socialisti, in Potere al Popolo. Resto, però, convinto che dovremmo insieme ai compagni napoletani, a quelli di Eurostop e ai settori vicini ad USB, superati gli strascichi dell’addio da Rifondazione, riflettere su quale possa e debba essere il futuro di questa nostra aggregazione.
Sarà un dibattito che dovrà vedere chiaro il rispetto delle pluralità e il fatto che Potere al Popolo non possa e non debba risolversi in una “ridotta” di un purismo comunista movimentista tout court ma debba aprirsi al dibattito europeo in cui il nostro pensiero coincide con quelli di compagni importanti come Jean-Luc Mélenchon de La France insoumise o di Jeremy Corbyn o ancora di Oskar Lafontaine.
Se poi prevalessero o potessero prevalere, pur lecitamente, queste spinte e scelte, noi socialisti di sinistra, senza paura o apprensioni, dovremmo riprendere la piena, completa agibilità politica non avendo mai abbandonato o declinato da quella organizzativa, senza rinunciare alle nostre politiche.
Resto convinto e lo scrivo qui, pubblicamente, che sarebbe un errore da parte di chiunque ridurre ed immiserire l’esperienza di Potere al Popolo in una sorta di “quadrato”, identitarista ed ideologico, ma se la cosa dovesse maturare ed accadere non ci vedrà impreparati né isolati.
Tuttavia qualunque possa essere lo scenario futuro in cui ci troveremo ad agire ed operare è nostro dovere porci come riferimento per tutte le socialiste, tutti i socialisti italiani che vogliono recuperare al socialismo militante un reale ruolo sociale e politico e liberarsi da certe proiezioni politicistiche e/o moderatiste.
Ecco a mio avviso, ecco ad avviso dei compagni siciliani di R.S. che rappresento, qual è il quadro in atto e quale può e deve essere, attualmente, la nostra azione.

Socialismo Sempre!
Fabio Cannizzaro

giovedì 19 luglio 2018

L’ALTERNATIVA IN CGIL E’ UNA REALTA’?



INIZIA L’ATTIVITA’ ASSEMBLEARE CHE PORTERA’ AL XVIII CONGRESSO CGIL. COSA ACCADE DENTRO IL SINDACATO DI CORSO D’ITALIA?
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Le diverse, convergenti espressioni del documento congressuale n. 1 in seno alla CGIL sembrano quasi infastidite dalla presenza di un documento alternativo che promette concretamente di non rendere poi così “unitario” il prossimo XVIII congresso confederale.
A ciò si aggiunga che il documento alternativo, quello promosso dalla minoranza de “Il sindacato è un’altra cosa” e coordinato dalla combattiva Eliana Como, della FIOM di Brescia, via via sta raccogliendo nuovi consensi ed attenzioni tra gli iscritti alla Confederazione Generale Italiana del Lavoro.
È il caso dei socialisti di sinistra iscritti alla CGIL che si riconoscono nelle posizioni di Risorgimento socialista e che coordinati da Fabio Cannizzaro trovano la loro aggregazione e coordinamento in pagine e gruppi di un notissimo social network quali “Socialisti e Sindacato” e “Socialisti di Sinistra per la CGIL”.
La piena adesione al documento congressuale n.2 dei socialisti di sinistra sottrae alla “gloriosa macchina da guerra” congressuale CGIL, del “nuovo” asse Camusso – Landini, l’alibi di poter liquidare, semplicemente, i sostenitori del documento alternativo come “velleitari ed estremisti”.
In realtà la posta in gioco è enorme e cosa che ancor più preoccupa l’establishment interno al sindacato di Corso d’Italia è l’andar catalizzare, sempre più, il documento n. 2, energie nuove e di base, che sembrano sfuggire alle logiche tradizionali di una CGIL che, almeno nella sua componente che si richiama al secondo documento, pensa si debba subito cambiare pelle e strategia.
In Sicilia le energie mobilitate, al pari del resto della Penisola, vanno crescendo.
Diverse espressioni di base, frutto delle diverse categorie convergono, anche se in terra di Trinacria in questo momento sembrano spiccare gli apporti provenienti da FIOM e FLC.
La partita è aperta e comunque si concluda il prossimo congresso c’è da scommetterci che il fronte che il documento n. 2 riuscirà a compattare farà parte dei futuri equilibri in CGIL, superando e travolgendo vecchie divisioni e categorie, dando il via comunque ad una nuova stagione di azioni e relazioni sindacali.

Salvatore De Grandi

sabato 14 luglio 2018

CONTRO LE AGROMAFIE, CON LA CGIL DI LOTTA, PER UNA NUOVA STAGIONE DI LEGALITA’ E PER UNO SVILUPPO EQUO DELLE NOSTRE REALTA’ TERRITORIALI




La recente presentazione del 4° Rapporto Agromafie e Caporalato dell’osservatorio “Placido Rizzotto” della FLAI CGIL ci offre modo e occasione di riflettere sulla nostra attualità, sulla realtà che ci circonda.
Chiunque viva ed operi in Sicilia e mantenga uno sguardo aperto e attento non può non convenire sul fatto che le entrate derivanti dalle cosiddette “agromafie”, oggi, rappresentano per i sodalizi criminali di questo Paese una parte sempre più cospicua delle proprie entrate.
Prendere coscienza di ciò è già un passo avanti e tuttavia non può e non deve bastare. Troviamo, ad esempio, positivo che i sindacati agroalimentari confederali, FLAI CGIL in testa, stiano organizzando mobilitazioni in tutta la Penisola ed una due giorni dal 24 al 26 luglio con un presidio davanti alla Camera dei Deputati in occasione della discussione parlamentare sul cosiddetto “Decreto Dignità”.
Tutto ciò contribuisce ad alzare il velo su uno dei settori più redditizi per le mafie italiane ed internazionali, quello, appunto, legato sia allo sfruttamento della manodopera sia al controllo sulla filiera del cibo fino poi a giungere alla ristorazione, alla gestione dei contributi europei per allevamento e  l'agricoltura.
È questo il grande “business” che le mafie, in Sicilia, nello specifico, Cosa Nostra, si trovano a gestire. 
Si tratta di una movimentazione di denaro e risorse enorme quantificato, solo in difetto, in “appena” 4, 8 miliardi di euro .
Comprendere la centralità di questa “nuova sponda” per le organizzazioni malavitose significa dover e poter ricalibrare le forme di contrasto che lo Stato, la società civile devono assumere come risposta rispetto a questi fenomeni.
Fortunatamente, come spesso accade, la società, le realtà territoriali, comprendono questi fenomeni prima e meglio del cosiddetto centro.
Non a caso, ad esempio, siffatte riflessioni, da tempo, sono sviluppate nei nostri diversi Sud. 
Penso all’apporto di certo coraggioso giornalismo investigativo, dall’alta significanza etica, che, ad esempio, sui Nebrodi, descrive, chiaramente ed analiticamente, i fenomeni con dovizia di informazioni e mantenendo uno sguardo d’insieme encomiabile.
Il sindacato, poste queste necessarie premesse, ha il dovere di essere in prima linea nel contrasto del fenomeno delle agromafie.
Il fiume di denaro che il  controllo di grandi quote delle contribuzioni europee frutta alla malavita, e ai colletti bianchi, che la affiancano e sostengono, è enorme e diviene, anno dopo anno, sempre più essenziale e centrale, nel bilancio delle mafie.  
Tema questo che chiama in causa, indirettamente e senza però generalizzazioni, un certo ruolo parassitario e parassitante di determinate nostre burocrazie e di una certa borghesia, ambedue, attualmente, fortemente intrise di certo neoliberismo predatorio.
Questo “mercato” agroalimentare è, poi oggi, fondamentale per la stessa sopravvivenza delle organizzazioni mafiose.
Recenti provvedimenti come quelli adottati dall’oramai ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, che, nel 2014, ha introdotto nel territorio nebroideo un protocollo di legalità  per l'assegnazione degli affitti dei terreni, che prevede la presentazione del certificato antimafia anche per quelli sotto la soglia dei 150 000 euro, sono utilissimi provvedimenti di contrasto operoso a logiche criminali volte ad accaparrarsi risorse pubbliche comunitarie, drogando, di fatto, mercati e logiche produttive, attraverso violenze paventate e/o realizzate.
Tuttavia ciò non basta e di fronte alla continua “rimodulazione” delle strategie mafiose, realizzate da professionisti vicini alle cosche, serve che lo Stato, la società e non ultimo il sindacato possano e sappiano elaborare strategie di contrasto tanto utili quanto concrete.
Cosa può e deve fare il sindacato? Cosa può fare nello specifico la CGIL come confederazione?
Possiamo dire che diversamente da altri soggetti sociali, la CGIL è avanti e tuttavia ancora tante è la strada da percorrere.
Nello specifico si devono mettere in condizione tutti i soggetti produttivi, sociali,  istituzionali e pubblici di essere difesi, supportati e tutelati a partire dalle singole realtà territoriali. Garantendo uno sviluppo il più equo e condiviso possibile.
Sarebbe impensabile e colpevole pensare di scaricare, così e semplicemente, su sindaci, amministratori, sindacalisti il peso, diretto ed immediato, del contrasto del fenomeno agromafioso confidando solo sul loro coraggio personale e civile.
Già in passato siffatte “scelte”, che di fatto abbandonavano a se stessi i soggetti territoriali,  provocarono, in concreto, un illecito vantaggio per le organizzazioni mafiose, occorre non ripetere errori antichi.
Penso, ad esempio, a meccanismi di controllo diretto ed incrocio automatico, stabiliti per legge, tra uffici ed autorità onde rendere operativi, contemporaneamente e a tutti i livelli, i protocolli di legalità.
La sfida del contrasto alle agromafie deve vedere insieme coordinate sindacalmente categorie diverse penso all’Agroalimentare non meno che la Conoscenza insieme parimenti a Commercio, Servizi, Trasporti, Sicurezza.
Solo un punto di vista coordinato, confederale può,  quindi,  permettere alla CGIL, al sindacato di contribuire al contrasto di questi fenomeni garantendo altresì a pieno i diritti dei lavoratori e delle masse popolari.
Si tratta, in buona sostanza, di tornare a recuperare quella centralità sociale che a lungo ha connotato e caratterizzato la nostra confederazione.
Da sostenitori del documento congressuale n. 2, da socialisti di sinistra, non dimentichiamo il precedente storico dell’unità nella lotta tra e nelle categorie sviluppato dal socialismo negli anni ’50 del secolo scorso.
Si trattò allora di raccordare e coordinare in un’ottica di classe lotte contadine e mobilitazioni operaie.
Abbiamo, ovviamente, ben chiaro che i tempi sono, oggi, totalmente diversi e tuttavia quello esempio di coesione resta un riferimento ed uno stimolo per una CGIL che sappia sfidarsi recuperando un suo autonomo ruolo politico, cosa ben diversa da certi recenti collateralismi.
Tocca a noi iscritti e militanti della CGIL ricreare, a partire dal contrasto alle agromafie, un “fronte sociale dei diritti” che rifiutando facili consociazioni e un certo remissivismo rimetta al centro dell’agenda etica, sociale e politica i lavoratori e il loro sindacato, forti di un senso di classe e di una visione attiva della legalità.
In questa prospettiva il Sud, i nostri diversi Sud possono e debbono svolgere un ruolo non solo centrale ma insostituibile come già è stato per il contrasto alla mafia stragista.


Fabio Cannizzaro