giovedì 19 luglio 2018

L’ALTERNATIVA IN CGIL E’ UNA REALTA’?



INIZIA L’ATTIVITA’ ASSEMBLEARE CHE PORTERA’ AL XVIII CONGRESSO CGIL. COSA ACCADE DENTRO IL SINDACATO DI CORSO D’ITALIA?
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Le diverse, convergenti espressioni del documento congressuale n. 1 in seno alla CGIL sembrano quasi infastidite dalla presenza di un documento alternativo che promette concretamente di non rendere poi così “unitario” il prossimo XVIII congresso confederale.
A ciò si aggiunga che il documento alternativo, quello promosso dalla minoranza de “Il sindacato è un’altra cosa” e coordinato dalla combattiva Eliana Como, della FIOM di Brescia, via via sta raccogliendo nuovi consensi ed attenzioni tra gli iscritti alla Confederazione Generale Italiana del Lavoro.
È il caso dei socialisti di sinistra iscritti alla CGIL che si riconoscono nelle posizioni di Risorgimento socialista e che coordinati da Fabio Cannizzaro trovano la loro aggregazione e coordinamento in pagine e gruppi di un notissimo social network quali “Socialisti e Sindacato” e “Socialisti di Sinistra per la CGIL”.
La piena adesione al documento congressuale n.2 dei socialisti di sinistra sottrae alla “gloriosa macchina da guerra” congressuale CGIL, del “nuovo” asse Camusso – Landini, l’alibi di poter liquidare, semplicemente, i sostenitori del documento alternativo come “velleitari ed estremisti”.
In realtà la posta in gioco è enorme e cosa che ancor più preoccupa l’establishment interno al sindacato di Corso d’Italia è l’andar catalizzare, sempre più, il documento n. 2, energie nuove e di base, che sembrano sfuggire alle logiche tradizionali di una CGIL che, almeno nella sua componente che si richiama al secondo documento, pensa si debba subito cambiare pelle e strategia.
In Sicilia le energie mobilitate, al pari del resto della Penisola, vanno crescendo.
Diverse espressioni di base, frutto delle diverse categorie convergono, anche se in terra di Trinacria in questo momento sembrano spiccare gli apporti provenienti da FIOM e FLC.
La partita è aperta e comunque si concluda il prossimo congresso c’è da scommetterci che il fronte che il documento n. 2 riuscirà a compattare farà parte dei futuri equilibri in CGIL, superando e travolgendo vecchie divisioni e categorie, dando il via comunque ad una nuova stagione di azioni e relazioni sindacali.

Salvatore De Grandi

sabato 14 luglio 2018

CONTRO LE AGROMAFIE, CON LA CGIL DI LOTTA, PER UNA NUOVA STAGIONE DI LEGALITA’ E PER UNO SVILUPPO EQUO DELLE NOSTRE REALTA’ TERRITORIALI




La recente presentazione del 4° Rapporto Agromafie e Caporalato dell’osservatorio “Placido Rizzotto” della FLAI CGIL ci offre modo e occasione di riflettere sulla nostra attualità, sulla realtà che ci circonda.
Chiunque viva ed operi in Sicilia e mantenga uno sguardo aperto e attento non può non convenire sul fatto che le entrate derivanti dalle cosiddette “agromafie”, oggi, rappresentano per i sodalizi criminali di questo Paese una parte sempre più cospicua delle proprie entrate.
Prendere coscienza di ciò è già un passo avanti e tuttavia non può e non deve bastare. Troviamo, ad esempio, positivo che i sindacati agroalimentari confederali, FLAI CGIL in testa, stiano organizzando mobilitazioni in tutta la Penisola ed una due giorni dal 24 al 26 luglio con un presidio davanti alla Camera dei Deputati in occasione della discussione parlamentare sul cosiddetto “Decreto Dignità”.
Tutto ciò contribuisce ad alzare il velo su uno dei settori più redditizi per le mafie italiane ed internazionali, quello, appunto, legato sia allo sfruttamento della manodopera sia al controllo sulla filiera del cibo fino poi a giungere alla ristorazione, alla gestione dei contributi europei per allevamento e  l'agricoltura.
È questo il grande “business” che le mafie, in Sicilia, nello specifico, Cosa Nostra, si trovano a gestire. 
Si tratta di una movimentazione di denaro e risorse enorme quantificato, solo in difetto, in “appena” 4, 8 miliardi di euro .
Comprendere la centralità di questa “nuova sponda” per le organizzazioni malavitose significa dover e poter ricalibrare le forme di contrasto che lo Stato, la società civile devono assumere come risposta rispetto a questi fenomeni.
Fortunatamente, come spesso accade, la società, le realtà territoriali, comprendono questi fenomeni prima e meglio del cosiddetto centro.
Non a caso, ad esempio, siffatte riflessioni, da tempo, sono sviluppate nei nostri diversi Sud. 
Penso all’apporto di certo coraggioso giornalismo investigativo, dall’alta significanza etica, che, ad esempio, sui Nebrodi, descrive, chiaramente ed analiticamente, i fenomeni con dovizia di informazioni e mantenendo uno sguardo d’insieme encomiabile.
Il sindacato, poste queste necessarie premesse, ha il dovere di essere in prima linea nel contrasto del fenomeno delle agromafie.
Il fiume di denaro che il  controllo di grandi quote delle contribuzioni europee frutta alla malavita, e ai colletti bianchi, che la affiancano e sostengono, è enorme e diviene, anno dopo anno, sempre più essenziale e centrale, nel bilancio delle mafie.  
Tema questo che chiama in causa, indirettamente e senza però generalizzazioni, un certo ruolo parassitario e parassitante di determinate nostre burocrazie e di una certa borghesia, ambedue, attualmente, fortemente intrise di certo neoliberismo predatorio.
Questo “mercato” agroalimentare è, poi oggi, fondamentale per la stessa sopravvivenza delle organizzazioni mafiose.
Recenti provvedimenti come quelli adottati dall’oramai ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, che, nel 2014, ha introdotto nel territorio nebroideo un protocollo di legalità  per l'assegnazione degli affitti dei terreni, che prevede la presentazione del certificato antimafia anche per quelli sotto la soglia dei 150 000 euro, sono utilissimi provvedimenti di contrasto operoso a logiche criminali volte ad accaparrarsi risorse pubbliche comunitarie, drogando, di fatto, mercati e logiche produttive, attraverso violenze paventate e/o realizzate.
Tuttavia ciò non basta e di fronte alla continua “rimodulazione” delle strategie mafiose, realizzate da professionisti vicini alle cosche, serve che lo Stato, la società e non ultimo il sindacato possano e sappiano elaborare strategie di contrasto tanto utili quanto concrete.
Cosa può e deve fare il sindacato? Cosa può fare nello specifico la CGIL come confederazione?
Possiamo dire che diversamente da altri soggetti sociali, la CGIL è avanti e tuttavia ancora tante è la strada da percorrere.
Nello specifico si devono mettere in condizione tutti i soggetti produttivi, sociali,  istituzionali e pubblici di essere difesi, supportati e tutelati a partire dalle singole realtà territoriali. Garantendo uno sviluppo il più equo e condiviso possibile.
Sarebbe impensabile e colpevole pensare di scaricare, così e semplicemente, su sindaci, amministratori, sindacalisti il peso, diretto ed immediato, del contrasto del fenomeno agromafioso confidando solo sul loro coraggio personale e civile.
Già in passato siffatte “scelte”, che di fatto abbandonavano a se stessi i soggetti territoriali,  provocarono, in concreto, un illecito vantaggio per le organizzazioni mafiose, occorre non ripetere errori antichi.
Penso, ad esempio, a meccanismi di controllo diretto ed incrocio automatico, stabiliti per legge, tra uffici ed autorità onde rendere operativi, contemporaneamente e a tutti i livelli, i protocolli di legalità.
La sfida del contrasto alle agromafie deve vedere insieme coordinate sindacalmente categorie diverse penso all’Agroalimentare non meno che la Conoscenza insieme parimenti a Commercio, Servizi, Trasporti, Sicurezza.
Solo un punto di vista coordinato, confederale può,  quindi,  permettere alla CGIL, al sindacato di contribuire al contrasto di questi fenomeni garantendo altresì a pieno i diritti dei lavoratori e delle masse popolari.
Si tratta, in buona sostanza, di tornare a recuperare quella centralità sociale che a lungo ha connotato e caratterizzato la nostra confederazione.
Da sostenitori del documento congressuale n. 2, da socialisti di sinistra, non dimentichiamo il precedente storico dell’unità nella lotta tra e nelle categorie sviluppato dal socialismo negli anni ’50 del secolo scorso.
Si trattò allora di raccordare e coordinare in un’ottica di classe lotte contadine e mobilitazioni operaie.
Abbiamo, ovviamente, ben chiaro che i tempi sono, oggi, totalmente diversi e tuttavia quello esempio di coesione resta un riferimento ed uno stimolo per una CGIL che sappia sfidarsi recuperando un suo autonomo ruolo politico, cosa ben diversa da certi recenti collateralismi.
Tocca a noi iscritti e militanti della CGIL ricreare, a partire dal contrasto alle agromafie, un “fronte sociale dei diritti” che rifiutando facili consociazioni e un certo remissivismo rimetta al centro dell’agenda etica, sociale e politica i lavoratori e il loro sindacato, forti di un senso di classe e di una visione attiva della legalità.
In questa prospettiva il Sud, i nostri diversi Sud possono e debbono svolgere un ruolo non solo centrale ma insostituibile come già è stato per il contrasto alla mafia stragista.


Fabio Cannizzaro

lunedì 21 maggio 2018

PERCHE’ I SOCIALISTI FEDERALISTI NON VOGLIONO PIU’ ESSER DEFINITI SICILIANISTI?




Nella ricorrenza del centoventicinquesimo anniversario dell’avvio dei lavori, a Palermo, nel 1893, del congresso dei Fasci siciliani dei lavoratori avverto forte la necessità di riflettere con linearità su quale possa e debba essere attualmente il ruolo delle spinte sicilianiste in una società come quella isolana. Società che già centoventicinque anni fa poneva, con forza ed attenzione, la centralità sociale della Questione Siciliana, come fece, appunto, il movimento, socialista e siciliano, dei fasci.
Da tempo i destini del socialismo federalista e quelli della “galassia” sicilianista si sono separati. Se dobbiamo e possiamo trovare una data simbolica per questa “divisione” credo dobbiamo risalire al 2012, quando l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana – xQS lasciò quell’area politica e segnatamente il Frunti Nazziunali Sicilianu (FNS) allora ancora guidato da Pippo Scianò.
Il motivo fu dettato dallo spostamento dell’FNS su posizioni sempre più squisitamente nazionaliste che lasciavano nessun margine a chi si riconosceva, in quell’organizzazione, in una prospettiva socialista e di sinistra che era, poi, quella maturata alla fondazione del partito.
Per chi avesse la memoria corta questa fase, che taluni hanno volutamente, velocemente accantonato, vide la fuoriuscita da FNS, dalle sue articolazioni correlate di due dirigenti che avevano insistito per restituire proiezione di sinistra al partito, come, appunto, l’Arch. Leonardo D’Angelo e il prof. Fabio Cannizzaro, quest’ultimo anche vicesegretario di FNS.
Quando questi ultimi fecero esplodere la contraddizione pochi nell’area sicilianista avvertirono la necessità politica di testimoniare loro, alla loro organizzazione attenzione o vicinanza politica.
Fu subito chiaro che l’impianto meramente nazionale e nazionalista della Questione Siciliana messo in discussione e rifiutato da xQS era invece condiviso ed accettato dall’area sicilianista globalmente intesa. Area che si ritrovava e si ritrova ancora oggi intorno all’idea metafisica di Nazione Siciliana e che non seppe o volle cogliere, allora, l’occasione per superarla in chiave sociale se non socialista.
Riflettendo ad oltre un lustro di distanza credo molto sia dipeso anche da una diffusa propensione del sicilianismo nazionalisteggiante ad indugere a tentazioni governiste pseudo-autonomiste, allora pesanti e pressanti.
Consumata scientemente la rottura quelli di XQS non scelsero di creare l’ennesimo partitino sicilianista, prassi usuale ma si rimisero in discussione,  e scelsero, conseguenti alle premesse poste, di allargare la prospettiva della loro proposta aprendosi al confronto con altre realtà della sinistra.
Fu la stagione che vide mettere in campo l’idea nuova, originale, offerta con generosità, della creazione del Partito Socialista dei Siciliani (PSdS), prospettiva, poi, prematuramente fallita per il prevalere di certi piccoli personalismi.
Provati ma non piegati da questa esperienza gli uomini e le donne di xQS ripresero, in continuità con i loro valori, il proprio cammino socialista volto a portare a soluzione la Questione Siciliana.
Si creò un Coordinamento dei circoli socialisti, capitanato dall’attivismo del Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”.
La loro azione, le loro elaborazioni si incontrarono con le sensibilità di altri circoli del socialismo territoriale italiano e dopo alcuni passaggi (Rete Socialista, Federazione per il Socialismo) si incontrarono con l’allora minoranza del PSI, in quella fase, guidata da Franco Bartolomei.
Tutto ciò portò alla nascita di Risorgimento Socialista, organizzazione dall’articolazione politica federalista, che ha permesso la nascita di Risorgimento Socialista della Sicilia. In questo articolato, difficile divenire mai i socialisti federalisti siciliani hanno dimenticato o sacrificato, in alcun modo, la loro aspirazione a portare a soluzione la Questione Siciliana.
Non è stato casuale, in questi sei anni, che i rapporti tra i socialisti di xQS e la cosiddetta area sicilianista si siano raffreddati sempre più.
Le loro letture della Questione Siciliana non solo divergono ma giungono, nei fatti, a conclusioni contrapposte. Se i socialisti federalisti di xQS e ora di Risorgimento Socialista della Sicilia guardano alla Questione Siciliana come questione sociale e come modo per dare una equa soluzione ad una serie strutturale di peculiari ineguaglianze sedimentate e di classe i sicilianisti, tout court, indipendentisti o autonomisti che si dichiarino, leggono la Questione Siciliana in chiave vincolantemente “nazionale”.
In questa prospettiva i diritti, veri o presunti, della Nazione Siciliana prevalgono e debbono prevalere su quelli reali dei siciliani e soprattutto delle classi popolari isolane.
Le distanze tra le due prospettive per l’autodeterminazione, poi, giorno per giorno, vanno allargandosi con l’incrementarsi delle ingiustizie economiche e sociali ed esse sembrano scontrarsi “l'una contro l’altra armate”, gridando ambedue in lingua siciliana, i loro slogan: i nazionalisti, ANTUDU! e i socialisti, AVAJA!

Salvatore De Grandi

giovedì 29 marzo 2018

ECCO PERCHÉ SOSTENGO LE LISTE DELLA FLC CGIL



Da socialista impegnato a sinistra, da convito assertore di una necessaria, reale riaggregazione della sinistra non ho mai sottovalutato il necessario, fondamentale rapporto che esiste tra iniziativa politica, azione sindacale e conquiste sociali.
Questa interconnessione è, per il mio modo di intendere la società, i rapporti sociali fondamentale. In questa prospettiva è tutt’altro che secondaria la mia scelta di cercare di trovare rappresentati nel mondo del lavoro questi valori ed ideali.
In questa linea appare fondamentale la scelta di quale sindacato, di quale “modello” di relazioni sindacali e/o contrattuali vogliamo sostenere o rappresentare.
Appare, quindi, naturale, in base a ciò che io penso, rivolgermi a quel sindacato, a quella confederazione che, per me rappresenta, storicamente, pur non senza errori o titubanze, più e meglio, la mia idea di lavoro, di scuola, di società. Questa realtà per me è la FLC che è parte fondamentale della CGIL dato che si avvicina di più alla mia tradizione politica e di valori.
Scendendo, poi, nel concreto, alle prossime elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie saremo tutti chiamati ad essere coerenti a noi stessi essendo l’attuale fase cruciale per il futuro dell’istruzione e quindi del Paese. Preso coscienza di tutto ciò è chiaro, perciò, che ogni scelta produrrà necessariamente effetti su cui costruiremo o meno le nostre future scelte.
Scegliere la FLC CGIL è, pertanto, qualcosa di tutt’altro che casuale o accessorio. Si tratta di scegliere quali sistemi di relazioni sindacali vogliamo affermare per il nostro futuro lavorativo e anche per il sindacalismo scolastico. Chiarito ciò è altrettanto evidente che esistono poi comunque  diversi modi di stare e/o sostenere la FLC CGIL.
Personalmente credo che la CGIL tutta, oggi, rappresenti una delle rare organizzazioni dove è possibile ancora stare in modo dialettico e se serve, perché no, critico, se utile o necessario. Tutto ciò è ancora più vero se pensiamo all’attualità del dibattito che si sta sviluppando, al momento, in FLC CGIL sulle dinamiche legate alla firma del nuovo CCNL.
Sono emerse, è dato pubblico, valutazioni diverse, sul merito e il senso, del nuovo contratto sia normativamente che economicamente.
Tutto ciò rende forse meno incisiva la FLC CGIL?
Io penso di no, anzi considero che sia l’esatto contrario, sono, da sempre, infatti, profondamente convinto che un confronto reale anche serrato ci renda più forti ed incisivi.
Avrei del resto meno fiducia in una organizzazione dei lavoratori monolitica, che non è in grado di sviluppare, al suo interno, ragionamenti di senso e prospettiva concreti.
Si possono, infatti, nutrire dubbi o personali valutazioni su come meglio si doveva o poteva concludere la trattativa contrattuale, ma mai ritengo, in FLC, in CGIL, i compagni e le compagne, anche i più critici, mai accetteranno che il confronto si trasformi in una messa in accusa della “buonafede” dei dirigenti, cioè di coloro che assumono su di sé, per l’organizzazione, l’onere di rappresentare i bisogni, le aspirazioni dei lavoratori della conoscenza attraverso l’azione sindacale.
Sono, queste solo alcune delle considerazioni che mi sento di condividere qui con voi e che rendono, spero con immediatezza il senso del perché della mia scelta di sostenere la FLC CGIL sia in chiave organizzativa che elettorale.
Comprendo, anche, che questa mia presa di posizione se sarà apprezzata da taluni compagni sarà non compresa o osteggiata da altri e tuttavia la assumo, in linearità, con le mie idee, valori e scelte.  
Comunque la si pensi è a tutti evidente che i lavoratori, in particolare, della conoscenza, vivano una stagione particolare, iniziata con l’imposizione della “buona scuola” che ha finito per vedere colpevolizzare la categoria dei lavoratori della scuola e segnatamente gli insegnanti.
Come cittadini e lavoratori vicini o iscritti alla CGIL e alla FLC, da tempo, in molti abbiamo preso atto, di questo stato di cose che ha ricadute reali, quotidiane sulla qualità della vita di noi tutti come individui e lavoratori.
Chiederci cosa è possibile fare per contrastare queste “dinamiche” indotte significa in buona sostanza operare democraticamente, sindacalmente nel campo dei rapporti, delle relazioni sindacali, riconquistando attraverso la contrattazione, sia generale che collettiva, spazi, perduti e nuovi, di agibilità democratica per il lavoro.
In CGIL, ed è la sua forza, esistono, nella continuità sindacale di categoria e confederale diverse “sensibilità” capaci di fare sintesi. L’appello che mi sento di rivolgere, attualmente, è quello a scegliere e votare in occasione delle elezione per il rinnovo delle RSU della prossima seconda metà di aprile per le liste della FLC CGIL .
 Ciò anche perché è necessario rafforzare un sindacato, fatto dai lavoratori, dai loro bisogni, che sia credibile, forte, democratico quanto autorevole.
In Italia, nel comparto istruzione questo sindacato, nel nostro tempo, è e può essere credibilmente solo la FLC CGIL; l’unica organizzazione sindacale di categoria in grado di svolgere una serena valutazione di valori, bisogni, interessi e necessità e di essere critica con se stessa senza remore o unanimismi.
Questa forza, frutto della partecipazione, garantisce non solo o tanto gli iscritti FLC e CGIL ma l’intero sindacato nella e della scuola e con questo i suoi lavoratori.
Per farlo occorre, però, irrobustire sempre più la struttura dell’azione della FLC.
Si può partire per farlo solo dalla capillare presenza negli Istituti del Paese, presenza che può e deve essere garantita da noi uomini e donne, colleghi del comparto che ci impegniamo, che ci impegniamo in tal senso.
Una stagione difficile ci attende, non deludiamoci e portiamo avanti l’insegna di un sindacato partecipato, solidale di lotta e proposta insieme alla FLC CGIL!

Fabio Cannizzaro

giovedì 28 dicembre 2017

ALZIAMO LA BANDIERA DEL SOCIALISMO PER RESTITUIRE POTERE AL POPOLO



CONVERSAZIONE CON FABIO CANNIZZARO, MEMBRO DELL'ESECUTIVO NAZIONALE E COORDINATORE REGIONALE SICILIANO DI RISORGIMENTO SOCIALISTA.


PALERMO - Alle prossime elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento gli elettori troveranno  "Potere  al Popolo". Un'aggregazione politica che ambisce a rappresentare una novità  a sinistra. Noi de "Il Socialista Siciliano" ne parliamo, in questo scorcio di fine anno, con una nostra vecchia conoscenza, Fabio Cannizzaro, coordinatore  regionale e membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista.

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D - Fabio, strana "collocazione" la vostra. Cosa ci dici?

R - Strana, dici? Sinceramente credo che sia la più  coerente al nostro essere socialisti  di sinistra. È  forse più  coerente per dei socialisti marciare alla coda di PD e LeU? Non credo! Noi con i nostri valori, idee e principi seguiamo l'insegnamento di Pietro Nenni e stiamo dalla parte di chi ha meno, da quella dei lavoratori. Per questo, sin dall'inizio, abbiamo partecipato e partecipiamo a "Potere al Popolo".

D - Vi collocate nell'area della sinistra radicale?

R - Noi ci collochiamo a sinistra. Nel Paese di "radicali" ci sono solo i bisogni inevasi, le necessità  sociali disattese.
Noi, con orgoglio, invece, rivendichiamo, da socialisti, di stare a sinistra senza se e senza ma. Volontariamente lontani da fallimentari quanto fantasiose ipotesi di futuri centrosinistra. Un orizzonte che è poi lo stesso fallimentare dei governi Renzi, Gentiloni e delle loro maggioranze politiche e parlamentari che tanti danni hanno fatto nel Paese.

D - Perché, a tuo avviso, un elettore dovrebbe scegliere e votare "Potere al Popolo".

R - Presto detto. Al netto di simpatie, pregiudizi, generalizzazioni "Potere al Popolo"rappresenta una vera novità,  forse l'unica, di questa prossima tornata elettorale.
Tanto, per troppo tempo, a sinistra,  si è discusso, senza reali conseguenze, sulla necessità di una riorganizzazione  a sinistra.
Finalmente, adesso, grazie anche allo slancio iniziale dei compagni, delle compagne di "Je so' Pazzo", collettivi,  associazioni, movimenti, sindacati, piattaforme, partiti sono tornati prima a parlarsi e poi a lavorare insieme.
Novità  nella novità è  anche l'incontro, tutt'altro che casuale, tra il meglio degli eredi militanti delle due grandi tradizioni del Movimento Operaio di questo Paese: socialisti e comunisti.
Un rivedersi, un ripararsi, un ritrovarsi che aveva avuto già  un primo avvio in occasione delle ultime, recenti elezioni regionali siciliane e che ora si rafforza, amplia e fortifica.

D - Socialisti e comunisti insieme, condizioni pre 1921?

R - Sono paragoni fantasiosi che si prestano solo a voli pindarici di poco costrutto. Il passato è  passato. I 97 anni, che a breve, ci separeranno dallo "strappo" di Livorno, riguardano un'epoca e condizioni politiche irripetibili. Non chiediamo e non offriamo abiura di sorta. Oggi, invece, serve un'unità d'azione a sinistra, tra noi, reale, concreta, politicamente fraterna, a partire dalla lotta alle subalternità,  alle sudditanze, alle prepotenze, per un reale contrasto della povertà,  del bisogno, della disoccupazione, dello strapotere dell'egoismo capitalista. Per dire insieme, forte No alla guerra, alle neo-militarizzazioni, alla mafia, al degrado etico e civile.

R - Molti affermano, però,  che non raggiungerete il quorum minimo per entrare in Parlamento. Cosa rispondi loro?

D - È  questo un vecchio vezzo della "politica politicata". Si prova ad accreditare, una indimostrata poiché  indimostrabile, inutilità  di un voto alternativo. Spiace che, al momento, ad usare questi argomenti vetero destrorsi siano soggetti che fanno capo al cosiddetto centrosinistra.
Forse dipende dal fatto che si sentono minacciati da "Potere al Popolo" che rende superato il loro solito tentativo di quadrare il cerchio.

D - Cosa ti aspetti, in concreto, da queste elezioni?

R - Un buon risultato e poi l'avvio di un percorso  comune libero da tatticismi, furbizie,  personalismi e leaderismi. Abbiamo l'occasione di determinare una novità  da sinistra,  figlia di una reale discontinuità nelle prassi politiche. Noi socialisti  di sinistra ci siamo e ci saremo a sostenere, anche oltre il momento elettorale, questo processo.
Una proiezione questa che guarda al futuro, pronta a confrontarsi con altre esperienze di sinistra europee ed internazionali. Dobbiamo, possiamo insieme essere capaci di affrontare temi spinosi ma indifferibili come quelli  del recupero, da sinistra, della sovranità  economica e quindi politica secondo la nostra "ratio" costituzionale.

D - Temi da poco...

R - Sono nodi strutturali su cui noi socialisti  di sinistra di R.S. riflettiamo da tempo. Dovresti ricordare, Liborio, ad esempio, che noi aderiamo convintamente, e per nulla pedissequamente, alla Piattaforma  di EUROSTOP, in coerenza con il nostro condividere elaborazioni socialiste di sinistra come quelle di Lafontaine, Corbyn, Tapias, Martinez ecc...

D - In conclusione, avete avviato un percorso...

R - Sì,  i  socialisti di sinistra di Risorgimento Socialista sono tornati ad esprimere, in continuità  ideale, una presenza politica organizzata che ha avuto nella storia di questo Paese precedenti importanti ed illustri con ricadute evidenti sulla democrazia e la sua declinazione in tutto il Paese . Oggi possiamo dire : NOI CI SIAMO E STIAMO A SINISTRA!

LIBORIO SCIACCA

domenica 19 novembre 2017

IV EDIZIONE PREMIO ANTIMAFIA “FRANCESCA SERIO”: PREMIATI I CONIUGI AGOSTINO
















Ieri a Sant’Agata di Militello nella suggestiva cornice del Castello Gallego si è svolta la quarta edizione del premio antimafia “Francesca Serio”. 
Dopo i preganti saluti tutt’altro che rituali del Sindaco di Sant’Agata di Militello, Dott. Carmelo Sottile e dell’Assessore alla cultura, Avv. Melinda Recupero i relatori e l’uditorio hanno avuto modo di riflettere con sincera attenzione e partecipazione sul fenomeno mafioso con uno sguardo tutt’altro che casuale alla realtà nebroidea. In tale chiave pregnanti sono stati gli interventi del dirigente del locale Commissariato di P.S. , Dott. Daniele Manganaro come anche l’apprezzato intervento audio, in diretta,  del ex magistrato Antonio Ingroia e quello dello scrittore Luciano Armeli Iapichino.
La manifestazione voluta e organizzata sin dalla nascita dal Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione” è stata partecipata da un pubblico attento ed ha visto susseguirsi in un crescendo sotto la guida e moderazione di Franco Blandi dell’associazione “URIOS” interventi di spessore come quelli di Giuseppe Foti della FAI, del presidente ANAAM, Linda Grasso, nonché ovviamente del Presidente del Circolo Socialista Nebroideo  Indipendente “Italo Carcione”, prof. Fabio Cannizzaro che ha ricordato in un breve excursus storia e senso dell’iniziativa.
Il premio è stato assegnato quest’anno alla signora Augusta Schiera e al sig. Vincenzo Agostino, genitori del poliziotto Antonino Agostino e suoceri di Ida Castelluccio, massacrati da mano mafiosa il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini. 
La cerimonia di premiazione è stata toccante  e per le testimonianze accorate quanto attente dei due premiati e anche perché a premiare la signora Schiera Agostino era presente Angela Manca, anch’essa madre coraggio, di Attilio Manca anche lui caduto per mano mafiosa.
Infine la serata è stata allietata da un breve intermezzo recitato e cantato coordinato dal giornalista ed animatore culturale Nino Vicario e dal contributo musicale di Francesco Guerrera e Salvatore Franchina apprezzatissimo dai presenti.

La manifestazione si è conclusa con un arrivederci  alla prossima edizione.

mercoledì 19 luglio 2017

UNITI PER L’ ALTERNATIVA SICILIANA A SINISTRA!




Chiaccherata con Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista

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Quella che viviamo a sinistra in Sicilia è una fase delicata quanto stimolante.
La sinistra, forse per la prima volta, prova a muovere dalla realtà territoriale, senza il prevalere di ragionamenti rapportabili a equilibri lontani.
La sinistra isolana, o meglio buona parte di essa, è impegnata realmente a tentare di fare sintesi.
L’occasione concreta è offerta dal prossimo rinnovo del Parlamento Siciliano e dalla contestuale elezione del Presidente della Regione.
Il processo d’avvicinamento che vede insieme movimenti, il partito della Rifondazione comunista, il Partito Comunista Italiano, Risorgimento Socialista ,l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana, settori della sinistra sindacale è una esperienza di rinnovamento nell’azione che potrebbe avviare davvero una nuova stagione a sinistra invertendo un trend logoro muovendo stavolta dai Territori siciliani e non da esigenze irradiate da un centro elaborativo e/o geografico.
La proposta che essi stessi sin qui hanno sintetizzato definendola Alternativa Siciliana di Sinistra dispiace, però,  a molti, a partire dal Pd, per poi arrivare a quelle realtà che hanno rifiutato l’unità a sinistra sino a certo mondo neo-sovranista e al sicilianismo classico.
Sull’argomento abbiamo voluto sentire il nostro caro compagno Fabio Cannizzaro,49 anni, docente di Lettere, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista ed espressione coerente della tradizione socialista federalista siciliana.

D - Fabio, quella che sostenete sembra un’alleanza abbastanza irrituale per voi socialisti?

R – Solo apparentemente. Del resto avrebbe ben poco senso guardare alla realtà siciliana d’oggi con le categorie politiche del passato. Oggi che in Sicilia cresce la povertà mista alla sfiducia nella politica, verso certa “politica politicata” è chiaro per noi socialisti di sinistra siciliani collaborare a definire le condizioni possibili di un’Alternativa all’esistente che venga sviluppata da sinistra. Ecco il perché del nostro posizionamento.

D - Taluni sostengono che non raggiungerete il quorum che la vostra sarebbe una mera battaglia di testimonianza, cosa rispondi a costoro?

R – E’ un vecchio leit motiv, quello ovvero di “etichettare” forze d’alternativa come la nostra come testimoniali, residuali e/o radicali. Sin dall’inizio ci attendevamo “analisi” di questo tipo, ciò che semmai mi fa riflettere che alcune di queste “critiche” vengono da settori della stessa sinistra. Imputo ciò ad una logica di competitività che costoro avrebbero dovuto e potuto superare. Prendo atto che così non è stato.  
Ciò significa, in concreto, che oggi, in Sicilia, esistono due idee, due prospettive che si richiamano alla sinistra. Una la nostra  d’Alternativa e un’altra più presa dal gioco degli equilibri, dei tatticismi siciliani e no. Tocca alle donne, agli uomini di sinistra di Sicilia decidere quale progetto di sinistra vogliono sostenere e vedere rappresentato al Parlamento siciliano dal 6 novembre prossimo.

D – E’ notorio il tuo impegno federalista come lo coniughi con quello dell’Alternativa Siciliana di Sinistra?

Niente di più facile e naturale, anzitutto il programma sociale ed elettorale della Alternativa Siciliana di Sinistra è un programma che stiamo elaborando in modo realmente aperto e plurale e dentro questa “cornice” ha trovato, da subito,  attenzione e rispetto l’idea di una Alternativa che partisse dai Territori, dalla realtà siciliana, ciò ha permesso, in assoluta discontinuità , che la sinistra tornasse a parlare della centralità dell’Autonomia siciliana in chiave di strumento per l’emancipazione di tutti i siciliani e non solo di ristrette èlite politico-burocratiche. In tale chiave fondamentale è la nostra proposta di portare a soluzione la Questione Siciliana, che sai è sempre stato il cavallo di battaglia della lotta di noi socialisti federalisti.



D – Ponete quindi un rapporto diretto tra Autonomia e Questione Siciliana?

R- E’ ovvio che sia così e lo facciamo da sinistra. Noi riteniamo l’Autonomia, e in particolare quella economico-finanziaria, lo strumento cardine per un cambiamento popolare in Sicilia, per la Sicilia, tuttavia l’autonomismo in sé non basterebbe a determinare questa trasformazione serve che lo strumento si metta al servizio di un processo ampio, coordinato che miri a portare a soluzione l’insieme di questioni sociali, economiche, politiche ed istituzionali che noi chiamiamo Questione Siciliana. Ecco qual è il rapporto.

D – Questa vostra prospettiva è avvicinabile a quelle parallele dei neo-sovranisti e dei sicilianisti – indipendentisti ?

R – Direi che l’equivoco non è possibile, a meno che non si usino le generalizzazioni come armi politiche per ingenerare confusione nell’opinione pubblica. Mi spiego meglio. Rispetto ai neo-sovranisti le nostre analisi sono diverse e diverse, senza ombra di dubbio, sono le premesse e quindi le soluzioni e i modi per ottenerle. Quanto al mondo sicilianista la loro analisi, di fatto, privilegia, di fatto, quasi esclusivamente il dato “nazionale” e pone  l'indipendenza come tesi di scuola e rinvia ogni riflessione sul dato sociale ad un domani futuro e affida ogni ipotesi di sviluppo per l’Isola alle virtù palingenetiche di una Zona Economica Speciale (Z.E.S.) che, oggi diversamente dal periodo che andava dagli anni ’60 ai ’90 del secolo scorso, finirebbe solo per favorire e arricchire il grande capitale finanziario, con la sua evidente portata neoliberista,  sbilanciando irreversibilmente una già traballante economia siciliana. 
Ecco i motivi per cui noi siamo alternativi sia alle solite proposte di destre, centristi e Pd ma anche alle cosiddette “alternanze”. Serve invece, cambiare scenario, serve l’Alternativa autocentrata e popolare che noi andiamo a rappresentare.

D – A tuo giudizio qual è oggi l’emergenza più importante da affrontare in Sicilia e se vincerete cosa farete per risolverla?

R – Ovviamente è il lavoro la vera assoluta emergenza. In questa prospettiva se dovessimo vincere le elezioni opereremmo per fare intervenire virtuosamente la Regione come centro di programmazione economica per il tessuto produttivo dell’Isola. Porremmo questioni come quelle della riconversione ecologica dell’economia e delle produzioni isolane, favoriremmo, senza tentennamenti, la produzione agricola , contrastando però, più e meglio, le infiltrazioni mafiose, favoriremmo l’impiego di uomini e risorse nel settore del riciclaggio virtuoso dei rifiuti. Sono, ovviamente, solo alcuni esempi. Tuttavia per ottenere tutto ciò occorre mantenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso tutt’altro che sconfitto e che minaccia il futuro economico ed etico di tutti i siciliani onesti.

D-  Mi sembra naturale chiederti: cosa ne pensi dei Cinquestelle?

R – Non provo ne ho mai provato acredine per loro ma neppure penso che  possano rappresentare un concreto, duraturo cambiamento. Detto ciò credo sia giusto giudicarli per le scelte fatte,  che sino a questo momento non sono state, nella mia ottica, particolarmente interessanti.
Tuttavia rappresentano, in Sicilia,  anch’essi, a modo loro, una voglia di cambiamento forte.

D – In conclusione perché i socialisti siciliani dovrebbero scegliere di votarvi all’interno di questa alleanza e non orientarsi verso il PSI o altri succedanei simili?

R – Semplice, perché noi in coerenza, senza ripudiare nulla rappresentiamo la coerenza degli ideali socialisti, che non si alleano con i centristi, con le destre come è recentemente successo
Noi siamo socialisti, orgogliosi d’esserlo, in una coalizione in cui siamo riconosciuti e stimati proprio per questo. Ecco perché i compagni e le compagne socialiste in Sicilia dovrebbero votare per i nostri candidati dell’Alternativa Siciliana di Sinistra.



Franco Nizza