mercoledì 20 gennaio 2021

SEPARATI DA UN SECOLO…

 



A Livorno, cento anni fa oggi, si consumava, nelle condizioni date, lo strappo in assoluto più divisivo nella storia del movimento operaio e socialista italiano ovvero la separazione tra socialisti e comunisti.

In tutti questi anni si sono poi determinati, in diverse fasi e momenti, riavvicinamenti temporanei e allontanamenti altrettanto transitori tuttavia mai, gli uni e gli altri, fatta eccezione solo per alcune schiere o fanatizzate o ultraidentitariste, hanno dimenticato ed essenzialmente superato il “lutto” di una separazione che, comunque la si pensi, indebolì ed ancora indebolisce la sinistra di questo Paese.

Le ragioni e/o i torti del 1921 nel fluire del tempo si sono sedimentate in una valutazione politica e storica che è oramai complessivamente accettata ed assodata.

L’anniversario di oggi può e deve essere semmai l’occasione opportuna, senza dimenticare nulla di quegli eventi e delle esperienze correlate, per definire tutti insieme, socialisti e comunisti, dialetticamente le ragioni nell’oggi di una ricomposizione della sinistra nell’ottica di un’azione e di una lotta comune, condivisa in un momento, quello attuale, in cui in Italia si avverte forte la necessità di una sinistra, vera e praticata che sia all’altezza delle sfide del presente e che dia risposte ai bisogni e alle aspirazioni delle masse lavoratrici e popolari italiane.

Saremo tutti noi all’altezza?

 

Fabio Cannizzaro

Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana – xQS

martedì 19 gennaio 2021

20 GENNAIO 1893, L’INFAME STRAGE DI CALTAVUTURO

 

 


A 128 anni da quella strage i socialisti siciliani di xQS non dimenticano di onorare la memoria di quella che fu una vera e propria carneficina con il suo triste bilancio di tredici contadini uccisi e ventisei feriti dal piombo dei militari, che spararono ad altezza d’uomo, intervenendo per impedire a centinaia di contadini del paese del palermitano, esasperati da bisogno, povertà e promesse non mantenute, di proseguire nell’occupazione delle terre del feudo di Sangiovannello.

L’ordine giunse ai militari coadiuvati non solo dai Regi carabinieri ma anche da campieri mafiosi direttamente dal “siciliano” Presidente del Consiglio Francesco Crispi.

I morti inoltre abbiamo testimonianza furono lasciati in strada fino al pomeriggio del giorno successivo, a monito futuro.

La strage ebbe un eco profondo in tutta Italia e non solo in Sicilia.

Se l’intento di Crispi oltre a quello pratico era quello “politico” di piegare i Fasci Siciliani dei Lavoratori ebbene allora fallì, anzi sulla scia dell’indignazione non solo l’on. Napoleone Colaianni in un suo atto ispettivo parlamentare denunziò la strage additando a viso aperto  le orribili condizione di vita dei contadini siciliani d’allora, obbligati a subire maltrattamenti e angherie ma si realizzò addirittura una colletta in favore dei congiunti delle vittime, promossa a Palermo, che raggiunse la ragguardevole cifra, per allora, di 2600 lire.

Per noi socialisti siciliani di xQS del 2021 è fondamentale ricordare un evento luttuoso come quello della strage perpetrata a Caltavuturo e ciò per continuare a dare forza e proiezione al nostro impegno che è connaturato al bisogno di affrontare la, ad oggi, non risolta Questione Siciliana che era e resta un “problema” che pur avendo inevitabilmente mutato le sue forme mantiene elementi di sperequazione sociale sicuramente oggi meno evidenti d’allora ma non per questo meno odiosi.

Avaja!

domenica 17 gennaio 2021

Sottraiamo ad un ingiusto oblio il ricordo di un sincero socialista siciliano: SEBASTIANO BONFIGLIO

 


In questi giorni in cui molti ricordano il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano e la conseguente scissione con cui si diede vita al Partito Comunista d’Italia come socialista di sinistra siciliano voglio ricordare il compagno Sebastiano Bonfiglio, che di quell’importante, cruciale congresso, di cui ricorre il centenario,  fu anche protagonista non secondario.

Siciliano, dell’allora cittadina di Monte San Giuliano (oggi Valderice), partecipò da giovanissimo ai Fasci siciliani dei lavoratori insieme al padre e poi aderì al PSI arrivando a divenire segretario provinciale del trapanese.

Fu esponente di spicco della componente massimalista del partito nota anche al’epoca come quella dei “comunisti unitari” che era maggioritaria tra i socialisti d’allora e guidata da Giacinto Menotti Serrati.

In occasione di quel tumultuoso congresso livornese Bonfiglio venne anche eletto, dopo l’abbandono degli scissionisti, nella Direzione del PSI. 

Poco più di un anno dopo questi eventi Sebastiano Bonfiglio, che era sindaco socialista di Monte San Giuliano che allora coinubava le attuali cittadine di Erice, Valderice, S. Vito lo Capo e Buseto Palazzolo, venne vilmente assassinato il 10 giugno 1922 dalla mafia agraria che vedeva in lui un freno ai propri interessi. 

Nel centesimo anniversario del Congresso di Livorno credo sia giusto e doveroso ricordare la figura di questo socialista siciliano che diede la vita per i suoi ideali e che rappresentava insieme a molti altri isolani come, ad esempio, Arturo Vella  un punto di vista attento per un socialismo siciliano  attivo, militante e di classe.

Grazie compagno Bonfiglio!


Fabio Cannizzaro

Istituto di Cultura Politica

per la Questione Siciliana - xQS

venerdì 1 gennaio 2021

GRAZIE, COMPAGNO NENNI!

 


Sono socialista.

Lo sono stato prima per indole ed inclinazione poi ho maturato, nel tempo, un mio personale avvicinamento al socialismo gradualista marxista e ciò è avvenuto come per ognuno di noi in situazioni, condizioni personali che sempre sono uniche e peculiari.

Tra gli uomini e le donne che ho posto nel mio personale “pantheon” socialista tra i molti e molte un ruolo di primissimo piano ha sempre avuto Pietro Nenni.

Nenni rappresenta per me un punto di riferimento sicuro.

Di fronte alle difficoltà, alle asprezze della militanza socialista, quando sopraggiungono perché sopraggiungono, momenti di scoramento mi capita talvolta di richiamare alla mente Nenni ed il suo esempio di vita.

In passato di fronte a ingenerosità, tatticismi, personalismi, piccole fregole o come quando certuni “compagni” violano le fondamentali regole di correttezza io ripenso sempre ai moniti di Pietro Nenni e senza cedere il punto tiro innanzi e proseguo condividendo con lui l’idea che “Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro” e che più che mai oggi occorra sottrarre i nostri valori, i nostri ideali ai piccoli egoismi, alle micro volontà di potenza di certuni per restituirli alla loro importante proiezione sociale e popolare.

Quando devo maturare una scelta, ragionare su una possibile decisione politica sempre mi tornano alla memoria le sue parole: “Meglio sbagliare stando dalla parte dei lavoratori che aver ragione contro di essi”.

Richiamando alla mente questo semplice ma fondamentale concetto oriento poi l’eventuale decisione.

Sinceramente credo che per me, per il mio essere socialista la figura, l’esempio e l’azione politica di Pietro Nenni siano stati un riferimento fondamentale senza cui, in concreto, non potrei oggi concepire il mio essere socialista.

Ciò non vuol dire che io abbia condiviso e condivida in modo assoluto tutte le scelte fatte nel tempo dal compagno Nenni ma del resto avrebbe poco senso, anche per la qualità dell’uomo, ridurre il suo ricordo a mera agiografia.

Oggi sono trascorsi 41 anni dalla Tua scomparsa compagno e noi socialisti tutti avvertiamo forte la tua assenza e io personalmente ora e qui volevo ringraziarTi di tutto e dirti che avevi ragione e che io non mi sento vinto perché mai mi sono dichiarato tale.

Socialismo Sempre!

 

Fabio Cannizzaro

 

venerdì 4 settembre 2020

PALERMO, 4 SETTEMBRE 1920: L 'OCCUPAZIONE DEL CANTIERE NAVALE CARTINA DI TORNASOLE DELLA MATURITA' DEI LAVORATORI PALERMITANI E SICILIANI.


 Il 4 settembre 1920, cento anni fa oggi,  gli operai del Cantiere Navale di Palermo occupavano lo stabilimento. 

L'occupazione durerà 25 giorni durante la quale si verificherà anche un misterioso attentato. In tutto questo periodo le maestranze mostreranno  però sempre una grande maturità ed un alto senso della responsabilità. 

Anima e guida durante tutto il periodo dell'occupazione fu il segretario della FIOM, Giovanni Orcel.

L'esperienza dell'occupazione è e rimane nella memoria condivisa del Movimento Operaio palermitano e siciliano, troppo a lungo sottovalutato, una pagina gloriosa quanto esemplare.

Fu quella una stagione di grandi speranze e lotte che portarono, le bandiere rosse a sventolare sullo Stabilimento di Palermo che sviluppo forme apprezzabili e reali di autogestione ed autorganizzazione.

L'occupazione fu la risultante di una articolata mobilitazione in difesa di tanti lavoratori licenziati e parimenti di contrasto alle gabbie salariali ( che oggi qualcuno ripropone,!) e contro il carovita.

L'occupazione ebbe una proiezione che coinvolse anche le altre realtà metalmeccaniche ed operaie della Città.

Del resto Orcel era e restava un socialista intransigente ed un sindacalista di valore che aveva ben compreso quanto centrale, fondamentale fosse il rapporto ed il coordinamento tra le lotte operaie e quelle contadine. 

Non a caso in Sicilia e segnatamente nel palermitano insieme al compagno e leader contadino, Nicola Alongi realizzò un collegamento tra le lotte operaie e quelle contadine e bracciantili. 

Questo sodalizio venne tragicamente interrotto solo il 29 febbraio di quello stesso 1920 quando la mafia del comprensorio corleonese uccise Alongi. 

Provato ma non piegato dell'omicidio dell'amico e compagno Orcel non solo proseguì con il suo impegno ma rivendicò giustizia per Nicola additando il mandante.

Le lotte trovavano eco anche nel quotidiano socialista Avanti! di cui Orcel era corrispondente. 

La mafia, i poteri forti d'allora ben coglievano la pericolosità politica e sociale dell'azione di Orcel tant'è che solo poche settimane dopo il 14 ottobre 1920 venne assassinato.

Ricordare oggi quella stagione che produsse l'occupazione e che il compagno G.C. Marino definì "la prima stagione creativa del proletariato siciliano" non ha per noi di xQS una funzione meramente commemorativa e storiografica ma può e deve restituire dignità e prospettiva ai lavoratori palermitani e siciliani ricordando loro quanto sindacalmente coraggiosi e politicamente maturi erano un secolo fa i lavoratori e compagni impegnati in quella stagione di lotte.

Quella stagione resta esempio e stimolo nelle contingenze di un oggi difficile e sempre più problematico socialmente, politicamente e sindacalmente.


venerdì 24 aprile 2020

VECCHI INDUGI E COMPITI NUOVI PER UN SOCIALISMO ALL’ALTEZZA DEI TEMPI…




La globalizzazione come occasione di prosperità collettiva, leitmotiv dei progressismi del Vecchio e Nuovo Continente per più di un quarto di secolo mostra oggi miseramente tutti i suoi limiti politici, economici e teorici.
Il fallimento stava già, a ben vedere, nelle premesse ovvero nel tentativo di armonizzare ciò che era e resta antitetico ovvero gli interessi del Capitalismo internazionale finanziarizzato e quelli del socialismo e delle masse popolari e dei lavoratori che questo mira a rappresentare.
L’illusione che potesse esistere una “terza via” tra questi due modi di rappresentare gli interessi di due classi così diverse, i cui interessi sono e restano, in concreto, inconciliabili si è infranta, quando le “destre” socialiste democratiche, di cui Tony Blair e Gerhard Schröeder furono per un certo periodo simboli e sintesi, hanno mostrato tutta la loro inconsistenza politica regalando di fatto l’agenda e l’iniziativa politica ai liberisti e alle destre di tutta Europa.
È stata per il socialismo una stagione buia. Frutto di questo periodo è stato ed è ancor oggi il PES, il cosiddetto partito del socialismo europeo, che ancora insiste a descrivere come “socialista” una linea di continuità e contiguità al neoliberismo che davvero minaccia di ridurre il socialismo a una ancella del liberismo.
Fortunatamente le sinistre socialiste democratiche da tempo, nei diversi Paesi, lavorano a recuperare spazi e prospettive al loro socialismo in contrapposizione a certo spurio socialismo liberista.
Certo la situazione non è eguale ed omogenea ovunque.
In alcuni Paesi come la Germania, la Francia, il Regno Unito ed il Portogallo (perché il ragionamento esula e supera la mera U.E), in modi e forme diverse, la presenza di reali forze politiche socialiste con la loro dialettiche interne e le loro forze organizzative ha permesso l’emergere di figure, nel divenire, di figure di riferimento come Emmanuel Maurel, Jeremy Corbyn o António Luís Santos da Costa.
In Italia la situazione è oggettivamente più complicata e difficile.
La fine del vecchio, vero PSI, nel 1994, ha creato un vuoto politico pneumatico a cui nessuno è riuscito a dare una risposta.
Forse l’organizzazione che più dal punto di vista organizzativo ma non politico si è avvicinata a rappresentare un reale tentativo di definire una presenza socialista è stato, ad oggi, lo SDI anch’esso però naufragato nelle perigliose acque della palude del post socialismo.
Non parliamo poi dell’attuale PSI uno degli ultimi presidi di socialismo liberista in Europa né tantomeno di altri piccoli tentativi, ad oggi, messi in campo tutti inficiati da poca democrazia e molto, troppo personalizzati.
E si perché il vero problema del socialismo in Italia è la pletora di ex colonnelli, maggiori, capitani e più spesso sergenti del vecchio PSI convinti di poter tornare a replicare, solo con qualche piccolo aggiustamento formale, quel modello di relazioni politiche e di organizzazione.
Ciò vale indistintamente per “destra”, “sinistra” e “centro” di ciò che resta di una diaspora socialista che si barcamena da 28 anni e che si assottiglia di anno in anno.
Ciò che molti di questi validi compagni e compagne non vogliono intendere è la constatazione, in sé né originale né difficile, che un ciclo politico una volta conclusosi non può tornare ripetersi se non come farsa.
Servirebbe che il socialismo, i socialisti prendessero coscienza di ciò e lavorassero a costruire una nuova forma di presenza e rappresentanza.
La forma del partito ottonovecentesco come eravamo abituati a conoscere è, oggi, di fatto improponibile e soprattutto non funzionale ai bisogni politici e sociali dei socialisti militanti e di chi questi dovrebbero rappresentare cioè le masse popolari e lavoratrici.
Il modello derivato dal vecchio PSI le sue logiche se non definibili antidemocratiche sono però certamente a-democratiche e centralizzate e non rappresentano più utilmente l’aggregazione politica democratica in una società moderna.
Serve, dunque, andare oltre.
 Taluni non comprendono questa necessità e si ostinano a ripetere pedissequamente le vecchie “formule” organizzative, dando vita serialmente, per scissione, a sempre nuove/vecchie micro organizzazioni socialiste, i cui difetti evidenti talvolta per giunta orgogliosamente perseguiti finiscono inevitabilmente per ridurre  questi movimenti-partiti, apertis verbis, in poco più che sette autoreferenziali con una spiccata propensione alla personalizzazione acritica delle loro  “leadership” composte immancabilmente da piccoli gruppi di cooptati.
Servirebbe invece, attualmente, un lavoro culturale e quindi politico di prospettiva.
Si dovrebbe, più e meglio, lavorare a creare interesse e presenza intorno al socialismo specie tra coloro che, finora, non si sono mai avvicinati ad esso. Serve coinvolgere persone nuove, nuove generazioni e formarle al pensiero critico, all’analisi sociale e alla lotta politica e sindacale.
Toccherà poi a tutti insieme creare forme organizzative, democratiche, federali e territoriali all’altezza dei tempi.
È la prospettiva a cui lavoriamo noi di xQS che rifuggiamo le facili “scorciatoie” sia neo sovraniste e centraliste sia le solite visioni neo unificatrici intese come mere sommatorie imposte di sigle e gruppi.
Serve, casomai, invece un duro lavoro di formazione ed organizzazione che sappiano fare tesoro degli errori passati guardando però al presente e al futuro dei bisogni negati ed inespressi della parte debole della società.
Questo è socialismo, solo questo restituirà al socialismo la sua funzione politica e sociale di rappresentanza delle forze popolari e del lavoro nel Paese.

Avanti, sempre!

Fabio Cannizzaro

lunedì 20 aprile 2020

RICORDANDO IL MASSACRO DI LUDLOW, LA STORIA DEL SINDACALISMO E DEL SOCIALISMO STATUNITENSE E TANTO ALTRO…



Alcune compagne e alcuni compagni, talvolta, assorbiti esclusivamente dalla nostra realtà quando pensando al socialismo statunitense compiono l’errore di pensare che questo movimento non abbia storia o radici. La realtà è ben diversa.
Abbiamo modo, oggi, di ricordare un evento accaduto 106 anni fa che appunto smonta questa falsa percezione.
Il 20 aprile 1914, in Colorado, a Ludlow  ebbe luogo un feroce massacro frutto della brutale repressione di uno sciopero di minatori da parte delle “milizie” dei proprietari delle miniere.
Furono 21 i morti  e tra questi 12 fra donne e bambini.
La mobilitazione a Ludlow e la bestiale repressione che seguì rientravano in una stagione di attivismo sindacale dalle profonde implicazioni politiche che impegnò 12.000 lavoratori statunitensi in lotta e che durò ininterrottamente dall'autunno del 1913 fino alla fine del 1914.
Fu una stagione di mobilitazioni operaie negli U.S.A. mentre attiva e vitale era nel Paese l’azione dei socialisti.
 Si pensi, per esempio, all’attivismo di Eugene V. Debs, che era uno fondatori degli Industrial Workers of the World (IWW) e più volte candidato alle Presidenziali per il Partito Socialista d'America.
Il massacro di Ludlow fu e resta uno spartiacque nella storia del movimento operaio e socialista statunitense e dimostrò nella sua drammaticità come il grande Capitale fosse intenzionato a difendere le sue prerogative economiche e di potere ad ogni costo, compreso il sangue degli operai e delle loro famiglie.
Ricordare quanto accadde più d’un secolo fa a Ludlow è utile, doveroso e noi socialisti siciliani di xQS non ci sottraiamo al ricordo anche se questi eventi appaiono lontani nello spazio e nel tempo.
Ricordare quei fermenti sociali e politici serve anche a molti per smettere di avere atteggiamenti eurocentrici che portano a giudizi sommari sul socialismo americano.
Un socialismo dalla storia densa di avvenimenti e lotte che oggi, tutt’altro che casualmente è rinato, forte dell’apporto giovanile, grazie ad alcuni leader come, in primis, Bernie Sanders o anche Alexandria Ocasio-Cortez.
Per certi versi anzi il socialismo statunitense si trova, oggi, in condizioni oggettivamente migliori rispetto al nostro, troppo orientato verso un recente passato che è oramai, piaccia o no, definitivamente alle spalle.
I socialisti statunitensi, con le loro analisi e con la loro militanza mostrano, invece, di guardare al futuro e di pensare a forme di presenza e militanza nuove mentre, ahinoi, molti socialisti qui da noi si attardano a cercare di riprodurre formule politico-organizzative tanto vetuste quanto oggettivamente inutili ed antidemocratiche.
Ed intanto il paese è e resta vittima del neoliberismo classista.

Fabio Cannizzaro